La tragedia

Jessica Moretti: «Non ho aiutato nessuno perché non pensavo fosse così grave»

La gerente del bar Le Constellation di Crans-Montana si sarebbe contraddetta durante gli interrogatori: prima racconta di esser fuggita davanti a una «scena apocalittica», poi riferisce di una situazione «non così grave» - E aggiunge: «Pensavo che i clienti mi seguissero fuori dal locale»
©CYRIL ZINGARO
Red. Online
24.02.2026 13:30

Dopo la testimonianza di David Vocat, il comandante dei pompieri di Crans-Montana, sono stati resi noti nuovi passaggi dell’interrogatorio a Jessica Moretti, acoltata dagli inquirenti di Sion l’11 e il 12 febbraio insieme al marito Jacques. La coppia di gestori del bar Le Constellation, distrutto dalle fiamme la notte di Capodanno, è stata sottoposta a decine di domande, per diverse ore, anche da parte dei circa 80 avvocati che rappresentano le vittime dell'incendio, svizzere e straniere, e i loro familiari.

L’emittente francese RTL, evidenzia come Jessica Moretti, si sia dovuta confrontare personalmente con alcuni parenti delle vittime del rogo: «Esprimo le mie più sentite condoglianze, mi dispiace tanto, nessun genitore dovrebbe affrontare una cosa del genere», ha detto la donna, parlando di una «catastrofe». E ancora: «Quello che queste madri stanno attraversando è indescrivibile. Anch'io sono una madre. Non ci tireremo mai indietro», ha poi dichiarato la gerente del locale, dicendosi disposta a collaborare. Durante gli interrogatori, gli avvocati hanno sollevato dubbi sulle azioni di Jessica Moretti una volta scoppiato l’incendio. La donna è infatti fuggita immediatamente dal locale, senza tentare in alcun modo di domare le fiamme: «Volevo chiamare i pompieri. Nella mia mente, era la cosa che avrebbe potuto salvare più persone. Avevo intenzione di "tornare indietro" una volta che tutti fossero stati evacuati» ha raccontato agli inquirenti. Tra le domande poste, pure una relativa al mancato utilizzo di un estintore. La donna risponde: «Quando vedo le fiamme, vado nel panico. Per me, la priorità era dare l'allarme. Era una scena apocalittica. Non ho fatto nulla. Siamo rimasti sul posto per gestire il caos».

Quando le è stato chiesto se avesse cercato di salvare qualcuno dall’incendio prima di fuggire, evidenzia ancora RTL, Jessica ha commentato: «No, non l'ho fatto perché pensavo che tutti mi stessero seguendo, non pensavo fosse così grave, pensavo che sarei uscita e poi saremmo potuti tornare giù e spegnere l'incendio». In questo passaggio, emerge una evidente contraddizione: prima si parla di «scena apocalittica», poi di qualcosa di «non così grave», gestibile una volta evacuato  il locale.

La donna ha pure giustificato agli inquirenti la presenza di minorenni nel locale: «Non siamo infallibili. Le persone presenti hanno forse approfittato dell'assenza dell’addetto alla sicurezza per entrare quando è scoppiato l'incendio?» si chiede, aggiungendo: «Ma posso dirvi che ho controllato i loro documenti d'identità». Una versione dei fatti che stride proprio con quanto affermato da uno dei due buttafuori, sopravvissuto alla strage contrariamente al suo collega. L'uomo sostiene che i Moretti avevano dato l’ordine di fare entrare anche i minorenni disposti a spendere soldi nel loro bar.

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