Sicurezza

Armi, non si placa il dibattito: le autorizzazioni nel mirino

Dal 2019 c’è il divieto di vendita di fucili semiautomatici: le deroghe rilasciate sono però migliaia L’Associazione delle società militari svizzere: «Controversia politica inutile» – Pure i sistemi di allerta sotto la lente
© KEYSTONE/Michael Buholzer
Luca Faranda
07.09.2026 06:49

Le armi sono di nuovo al centro del dibattito pubblico. Dopo quanto successo la scorsa settimana al rave di Aarau, la legge sulle armi è finita nel mirino. Il 43.enne giurassiano avrebbe infatti sparato oltre 40 colpi con il suo Kalashnikov AK-74, uccidendo una persona e ferendone sei. Questo tipo di arma è vietata in Svizzera. Tuttavia, è possibile ottenere dal Cantone un’autorizzazione eccezionale (ad esempio per l’acquisto di armi per il tiro a raffica oppure per l’acquisto di silenziatori).

Ampio raggio di azione

Nel caso dello sparatore di Aarau, ricordiamo, l’acquisto del Kalashnikov era stato regolarmente autorizzato nel 2005 dalle autorità del suo cantone, il Giura. Ben prima dell’entrata in vigore della nuova legge nel 2019. «I Cantoni hanno un raggio di azione molto ampio», spiega Pro Tell sul proprio sito web. L’associazione che difende gli interessi dei detentori di armi si era già espressa negli scorsi giorni, invitando alla prudenza e a non strumentalizzare la vicenda di Aarau con «un affrettato inasprimento delle leggi» già evocato da alcuni parlamentari.

Collezionismo e tiro sportivo

Ieri, la NZZ am Sonntag ha rilanciato però il dibattito soprattutto sulle autorizzazioni speciali concesse dai Cantoni. «L’eccezione come regola », titola il domenicale zurighese, secondo cui le forze di polizia cantonali «rilasciano un gran numero di permessi speciali per tali armi» in particolare per collezionismo e tiro sportivo. Chi era in possesso di queste armi semiautomatiche (come lo sparatore di Aarau) doveva soltanto registrarle o annunciarle.

La NZZ am Sonntag snocciola poi i dati di alcuni cantoni: dal 2019, nel Canton Turgovia sono state rilasciate 5.314 deroghe, a Basilea Campagna 1.865 e a Ginevra 1.265. «Estrapolando i dati, si deduce che almeno decine di migliaia di armi proibite sono state legalmente acquistate in Svizzera negli ultimi sette anni », fa sapere il domenicale, ricordando tuttavia che non esiste un registro nazionale delle armi da fuoco.

«Nessuna lacuna legislativa»

«Nel 2019 l’elettorato svizzero si è espresso a favore di una legislazione sulle armi più severa (63,7% di sì e si trattava di uno sviluppo della convenzione di Schengen, ndr), entrata in vigore lo stesso anno e che da allora ha dato prova della propria efficacia. È del tutto superfluo discutere di eventuali “lacune legislative”», ha criticato ieri in una presa di posizione l’Associazione delle società militari svizzere (ASM), secondo cui si tratta di «una controversia politica inutile».

Per l’ASM, «la normativa vigente in materia di armi prevede già strumenti chiari per impedire l’acquisto e il possesso di armi da parte di persone che rappresentano un pericolo».

Gestione delle minacce

Qualcosa, però, è andato storto con il 43.enne giurassiano. Il domenicale SonntagsZeitung, dal canto suo, mette l’accento sulla gestione delle minacce. Perché il sistema di allerta del Giura non ha funzionato? Perché il Cantone è arretrato in termini di infrastrutture, spiega il giornale. Proprio per casi come questo, infatti, esiste il sistema cantonale di gestione delle minacce: un sistema di allerta per sparatorie di massa, terrorismo, violenza domestica o stalking, progettato per fermare le potenziali minacce prima che accada qualcosa. Ciò consente di adottare misure preventive. Il problema, però, è che l’attuazione di questi sistemi di allerta differisce notevolmente tra i Cantoni. Solo una dozzina di Cantoni dispone di un sistema di gestione delle minacce pienamente sviluppato, spiega il domenicale. In Ticino, il Gran Consiglio ha approvato lo scorso aprile la nuova legge sulla polizia, che permette proprio di agire in modo preventivo.

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