Sanità

Crans-Montana e la solidarietà oltre i confini, ma la Svizzera non fa (ancora) parte del Meccanismo di protezione civile dell'UE

Sono almeno 35 i feriti di Crans-Montana trasferiti all’estero per le cure - Il numero di pazienti ustionati gravi era insostenibile per la Svizzera – Tutta l’Europa si è messa a disposizione
© UFPP
Luca Faranda
05.01.2026 06:00

«Nessun Paese può gestire da solo una situazione del genere». Il presidente della Confederazione Guy Parmelin, in un’intervista sui giornali del gruppo Tamedia, ha ringraziato a nome della Svizzera «tutti i Paesi coinvolti per il loro sostegno solidale». Negli scorsi giorni, infatti, 35 pazienti sono stati trasferiti in cliniche specializzate in Francia (15 pazienti), Germania (7), Belgio (7), Italia e (6). Lo ha comunicato ieri l’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP), precisando anche che altri tre pazienti stanno lasciando la Svizzera: due verso l’Italia e uno verso la Francia. Le autorità prevedevano fino a 50 trasferimenti entro ieri. «Si trattava di una stima iniziale», ci spiega l’UFPP, aggiungendo che «tra i motivi per cui i trasferimenti non vengono effettuati vi possono essere cambiamenti nelle condizioni di salute o il mancato consenso dei familiari. È tuttavia importante sottolineare che fino ad oggi sono sempre state disponibili capacità sufficienti per i trasferimenti».

Capacità disponibili

Nell’incendio di Capodanno a Crans-Montana, oltre a una quarantina di morti accertati, si sono registrati anche 119 feriti. Sin dai primi momenti è stata garantita a tutti un’assistenza medica negli ospedali della regione, del Cantone e del resto della Svizzera. Alcuni pazienti sono stati ricoverati negli ospedali universitari di Zurigo, Losanna e Ginevra, tutti specializzati nel trattamento dei grandi ustionati. Sin dalle prime ore, vari Paesi si sono fatti avanti per fornire aiuto e alcuni pazienti sono ad esempio stati trasportati anche all’ospedale Niguarda di Milano, uno dei centri di riferimento in Europa per i grandi ustionati.

«A causa dell’elevato numero di pazienti con ustioni gravi, le capacità disponibili in Svizzera non sono tuttavia sufficienti per assicurare il miglior trattamento possibile a lungo termine». È stato pertanto chiesto aiuto anche al di fuori dei confini.

Anche cittadini svizzeri

«Sono stati trasferiti all’estero sia cittadini stranieri sia cittadini svizzeri. Per i pazienti svizzeri è stata data la priorità a strutture ospedaliere possibilmente vicine alla Svizzera. Sono state inoltre prese in considerazione anche la lingua parlata dai pazienti e gli eventuali legami familiari nel Paese di destinazione», spiega ancora l’UFPP, aggiungendo che tutti i trasferimenti sono stati concordati con i familiari dei pazienti.

Il sostegno e la solidarietà dei Paesi europei si iscrivono nell’ambito del Meccanismo di protezione civile dell’Unione europea (UCPM), che si può attivare quando le capacità di risposta di uno Stato sono sopraffatte da una situazione di emergenza. Proprio come accaduto a Crans-Montana con la gestione dei feriti. La possibilità di ricevere supporto tramite l’UCPM rimane valida per 90 giorni dalla richiesta, precisa l’UFPP.

Almeno 23 Paesi

Numerosi Stati hanno prontamente offerto aiuto alla Svizzera, spiegano le autorità federali, aggiungendo che 23 Paesi hanno messo a disposizione posti di cura, trasporto aereo di pazienti e l’invio di squadre specializzate nel trattamento di ustioni. L’Europa intera si sta mobilitando per mettere a disposizione cure mediche specialistiche. Ma cosa è il Meccanismo di protezione civile dell’UE? Istituito nel 2001 e con sede a Bruxelles, si tratta di uno strumento dell’Unione europea per coordinare la risposta alle emergenze (tra cui disastri naturali, incendi o crisi sanitarie) in cui sono coinvolti 33 Paesi: oltre ai 27 Paesi membri dell’UE, ci sono anche Islanda, Norvegia, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia e Turchia. Non c’è però la Svizzera. Almeno per ora.

Mancano le basi giuridiche

Il Parlamento, tramite una mozione del consigliere nazionale Michel Matter (PVL/GE), nel 2023 si era detto favorevole (così come il Governo) a un’adesione della Svizzera al meccanismo europeo di protezione civile. Tuttavia, lo scorso 12 novembre, il Consiglio federale ha «deciso di attendere prima di proseguire gli sforzi volti a tale partecipazione». Il motivo? Nell’UE mancano le basi giuridiche per una partecipazione della Svizzera, aveva argomentato il Governo.

La Svizzera, però, può comunque chiedere aiuto in caso di bisogno. Ed è proprio quello che è accaduto. «Tutti gli Stati possono presentare una richiesta di assistenza. In qualità di membri del meccanismo, è anche possibile offrire prestazioni. L’UE ha offerto alla Svizzera la possibilità di usufruire delle prestazioni tramite il meccanismo», ci spiegano ancora dall’UFPP. Si tratta della prima volta che la Confederazione ne richiede l’attivazione: Berna si è rivolta al cuore operativo del Meccanismo, l’European Emergency Response Coordination Center (ERCC), indica l’UFPP, sottolineando che la collaborazione con l’ERCC e con tutti i soccorritori internazionali è stata «fluida ed efficiente».

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