Il caso

Decessi in cardiochirurgia, Maisano parla anche in Svizzera: «La barriera linguistica e culturale ha avuto un ruolo»

Il professore italiano alla guida del reparto di cardiochirurgia a Zurigo dal 2014 al 2020 dice di accogliere con favore le indagini in Italia e si dice convinto che «faranno chiarezza» – L'ospedale milanese San Raffaele ha disposto un audit
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Ats
17.05.2026 10:05

Francesco Maisano, ex primario e cardiochirurgo della clinica di Zurigo finito sotto accusa per il suo controverso «Cardioband», respinge ogni addebito. Dopo avere trasmesso la sua presa di posizione a il Fatto Quotidiano, ha rilasciato un'intervista alla NZZ am Sonntag: «A Zurigo abbiamo tenuto le porte aperte anche per i casi più complessi. Ed è proprio grazie alle procedure innovative che siamo riusciti a limitare i rischi per questi pazienti», ha dichiarato Maisano. Era stato chiamato a Zurigo per promuovere procedure innovative come l'uso del Cardioband, una protesi di valvola cardiaca sviluppata da una società in cui lo stesso Maisano aveva una partecipazione. E ha aggiunto: «L'università riceveva una quota dei ricavi derivanti dalle mie collaborazioni con l'industria».

Un audit al San Raffaele

L'ospedale milanese San Raffaele, dove Maisano ricopre attualmente il ruolo di primario, ha disposto un audit. E il professore dice di accogliere con favore le indagini in Italia e si dice convinto che «faranno chiarezza».

Ciò che lo preoccupa è «il silenzio di decine di colleghi ed ex collaboratori», ha affermato Maisano in riferimento all'Ospedale universitario di Zurigo (USZ). Conoscono i fatti e tacciono «per non finire sotto le ruote». E ha sottolineato: «Se chi è a conoscenza dei fatti potesse parlare liberamente, ne sapremmo tutti di più, nell'interesse dei pazienti e di istituzioni come l'USZ, che continuo ad apprezzare profondamente».

Non un «innovatore senza scrupoli»

Maisano contesta la sua rappresentazione nei media come «innovatore senza scrupoli». L'altra ingiustizia è l'accusa di mancanza di trasparenza. «Tutti i nostri interventi innovativi sono stati interamente registrati su video», ha affermato Maisano. Centinaia di esperti provenienti da tutto il mondo sono venuti a Zurigo «per osservare le nostre tecniche». «Abbiamo pubblicato i risultati. C'era totale trasparenza».

«Barriera linguistica e culturale»

Interrogato sui propri errori, Maisano afferma di non essere sempre riuscito a «integrare la mia visione clinica in un contesto culturale e istituzionale diverso dal mio». La «barriera linguistica e culturale» avrebbe avuto un ruolo. Non sempre avrebbe costruito tutte le alleanze interne necessarie.

All'accusa di decine di decessi inutili durante i suoi interventi all'Ospedale universitario di Zurigo, il cardiochirurgo ribatte che la mortalità si concentra sugli interventi chirurgici convenzionali, non su procedure innovative o assistite da catetere. Questo sarebbe il punto clinicamente più rilevante che manca maggiormente nella copertura mediatica, poiché questa avrebbe creato un falso nesso tra interventi innovativi e mortalità.

Undici casi in Procura

Sono undici i casi finiti in procura. «Undici casi in cinque anni su un totale di circa 4.500 interventi», ha sottolineato Maisano. «Ci sono inoltre pazienti che arrivano in sala operatoria con una probabilità di morte fino al 50%. Uno su due non sopravvive. Anziani, con patologie multiple, con anatomia complessa, che sono già stati operati in precedenza, pazienti che molti centri rifiutano perché un intervento peggiorerebbe le statistiche». I suoi pazienti sono stati informati prima degli interventi sui rischi e sul carattere innovativo delle procedure, ha aggiunto. Durante i colloqui con i pazienti è stato affiancato da un assistente medico madrelingua.

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