«Ho visto le fiamme e sono intervenuto, decine di ragazzi chiedevano aiuto»

«Volevo che i miei figli andassero a divertirsi al Constellation, per fortuna non mi hanno ascoltata». «Ho pensato, fra me e me: morirò davvero così?». Sono molte le testimonianze raccolte dai giornalisti nelle ultime ore a Crans-Montana. Una arriva direttamente dal letto dell'ospedale di Sion: Paolo Campolo, ricoverato con un'intossicazione, è stato intervistato da Laura Pace, del Messaggero. Sul web le sue parole sono state condivise da molti e, per tutti, è «un eroe».
Paolo Campolo è un analista finanziario e vive a Crans-Montana dal 2023, insieme alla compagna e alla figlia di 17 anni, che frequenta il liceo a Ginevra. «Paolina era tornata» per festeggiare Capodanno e «prima di uscire era passata da casa per salutarci, brindare insieme, aprire il panettone. Per colpa nostra ha fatto tardi: in quel locale sarebbe dovuta arrivare già a mezzanotte. Poi è uscita per raggiungere il fidanzato, per ballare e festeggiare. Lui era già dentro con alcuni amici, la stava aspettando dietro la porta». L'uomo vive a 50 metri dal Constellation. All'1.20 ha ricevuto la chiamata della figlia: “Papà c’è stata una strage, c’è fuoco, e ci sono tanti feriti”». Non ci ha pensato due volte ed è uscito di casa. «Mi sono precipitato subito in strada. C’era tanto fumo nero, denso, che usciva ovunque. La combustione è stata rapidissima, violenta, durata pochi minuti. Poi si è fermata. Ma dentro non c’era più ossigeno. Ed è quello che ha provocato la strage».
L'uomo ha trovato la figlia fuori dal locale. Il fidanzato della 17.enne è riuscito a uscire davanti ai loro occhi. «Si è salvato per pochi secondi, ma ora è ricoverato a Basilea con gravi ustioni». A quel punto, Campolo si è attivato per aiutare, prima dell'arrivo dei soccorsi. «Ho cercato una via d’uscita alternativa. Ho trovato una porta. Non so se fosse l’uscita di emergenza o di servizio. Si apriva verso l’esterno, ma era bloccata o chiusa all’interno. Ma dietro, attraverso il vetro, vedevo piedi e mani. Corpi a terra. La struttura non aveva ceduto, ma dentro era una trappola». Insieme a un'altra persona, sono riusciti a sfondare la porta. «Le dico solo che ci sono caduti addosso diversi corpi. Di ragazzi vivi ma ustionati. Alcuni coscienti, altri no. Chiedevano aiuto in varie lingue, anche in italiano. Ho estratto a mani nude i ragazzi. Uno dopo l’altro. Erano vivi, ma feriti, alcuni gravemente, e intossicati. Con quell’altro uomo improvvisato soccorritore li trascinavamo fuori e li lasciavamo a terra, nel punto di raccolta davanti al locale. Continuavano a urlare. Io pensavo solo una cosa: potrebbero essere i miei figli».
Paolo Campolo racconta che «i bar vicini si sono reinventati come hub sanitari, hanno accolto le persone ferite fin dentro la cucina. In mezzo all’orrore – conclude –, quella umanità non la dimenticherò mai».
