Televisione

«Omertà elvetica, sono orgoglioso di non essere svizzero»: l'attacco a Paolo Bernasconi su Rete4

L'ex magistrato ticinese, ospite di «Quarta Repubblica» per parlare della tragedia di Crans-Montana, è stato protagonista di un acceso scambio di battute con il direttore del Giornale Tommaso Cerno
© Mediaset/Rete4
Red. Online
13.01.2026 09:01

Ospite di Quarta Repubblica, su Rete4, l'ex magistrato ticinese Paolo Bernasconi è tornato a parlare della tragedia di Crans-Montana, dopo aver espresso i suoi dubbi sul mancato arresto, inizialmente, dei coniugi Moretti sul Corriere della Sera e dopo aver affermato, al Corriere del Ticino, che la Confederazione dovrebbe istituire un fondo da 50 milioni di franchi a favore delle vittime del Constellation. Moderata da Nicola Porro, la trasmissione si è presto trasformata in un atto d'accusa nei confronti della giustizia svizzera. Bernasconi, suo malgrado, si è visto costretto a rispondere all'attacco, frontale, di Tommaso Cerno, già senatore della Repubblica e, dallo scorso 1. dicembre, direttore del quotidiano Il Giornale. 

Cerno, nello specifico, ha replicato alle parole di Bernasconi legate al ruolo dei media. Riassumendo al massimo, l'ex procuratore pubblico aveva chiarito che, in Svizzera, siamo abituati a sentir parlare la Magistratura e a non assecondare, di fronte a una tragedia, le tesi dei media. «Sono rabbrividito dalle sue parole e sono orgoglioso di non essere svizzero» ha tuonato l'ex senatore. «Sono orgoglioso di non essere svizzero se questa è l'idea che la Svizzera ha del ruolo dei giornali». Quindi, rivolgendosi direttamente a Bernasconi: «Si ricordi che i giornali hanno reso possibili tante verità, Garlasco è l'ultima, che venivano nascoste da Magistratura e da processi fatti con questo sorrisetto». Di più, nonostante l'invito alla moderazione da parte di Porro, Cerno ha aggiunto di essere onorato che Bernasconi «non sia italiano». E ancora: «E lo dico di fronte all'Italia perché è un insulto a quei morti, questo modo di interpretare l'orrore che abbiamo visto».

Cerno, durante la trasmissione, si è concentrato sul ruolo della giustizia svizzera: «In Svizzera è successa una carneficina». O, meglio, «una serie di eventi omissivi che nascono all'interno di un locale dove il fuoco è certamente la causa della morte e delle intossicazioni, ma è l'uomo quello che ha reso possibile questo orrore che ha fermato l'Italia». La tragedia, ha detto il direttore, «mostra la Svizzera al mondo ancora alla ricerca del filo da cui partire».

In precedenza, come detto, Bernasconi aveva sostenuto il lavoro delle autorità elvetiche: «Ho ascoltato con deferenza la musica che avete ritenuto di presentare all'inizio di questa trasmissione. È una musica che intende portare chiarezza, portare calma, portare un secondo di sollievo alle famiglie delle vittime. Contrariamente a questa musica, i due giornalisti che avete intervistato presentano la loro personale opinione. Grazie al lavoro di tanti magistrati in Italia, in Svizzera, in Francia, si è creato un sistema che non è quello che viene proposto dai due giornalisti. Si è creato un sistema in cui anche alle vittime dei reati più gravi e anche agli imputati dei reati più gravi, si chiede risposta alla giustizia, si chiede risposta a un sistema organizzato e non si chiede risposta, invece, alle interpretazioni di persone che passano».

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