Jacques e Jessica Moretti: lui è in prigione, lei a piede libero

I proprietari del Constellation, accusati di omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo, hanno trascorso la giornata di ieri negli uffici del Ministero pubblico a Sion. Jacques Moretti era stato interrogato martedì. Per la prima volta in qualità di imputata, Jessica Moretti ha dovuto fornire la sua versione dei fatti su come si è svolta quella tragica notte. L’interrogatorio, avvenuto alla presenza di una trentina di avvocati delle vittime svizzere e straniere, è durato più di dieci ore, fino alle 19.15.
Mentre Jessica Moretti rimane libera ma sottoposta a misure sostitutive, suo marito è stato posto in detenzione preventiva il 9 gennaio. Jacques Moretti spera di poter beneficiare dello stesso status, dietro versamento di una cauzione di 200.000 franchi. Una decisione che spetta al Tribunale delle misure coercitive del Canton Vallese che, tuttavia, non ha ancora deliberato in merito. Aspetti che stanno facendo discutere – e molto – sui media di tutte le nazioni coinvolte nella tragedia di Capodanno. Il fascicolo penale, a cui la cellula investigativa di RTS ha avuto accesso, consente di spiegare meglio la situazione (grazie alle lettere inviate dal Ministero pubblico al Tribunale delle misure coercitive).
Il rischio di fuga
Il rischio di fuga è «concreto» per Jacques Moretti. Il 10 gennaio, dopo averlo interrogato, il Ministero pubblico ha scritto: «Dalle dichiarazioni odierne emerge che l'imputato ha l'abitudine di cambiare regolarmente residenza, a seconda delle vicissitudini della sua vita, adattandosi facilmente al nuovo ambiente. Secondo le dichiarazioni odierne, a parte quelli professionali, l'imputato non ha effettivamente stretto alcun rapporto personale con nessuno nel Vallese. Non ha tempo per attività ricreative, quindi, a parte la sua attività professionale e i beni immobiliari fortemente ipotecati, non ha legami con la Svizzera».
«Nessun futuro nel Cantone»
Nella stessa lettera, rivela RTS, le procuratrici aggiungono che «l'imputato presenta un rischio concreto di fuggire dalla Svizzera per sottrarsi al procedimento e alla pena prevista, poiché, ad oggi, non sembra avere un futuro nel canton Vallese». A loro avviso, la detenzione (preventiva) per un periodo di tre mesi «è pienamente conforme al principio di proporzionalità».
«Lei ha hobby e rapporti» che la legano al territorio
Nel caso della moglie, il Ministero pubblico hanno adottato un approccio leggermente diverso. Viene evocato il rischio di fuga, ma non lo viene definito «concreto». Nella lettera, sempre del 10 gennaio, è stato scritto: «A differenza di Jacques Moretti, Jessica Moretti sembra aver stretto amicizie in Svizzera, dove coltiva attività e hobby, tra cui la danza. Ha legami in Svizzera, dove vive dal 2015. La scolarizzazione di suo figlio (di quattro anni e mezzo, ndr.) le ha anche permesso di ampliare la sua cerchia di amicizie, incontrando altre madri». Per le procuratrici non è quindi necessario, nel suo caso, richiedere la custodia cautelare in carcere per attenuare il rischio di fuga. È «sufficiente» stabilire alcune regole (misure sostitutive, ndr.), come l'obbligo di presentarsi quotidianamente in un posto di polizia.
La cauzione
Come detto, il Tribunale delle misure coercitive, su richiesta del Ministero pubblico, ha disposto la custodia cautelare in carcere per Jacques Moretti, per un periodo (iniziale) di tre mesi. Deve ancora esprimersi sulla possibilità che esca di prigione, pagando una cauzione di 200.000 franchi (somma che un amico dell'imputato, il quale desidera restare anonimo, potrebbe anticipare).
Per quanto riguarda Jessica Moretti (madre di due bambini), che è libera ma sottoposta a misure di controllo, il procuratore generale aggiunto Catherine Seppey aveva proposto al Tribunale «di ordinare misure alternative alla carcerazione preventiva». Nel concreto: il sequestro dei documenti d’identità, l’obbligo di presentarsi alla stazione di polizia ogni 3 giorni, l’obbligo di indossare un braccialetto elettronico e il pagamento di una cauzione di 200.000 franchi. Il tribunale, nella sua decisione del 12 gennaio, ha stabilito per la donna l’obbligo di consegnare i documenti di identità e di soggiorno e quello di presentarsi quotidianamente in un posto di polizia. Sulla cauzione – anche nel suo caso di 200.000 franchi – deve ancora esprimersi.
