Vallese

Dramma di Crans-Montana: il «peccato originale» fu commesso a Chermignon nel 2015

L'inchiesta penale, scrive Le Temps, si concentra sui lavori di ristrutturazione del Constellation – Una lettera datata 6 luglio dimostra che le autorità comunali dell'epoca difficilmente potevano ignorarne l'entità
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Red.Online
02.05.2026 10:31

Crans-Montana. E adesso? Dopo i gestori, i responsabili della sicurezza e i vertici politici dell'attuale Comune, lo sguardo del Ministero pubblico vallesano si sposterà (anche) sull'Organizzazione cantonale di soccorso, con l'obiettivo di far luce su eventuali errori o mancanze nell'ambito della risposta all'incendio scatenatosi la notte di Capodanno al Constellation, costato la vita a 41 persone. Le Temps, tuttavia, scrive che la Procura farà luce altresì sul vecchio Comune di Chermignon, confluito nel gennaio del 2017 nel nuovo comune di Crans-Montana assieme ad altre tre municipalità. 

Il calendario delle audizioni, ribadisce il quotidiano romando, è già fissato. Il prossimo 13 maggio si presenterà, in qualità di indagato, l'ex sindaco di Chermignon, Jean-Claude Savoy. Il 3 giugno toccherà al suo ex collega di Municipio responsabile delle costruzioni dal 2013 al 2016, Jérémie Rey. L'8 aprile, per contro, era già stato sentito il responsabile della sicurezza del Comune prima della fusione, il quale si era avvalso della facoltà di non rispondere chiedendo di poter consultare prima il fascicolo. Il Ministero pubblico aveva respinto la richiesta in giornata, parlando di uso abusivo del diritto al silenzio: «Concedere all'imputato l'accesso al fascicolo prima che sia stato sentito dall'autorità impedirebbe la scoperta della verità materiale». È prassi di questa inchiesta, ricorda Le Temps: gli imputati hanno potuto consultare gli atti solo dopo la prima audizione.

Il legale del responsabile della sicurezza, l'avvocato Fabien Mingard, per ora non ha preso posizione, in assenza di accesso al dossier. Savoy, dal canto suo, non ha voluto parlare «in ragione del suo statuto di indagato», mentre Le Temps non è riuscito a conttatare Rey. Tutti sono indagati per omicidio colposo, lesioni personali colpose gravi e incendio colposo. Per tutti, evidentemente, vale la presunzione di innocenza.

2015, nel seminterrato del Constellation

D'accordo, ma perché la Procura vallesana intende far luce sul vecchio Comune di Chermignon? La risposta si nasconde fra le pieghe degli atti. Le prime negligenze che potrebbero aver contribuito al rogo, infatti, risalirebbero all'estate del 2015, quando Jacques e Jessica Moretti – allora soltanto gestori del locale – avviarono lavori di ristrutturazione importanti al Constellation. Lavori, certo, non clandestini e visibili da tutti: il bar si trova in posizione centrale e l'avanzamento dei lavori era documentato via social.

Ma c'è di più, ribadisce Le Temps. Il Municipio di Chermignon era stato informato per iscritto. Il proprietario dell'immobile aveva inviato una lettera, datata 6 luglio, con foto allegate, nella quale chiedeva una riduzione della fattura dei Servizi pubblici proprio perché il locale era in piena ristrutturazione. Nelle immagini, ricostruisce Le Temps, si vedono nel seminterrato un escavatore, un cumulo di macerie e cavi pendenti dal soffitto. L'entità dei lavori era deducibile a colpo d'occhio.

Sul tavolo del Comune, in quel momento, c'era però soltanto la pratica edilizia di una veranda, costruita ex novo. Eppure, un articolo dell'Ordinanza vallesana sulle costruzioni già nel 2015 prevedeva che «ogni modifica importante apportata alle costruzioni e agli impianti» dovesse essere autorizzata. La norma riguarda anzitutto l'«aspetto esterno», ma menziona esplicitamente anche «l'apporto di nuovi materiali in occasione di lavori di ristrutturazione».

