Nuove accuse ai Moretti: «Avevamo l'ordine di fare entrare anche i minorenni disposti a spendere»

È stata Jessica Moretti a ordinare ai dipendenti del bar Le Constellation di tenere chiuse le porte, lasciando aperto solo l’ingresso principale, in modo da evitare che i clienti entrassero o uscissero senza pagare. Lo ha riferito ieri alla polizia vallesana uno dei due buttafuori presenti la notte di Capodanno, rimasto ferito nel rogo che ha causato 41 morti. La nuova rivelazione, di fatto, smentisce quanto affermato dai coniugi Moretti agli inquirenti. I due hanno infatti sostenuto di aver chiesto al personale di lasciare le porte sempre aperte (Jessica nel suo interrogatorio ha affermato: «Non passa giorno senza che mi chieda perché la porta fosse chiusa quella sera»). Quindi non solo l’ingresso principale che dava sulla terrazza, ma pure la porta di servizio sulle scale ristrutturate e ristrette, nonché l’uscita di emergenza nel piano interrato.
Romain Jordan, che rappresenta numerose famiglie di vittime, ha definito questa udienza «cruciale». Interpellato dalla RTS, ha detto che la testimonianza «è assolutamente sorprendente e contrasta in modo significativo e diretto con quanto emerso dalle dichiarazioni degli imputati su quale porta fosse aperta. Qui abbiamo la conferma che la sicurezza era tutt'altro che una priorità».
Ma c’è di più. Il Corriere della Sera riporta ulteriori accuse, relative all'ingresso di minorenni nel locale, che pesano come un macigno sulla posizione dei gestori del bar distrutto dalle fiamme. Mentre proprio ieri la Procura vallesana ha fatto sapere che per Jessica è stata pagata la cauzione da 200 mila franchi stabilita lo scorso 12 gennaio dal Tribunale per le misure coercitive vallesano. Il Ministero pubblico vallesano ha pure comunicato di aver trasmesso al Tribunale cantonale la richiesta di ricusazione presentata da un avvocato delle famiglie delle vittime nei confronti delle procuratrici che gestiscono l'inchiesta.
Tornando alle accuse, quella notte gli addetti alla sicurezza (erano in due, il 31enne Stefan è morto nel tentativo di salvare i clienti rimasti intrappolati nel bar) dovevano pure controllare i documenti dei giovani all’ingresso. La regola, ha affermato il buttafuori (o meglio il «buttadentro»), era di rifiutare gli under 16 ma «se c’erano tavoli che spendevano avevo indicazione di far entrare». L’uomo, racconta poi i concitati momenti di panico durante l’incendio, spiegando che abbandonò la sua postazione e corse verso il piano interrato da cui arrivavano le fiamme. Citato dai media italiani, il buttafuori afferma: «Mentre io scendevo ho visto la signora Moretti che faceva le stesse mie scale, ma per uscire». La donna, durante il suo interrogatorio, ha raccontato di essere uscita immediatamente per chiamare i pompieri, affermando di non aver cercato di domare in qualche modo le fiamme perché «non si può affrontare un incendio».
Il racconto di quanto avvenuto è drammatico: «Sarà passato un minuto fra quando sono entrato a quando sono uscito. Per uscire da là sotto in pratica ho dovuto arrampicarmi sulle scale. Dico arrampicarmi perché c’era gente morta, alcuni erano svenuti, ho visto altri morire lì. Mentre cercavo di salvarmi ho sentito il fuoco passarmi addosso». E ancora, l’addetto alla sicurezza aggiunge di aver visto nel piano interrato «dei ragazzi che cercavano di sfondare la porta di emergenza con delle sedie».
L’uomo era già stato al bar Le Constellation come cliente, ma era la prima volta che prestava servizio lì. Per lui non c’era alcun contratto firmato (stando al suo racconto, avrebbe dovuto firmarlo a fine serata) e nessun pagamento (sempre a fine turno di lavoro, avrebbe dovuto ricevere un compenso in contanti). Il suo collega Stefan, invece, aveva già lavorato nel locale e per lui c’era un regolare contratto («per me era come un fratello, venivamo dallo stesso villaggio in Serbia», ha dichiarato il testimone).
Il buttafuori ha riportato ustioni su mani, testa e viso, ha passato diverse settimane ricoverato in ospedale e ha ricevuto cure quotidiane pagate attraverso una raccolta fondi avviata dalla sua famiglia. Nelle scorse ore il Tg3 ha pubblicato un video inedito della serata, nel quale si vede l’arrivo delle bottiglie di champagne con le candele pirotecniche. Secondo alcune fonti citate da Repubblica, nuove immagini delle telecamere del Constellation sarebbero state recuperate dagli inquirenti e potrebbero fornire nuovi importanti informazioni sull’incendio. Quest’oggi a Berna i magistrati della procura di Roma (il procuratore capo Francesco Lo Voi, l’aggiunto Giovanni Conzo e il pm Stefano Opilio) incontreranno gli omologhi vallesani in presenza dei funzionari dell’Ufficio federale di giustizia, in vista di una possibile squadra investigativa congiunta italo-svizzera.
