La tragedia

Crans-Montana, è ancora accettabile il silenzio dei politici vallesani?

Evitano di esporsi dopo la tragedia di Crans-Montana, aspettando che sia fatta chiarezza - Ma la granconsigliera Marie-Claude Schöpfer ha infranto la «tregua» partecipando a una trasmissione sulla SRF: «Il nostro silenzio è negativo per il cantone»
©ALESSANDRO DELLA VALLE
Red. Online
19.02.2026 14:30

C’è chi si sarebbe aspettato una maggiore presenza pubblica dei rappresentanti delle istituzioni vallesane. Invece, poco o niente. Intorno alla tragedia di Crans-Montana c’è tanto rumore, ma tra i politici regna ancora il silenzio. I partiti vallesani di tutti gli schieramenti, ricorda la Tribune de Genève, nei primi giorni dopo il rogo, hanno infatti concordato una sorta di tregua, rifiutandosi di commentare pubblicamente quanto avvenuto.

Ma in un mese sono emersi elementi che stridono con la riluttanza dei politici, spingendo la granconsigliera Marie-Claude Schöpfer a infrangere questo patto del silenzio. Dopo le interrogazioni degli inquirenti e l'attività investigativa dei giornalisti, sono infatti stati sollevati dubbi su possibili rischi di imparzialità nelle indagini. In particolare, sui presunti legami tra la procuratrice generale Beatrice Pilloud - a capo dell'inchiesta - e il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud. Entrambi esponenti del PLR e membri della stessa corporazione di vini.

Ma non solo. Dai politici non sono arrivati commenti nemmeno sui mancati controlli in numerosi locali vallesani. Lacuna, questa, evidenziata durante gli interrogatori, con la testimonianza sorprendente dell’ex responsabile della sicurezza: «Tutti lo sapevano», ha commentato, aggiungendo che mancavano le risorse per effettuare le ispezioni, non solo a Crans-Montana. Nel 2025, gli addetti ai lavori sono riusciti a monitorare solo 119 strutture, mentre ne avrebbero dovute ispezionare 500, tra case di cura, scuole, bar e ristoranti.

La granconsigliera infrange il patto

Il Blick sottolinea come i politici tuttora stiano tentando di schivare i media, come avvenuto nell’ultima puntata di febbraio del programma Club, in onda sulla SRF. Prima di trovare un interlocutore, l'emittente avrebbe infatti dovuto contattare numerosi esponenti dei vari partiti. In studio, avrebbero dovuto interfacciarsi con la madre di un sedicenne morto nel bar Le Constellation, la quale, oltretutto, ha lodato il ruolo dei giornalisti nelle indagini: «Dobbiamo collaborare con i media. Se non fosse per loro, l'indagine non sarebbe così avanzata. Gli errori devono essere scoperti». Il suo commento proprio di fronte all’unica politica vallesana fattasi avanti, Marie-Claude Schöpfer, membro del partito centrista Neo.

Nella prima puntata di Club incentrata sulla tragedia di Crans-Montana, andata in onda a gennaio, il copione sarebbe stato lo stesso: i leader di partito hanno deciso di non partecipare. Pure la seconda inchiesta della SRF (quella degli scorsi giorni) ha suscitato nervosismo tra i partiti vallesani. Secondo le informazioni ottenute dal Blick, si è discusso a livello di capigruppo parlamentari. A quanto pare, si è raggiunto un consenso sul fatto che sarebbe stato meglio non partecipare alla trasmissione. Il motto in Vallese, evidenzia ancora il portale zurighese, è: «meglio tacere», finché tutti i fatti non saranno chiariti. Marie-Claude Schöpfer, però, ha voltato le spalle ai suoi colleghi e al suo capogruppo, Martin Kalbermatter, che le aveva raccomandato di non andare in TV. La donna ha spiegato che una mancanza di rappresentanza della politica vallesana nel programma «sarebbe stata molto negativa per il nostro cantone», aggiungendo che «accanto al processo legale, è necessario istituire anche un processo sociale per affrontare la tragedia».

Non è ancora chiaro cosa potrà emergere durante la prossima sessione parlamentare di marzo, la prima dopo la tragedia di Crans-Montana, ma potremmo facilmente aspettarci che i temi all'ordine del giorno siano legati all'incendio di Capodanno e alle relative indagini. Le aspettative per una risposta politica dal canton Vallese sono molto alte sia in Svizzera che all'estero, specialmente in Italia.

In questo articolo: