Crans-Montana, la scala del Constellation quella notte «era una fornace»

La notte di Capodanno, il Constellation di Crans-Montana si è trasformato in un inferno. Sono bastati pochi attimi perché alcune candele pirotecniche, attaccate alle bottiglie di champagne durante i festeggiamenti, toccassero il soffitto e i pannelli fonoassorbenti per scatenare un incendio devastante. Pesantissimo il bilancio, con 41 morti e oltre 100 feriti.
Mercoledì, su vari media, sono state diffuse alcune immagini scattate all'interno del bar dopo il rogo. Il Blick le ha analizzate attraverso l'esperto Marcus Alter, specializzato in prevenzione e protezione antincendio degli edificio in Germania, oltreché pompiere professionista per oltre 25 anni. Il punto di partenza, evidentemente, è il seminterrato, sottoposto a condizioni estreme seceondo l'esperto. «Il fumo si è propagato quasi istantaneamente e un muro di fuoco ha travolto l'intera stanza». È il fenomeno noto come flashover. Presto, anzi prestissimo la situazione è dunque precipitata: «Fumo e calore, in questi casi, sono gli elementi più pericolosi». La fisica, ha aggiunto Alter, aiuta a spiegare quanto successo. «Il calore tende a salire». Di conseguenza, «temperature estreme sono risalite come attraverso un camino».
Le scene descritte sono agghiaccianti: persone che correvano nel panico lungo l'unica scala disponibile, sperando di mettersi in salvo al piano terra, con un calore superiore ai 300 gradi alle spalle. Ma, anche una volta raggiunto il piano terra, i sopravvissuti non erano affatto fuori pericolo. «Le temperature erano estreme anche al pianterreno» ha affermato Alter. Le foto, d'altro canto, lo mostrano chiaramente. «Si vede bene che alcuni pannelli del soffitto sono ancora appesi». I sopravvissuti nel seminterrato e «coloro che sono saliti per le scale sono stati colpiti da proiezioni di plastica fusa sulla testa».
«Ciò che mi è balzato subito all'occhio è il chiavistello» ha aggiunto Alter. Una delle foto, infatti, mostra un fermo nella parte superiore di una porta: si tratta della porta di servizio del piano terra, che conduce direttamente all'esterno, citata anche dal gestore de locale, Jacques Moretti, durante il suo primo interrogatorio. «Non c'è serratura sul chiavistello. Se le persone avessero saputo di poter semplicemente aprire quel fermo, lo avrebbero fatto». Questa immagine ha «profondamente scosso» Alter. «Il chiavistello era probabilmente a portata di mano, ma era nascosto dal fumo denso. La sbarra fortemente deformata mostra il panico e la paura di chi aveva tentato, purtroppo invano e con le ultime forze, di trovare una via d'uscita». L'esperto, amaramente, ha concluso: «Anche se qualcuno avesse notato il fermo dopo i primi tentativi falliti, non avrebbe potuto aprirlo perché era ormai troppo deformato dal calore e dalla forza esercitata».
Quanto all'incendio, «nella fase iniziale si è trattato di un incendio di materie plastiche» ha chiarito l'esperto. «Più plastica brucia, più il fumo diventa opaco». Il fumo si scurisce perché la combustione incompleta rilascia grandi quantità di particelle di carbonio incombuste, la cosiddetta fuliggine. Queste particelle assorbono e diffondono la luce in modo intenso, rendendo il fumo nero e impenetrabile alla vista. «Oltre a essere opaco, questo fumo denso è estremamente tossico a causa di sostanze come l'acido cianidrico, diossine e furani». Livelli di tossicità che, al Constelllation, sono stati raggiunti in tempi brevissimi. «Dieci chilogrammi di schiuma, come quella presente nei tessuti d'arredamento o nei materassi, possono produrre tra i 20 mila e i 25 mila metri cubi di fumo in caso di incendio». Una quantità che equivale approssimativamente al volume di fumo di sei o otto case unifamiliari. La conclusione di Alter è, se possibile, ancora più allarmante: «Anche piccole quantità di schiuma possono bastare a riempire un'intera stanza di fumo mortale».