Sébastien Fanti: «Avete scelto di illustrare la tragedia di Crans-Montana con un disegno infantile, non sono più Charlie»

«No». Sébastien Fanti, avvocato che rappresenta diverse famiglie delle vittime della tragedia di Crans-Montana, non ha minimamente gradito la vignetta di Charlie Hebdo «dedicata» al dramma del Constellation. «Ci sono eventi che dovrebbero mobilitare anche i neuroni di coloro che pretendono di lottare quotidianamente per difendere il diritto di ridere di tutto e di tutti» ha scritto Fanti in un lungo post pubblicato su LinkedIn.
La vignetta, a firma Salch, ha scatenato una polemica a cavallo del confine fra Svizzera e Francia. Riaprendo, fra l'altro, il dibattito sui limiti della satira. «Gli ustionati vanno a sciare» ha scritto il giornale satirico a corredo della citata vignetta. Il riferimento, evidentemente, è ai tragici fatti di Crans-Montana e all'incendio del Constellation, che ha provocato 40 morti e 116 feriti, mentre la frase è mutuata dal titolo di un film francese di fine anni Settanta: Les bronzés font du ski. Nella vignetta figurano due sciatori, gravemente feriti, che scendono lungo una pista di Crans-Montana. A completare il tutto un'altra scritta, in maiuscolo: «La commedia dell’anno».
«Avreste potuto scegliere di ridere di coloro che, con la loro stupidità, come direbbe Coluche, hanno contribuito a far bruciare vivi dei ragazzi» ha ribadito l'avvocato. «Bruciare vivi». E invece, ha aggiunto, «avete scelto di illustrare questa tragedia, che ha sconvolto il mondo, con un disegno infantile». Certo, ha proseguito Fanti, «è una vostra scelta, è la vostra libertà di espressione». Al contempo, «il mio diritto è dirvi quello che penso».
In realtà, ha detto l'avvocato, «non solo siete privi di senso dell'umorismo, ma soprattutto di cuore». E ancora: «Mentre i ragazzi lottano ogni giorno con le ultime forze per sopravvivere, voi li prendete in giro. La loro lotta e quella delle loro famiglie vi lasciano indifferenti. Va bene».
Ma, ha detto Fanti, «vi prego di accettare che la vostra lotta susciti ormai la mia indifferenza». Tradotto. «Non sarò mai più Charlie, perché la vostra disumanità vi ha squalificato ai miei occhi. Ridete di tutto e di tutti. Perseverate. Prosperate nella vostra ricerca fanatica della risata in tutte le sue forme, anche quelle più abominevoli. Ma senza di me. Spero che tra i vostri lettori non ci siano persone che, come me, hanno ancora rispetto per la vita umana dei bambini martiri, chiunque essi siano». Quindi, la stoccata finale: «Non vi sto chiedendo di rimuovere questo disegno». Libertà di espressione, già.
