Grandine e temporali eccezionali: «Un evento simile si verifica solo ogni 30-50 anni»

Quello verificatosi venerdì mattina in diverse regioni della Svizzera è stato un evento meteorologico eccezionale. Una cella temporalesca accompagnata da grandine ha attraversato l’Altopiano, spostandosi dal lago di Bienne fino al lago di Costanza. In alcune località sono stati osservati chicchi con un diametro fino a sei centimetri, grandi quindi quanto una pallina da tennis.
«In uno specifico luogo, statisticamente, un evento di grandine simile si verifica solo ogni 30-50 anni», ha spiegato a SRF Meteo il meteorologo Simon Eschle. A rendere particolare la situazione non è stata soltanto la dimensione dei chicchi, ma anche la durata della cella temporalesca, rimasta attiva per un periodo insolitamente lungo.
Come si formano chicchi così grandi
Per la formazione di grandine di queste dimensioni è necessaria una cella temporalesca molto intensa. All’interno della nube si sviluppano forti correnti ascensionali, che mantengono i chicchi sospesi a lungo. In questo modo il ghiaccio può continuare a crescere prima di precipitare al suolo. La situazione di venerdì presentava tutte le condizioni favorevoli: molta umidità, un’atmosfera instabile e un elemento in grado di innescare i temporali. A fare da impulso è stato il passaggio di un fronte freddo.
Raffiche fino a 142 chilometri orari
Oltre alla grandine, la perturbazione ha provocato forti raffiche di vento. A Sciaffusa è stata misurata una raffica di 142 chilometri orari, classificata come raffica da uragano. In Argovia, la forza del vento ha addirittura abbattuto alcuni tralicci dell’alta tensione. Secondo Eschle, durante un temporale l’aria fredda tende a scendere rapidamente. Quando la pioggia evapora all’interno di questa massa d’aria, la temperatura diminuisce ulteriormente. L’aria fredda, più pesante, accelera la propria discesa verso il suolo e può generare i cosiddetti «downburst», raffiche discendenti molto intense e localizzate.
Un fenomeno destinato a ripetersi?
Gli eventi meteorologici estremi, lo sappiamo, potrebbero diventare più frequenti e intensi in futuro. «In linea di principio, con il cambiamento climatico aumentano gli estremi meteorologici», ha spiegato il meteorologo. Già oggi si osservano precipitazioni intense più frequenti e più forti, una tendenza destinata a proseguire. Il riscaldamento globale potrebbe inoltre favorire la formazione di chicchi di grandine più grandi. La combinazione tra maggiore umidità e atmosfere più instabili può infatti fornire più energia alle celle temporalesche.