È proprio durante quei lavori che era stata installata, al soffitto del seminterrato, la schiuma fonoassorbente che il 1. gennaio prenderà fuoco. Era possibile vederla nelle immagini dell'inaugurazione del Constellation, in dicembre. Nello stesso periodo veniva anche ristretta la scala interna, rimasta comunque entro i limiti previsti dalle norme sulle vie di evacuazione ma oggetto di polemiche. Una sorta di «peccato originale» del fascicolo. Il punto di innesco di una catena che porta dritta al rogo, dieci anni e mezzo dopo, scrive sempre Le Temps.

Nessuna domanda

Questo peccato originale, se così vogliamo definirlo, ne genera e trascina un altro. La pratica per la veranda comprendeva un rapporto sulle «Misure di sicurezza e di protezione antincendio», firmato a settembre dal responsabile comunale della sicurezza e dal presidente della commissione antincendio dell'epoca, e approvato in ottobre dal preposto Ufficio cantonale. Per intenderci, è il documento che stabilisce, fra le altre cose, che «la porta esistente a ovest sarà considerata uscita di sicurezza e via di evacuazione per l'interno dell'esercizio attuale e segnalata come tale». Il concetto di sicurezza – descritto come «completo, comprensibile e plausibile» – riguardava però solo il pianoterra (ristorante e veranda). Del seminterrato, per contro, nessuna traccia. Come mai?

La porta, intesa come uscita di sicurezza, lo era solo per il pianoterra. E non lo sarà mai, di fatto, per nessuno dei due piani: né per i gestori, né per il responsabile della sicurezza nei controlli successivi. Perché, si chiede Le Temps? E perché i lavori in seminterrato, già ben avviati e noti al Comune, non erano stati sottoposti a una domanda di autorizzazione? Qui, chiarisce il quotidiano, si entra nel terreno dell'interpretazione: i lavori interni non sono sempre soggetti a permesso. La questione, in sostanza, è se questi rientrassero nei lavori «importanti» ai sensi della legge vallesana.

Pochi mesi dopo, un altro tassello. A fine 2015, Jacques Moretti chiese l'estensione dell'orario di apertura fino alle due del mattino. Il vicinato si oppose. In risposta a una delle opposizioni, il 5 aprile 2016 il Comune – per mano del suo sindaco – comunicava di aver accolto la richiesta perché, fra le altre ragioni, «importanti lavori di insonorizzazione sono stati realizzati in questo esercizio durante la sua ristrutturazione». Il Comune, dunque, sapeva dell'esistenza della schiuma? Il riferimento all'insonorizzazione lo lascerebbe intendere, anche se il materiale non era stato citato esplicitamente.

L'importanza dei lavori

Sentito sulla lettera del 6 luglio 2015, l'attuale sindaco di Crans-Montana Nicolas Féraud ha risposto così: «Nel mio Comune e con i miei responsabili, questi lavori sarebbero stati notificati». Poi una sfumatura: «Dipende ovviamente dal capo servizio e dal consigliere in carica». E ancora: «Visto che i cambiamenti avvenivano solo all'interno, logicamente non c'era bisogno di una domanda. Vista, però, l'importanza dei lavori effettuati, sarebbe stato preferibile chiederla».

A suo dire, l'assenza di procedura per il seminterrato attenuerebbe la responsabilità del funzionario comunale che negli anni successivi aveva effettuato le visite periodiche. «Il nostro responsabile della sicurezza, quando ha visto la schiuma durante i controlli periodici, ha pensato che l'analisi della materialità fosse già stata fatta dal responsabile della sicurezza dell'ex Comune». Cioè all'epoca dei lavori.

Sulla base della domanda depositata il 1. luglio, l'autorizzazione di esercizio venne rilasciata a Jacques Moretti il 26 agosto 2015, per un'attività prevista a partire dal 1. novembre. Il permesso di costruire per la veranda era invece stato accordato al proprietario dell'immobile il 15 settembre dal Consiglio municipale. Il documento precisa che i piani dell'intero esercizio dovevano essere trasmessi al preposto Ufficio cantonale prima dell'avvio dei lavori.

Per chi è coinvolto in queste prime, possibili mancanze, si pone la questione della prescrizione, che interviene dopo dieci anni in Svizzera: le infrazioni evocate nel dossier sono punibili al massimo con tre anni di reclusione.

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