Starlink in aereo, quando la cabina diventa un call center

Nuova era o, parafrasando il Wall Street Journal, nuovi fastidi? Starlink, il servizio che consente l'accesso a Internet in banda larga via satellite, sta riscrivendo i viaggi in aereo. Soprattutto, sta (ri)portando rumore in cabine altrimenti silenziose. C'è chi, infatti, si collega per una videochiamata con un famigliare e chi, ancora, si aggancia a riunioni di lavoro via Teams o Zoom. Una possibilità enorme, rispetto al passato. Ma anche un problema, appunto.
Negli Stati Uniti, la Commissione federale per le comunicazioni vieta espressamente le telefonate via cellulare a bordo. Il divieto, si badi, è antecedente l'arrivo di Starlink e, di fatto, non può essere applicato alle chiamate via Wi-Fi. United, fra le principali compagnie del Paese, non a caso è intervenuta specificando che il no va esteso anche alle cosiddette call, sia video sia audio. Pena, la possibile esclusione dei passeggeri dai voli targati United.
«Come fosse a casa sua»
«Viaggio molto, e avere una connessione abbastanza veloce da poter lavorare è fantastico», ha spiegato al Wall Street Journal un viaggiatore abituale, alla testa di un'azienda di cybersicurezza. «Semplicemente, però, non credo che il resto della cabina debba partecipare alla tua riunione su Teams». Peter Zaballos, dirigente di Authentic, dal canto suo trova insopportabile la cacofonia in cabina «creata» da Starlink, fra chi guarda serie tv o consulta i social senza cuffie sul proprio dispositivo e chi risponde, senza porsi problemi, a telefonate ad alta quota. Proprio Zaballos ha citato l'esempio di un passeggero che, durante un volo, ha chiacchierato ad alta voce via smartphone con un amico per diversi minuti. «Come se fosse a casa sua».
Il cambiamento, dicevamo, è netto. Per anni, l'aereo è stato un rifugio dal concetto di «sempre connesso». Un'isola felice e lontana dal controllo, spasmodico, di messaggi o e-mail. Quei tempi, però, sono finiti. Starlink, grazie a migliaia di satelliti in orbita bassa, si sta imponendo come fornitore di riferimento per le compagnie aeree. E lo stesso promette il servizio concorrente di Amazon.
La proposta bipartisan
Arrivati fin qui, sorge spontanea una domanda: ma le regole? Detto della Commissione federale per le comunicazioni, negli Stati Uniti un gruppo bipartisan di parlamentari ha presentato il Quiet Skies Act, chiedendo al Dipartimento dei Trasporti di adottare un divieto di qualsiasi chiamata vocale a bordo. Fra i sostenitori più accaniti e convinti, paradossalmente ma nemmeno troppo, c'è la lobby dei viaggiatori d'affari, la Global Business Travel Association, secondo cui la cabina deve rimanere un luogo in cui «lavorare, riposare e pensare» e non diventare, citiamo, «una cabina telefonica collettiva per decine di conversazioni private simultanee a 35.000 piedi».
Uscendo dall'America, altre compagnie pesanti – come British Airways, Emirates e Qatar – consentono di usare Starlink anche per le chiamate. A patto che i passeggeri indossino le cuffie e tengano la voce bassa. Qatar, fra le altre, ha assicurato che i clienti si comportano in maniera rispettosa. Un cliente abituale di Qatar, intervistato sempre dal Wall Street Journal, ha però riferito di un passeggero sulla tratta Città del Capo-Doha che, per circa due ore, è stato protagonista di una chiamata di lavoro mentre gran parte della cabina cercava di dormire: «In un aereo, dove c'è parecchio silenzio, è facilissimo che tutti sentano cosa sta succedendo».
Swiss fra galateo e possibilità
Altra domanda: e Swiss? Dal 28 settembre scorso, anche la compagnia di bandiera elvetica ha iniziato a offrire il servizio a bordo. Il primo aereo equipaggiato con la nuova tecnologia è l'Airbus A320neo HB-JDM denominato Iseltwald, che ha inaugurato il Wi-Fi superveloce sul volo LX1852 da Zurigo-Kloten a Salonicco, in Grecia. La connessione è gratuita per tutte le classi, a patto di accedere con un Travel ID o con il numero della tessera Miles & More. Dopo Iseltwald, sarà il turno di altri tre aerei della famiglia A320. Per l'intera flotta, invece, bisognerà aspettare la fine del 2029. A bordo, almeno secondo quanto sin qui comunicato dal vettore, chiamate vocali e videochiamate non saranno consentite. Per video e contenuti audio andranno usate le cuffie.
Di mezzo, evidentemente, c'è una questione di etichetta. Anni fa, Gabriele Balbi, professore ordinario di media studies all'Università della Svizzera italiana (USI), nel commentare l'apertura dell'Unione Europea all'utilizzo della tecnologia 5G a bordo degli aerei aveva spiegato: «Tra le chiacchiere altrui e i suoni delle notifiche», il volo «potrebbe trasformarsi in un'esperienza sonoramente diversa. E questo potrebbe incidere sul viaggio stesso». Ma anche, attenzione, aprire nuove strade: «Magari, sull'esempio dei vagoni silenziosi, in futuro potrebbe essere lanciato un nuovo mercato, come quello delle cabine no phone».
L'industria, rispetto alle parole di Balbi, nel frattempo si è già mossa. Boeing, durante una fiera dedicata agli interni degli aeroplani, quest'anno ha presentato una sorta di cabina telefonica ad alta quota: «Offre un luogo dove parlare con un certo livello di privacy e di separazione acustica dal resto della cabina» ha spiegato al riguardo Tom Eaton, responsabile del design industriale di Boeing EnCore Interiors, ripreso dal Wall Street Journal.
L'epoca degli Airfone
Telefonare a bordo, d'altro canto, non è una novità assoluta. Un tempo, e a prezzi certo non popolari, alcuni schienali offrivano apparecchi per chiamare i propri cari o l'ufficio ad alta quota. Banalmente, si strisciava la carta di credito, si digitava il numero e si parlava con chiunque a terra. «La maggior parte delle persone non dà fastidio quando telefona in volo» ha scritto il blogger di aviazione Gary Leff. Molti, come in treno, vogliono soltanto dare la buona notte ai propri cari o avvisare che arriveranno in ritardo. «Non dovremmo fare regole per tutti basandoci sui maleducati. Dovremmo occuparci dei maleducati».
Responsabilità individuale e buonsenso, ancora, tornano d'attualità. Il Wall Street Journal, concludendo, ha citato l'esempio di un passeggero di ritorno negli Stati Uniti, su un volo Qatar, per il Ringraziamento nel 2024. Gli si erano strappati i jeans, per cui si è spostato vicino alla cambusa per non disturbare e ha telefonato alla madre affinché gliene procurasse un paio di ricambio. Diverso, però, il discorso in caso di telefonate di lavoro: in quel caso, lo stesso passeggero ha detto di limitarsi a messaggiare o scrivere e-mail. Anche perché, ha aggiunto, «siamo tutti chiusi in questo tubo, diretti da qualche parte, e non c'è via d'uscita». Starlink o non Starlink, a 10 mila metri lo spazio resta limitato: poche decine di centimetri tra un sedile e l'altro. E il silenzio, lassù, è un bene comune. Da difendere, se necessario, con qualche regola in più. O almeno con un paio di cuffie.
