Swiss, a Ginevra guadagna solo il volo per New York

Swiss e Ginevra. Un rapporto di amore e odio. O, comunque, tormentato. Complice un terzo incomodo, easyJet, la cui quota di mercato a Cointrin sfiora il 50%. Tradotto: sul corto raggio è difficile, per la compagnia di bandiera, fare utili in Romandia. Di qui, come aveva riportato la Neue Zürcher Zeitung, il monito arrivato dalla casa madre, Lufthansa: o i conti di Ginevra tornano in attivo entro la fine del 2026 oppure il Gruppo valuterà misure drastiche. Compreso un ritiro completo.
Il tema, oggi, è stato toccato anche da Dennis Weber, direttore finanziario del vettore, durante la videoconferenza indetta per illustrare i risultati semestrali di Swiss. Rispondendo a una domanda di un giornalista, Weber ha detto che la medaglia, a Cointrin, ha due facce. Una, positiva, riguarda il lungo raggio: «Abbiamo un ottimo collegamento su New York. Funziona molto bene, è accolto altrettanto bene dalla clientela ed è profittevole, senza dubbio». Si tratta di un singolo collegamento, quotidiano, mentre il resto dell'offerta in partenza da Ginevra ha quale destinazione una meta europea. Ed è proprio qui che, appunto, i conti non tornano: «Su questo fronte, è vero, facciamo più fatica. Non siamo ancora dove vorremmo essere. Ovvero, non siamo ancora profittevoli. Né sul semestre, né con ogni probabilità sull'intero anno».
Sappiamo che Lufthansa, inteso come Gruppo, da tempo esercita pressioni su Swiss affinché faccia di Ginevra una base redditizia. Nel 2014, ad esempio, la compagnia aveva perso 50 milioni di franchi a Cointrin. Le cifre nere erano tornate alcuni anni più tardi, nel 2019: una parentesi (felice) breve se non brevissima, chiusasi bruscamente a causa della pandemia. Il portale aeroTELEGRAPH, mesi fa, parlava di 29 destinazioni offerte per l'estate 2026 invece delle 42 del 2015, quando Swiss aveva toccato l'apice in termini di presenza a Cointrin, mentre la Neue Zürcher Zeitung parlava di 30 città servite.
Weber, in ogni caso, ha detto che la via imboccata è quella giusta, conscio di una quota (12,5%) risicata rispetto a easyJet: «Siamo sulla buona strada per cambiare le cose a Ginevra e l'obiettivo è riuscirci per il 2027». Attenzione, però: «Alla fine, molto dipenderà anche dalle condizioni di mercato, soprattutto dai costi del carburante e dalla domanda complessiva». Le destinazioni cancellate, Berlino, Amburgo, Copenaghen, Oslo e Monaco, hanno permesso a Swiss di concentrarsi su rotte più redditizie. «E la mossa sta pagando» ha detto il direttore finanziario. Non abbastanza, dato che «non siamo ancora dove vorremmo».
Va detto che, per una compagnia tradizionale, il corto raggio è meno profittevole se paragonato al lungo raggio. Ginevra, aveva riconosciuto Swiss in primavera, è «uno dei mercati più difficili d'Europa: costi elevati, domanda fluttuante e un vettore low cost con una quota di mercato circa quattro volte superiore alla nostra». L'origine di quel 46-47% nelle mani di easyJet, invero, risale a un'altra decisione. Nel 1996, Swissair sospese il lungo raggio da Ginevra a eccezione di New York: la Romandia insorse, il Consiglio federale fu costretto a intervenire mentre tre anni più tardi la compagnia arancione aprì a Cointrin la sua prima base svizzera.
Sul tavolo, resta un'ipotesi. O, forse, anche più di un'ipotesi. Affidare a un'altra compagnia del Gruppo Lufthansa le attività di Ginevra. Weber ne aveva parlato in primavera, alla NZZ, mentre a questo giro si è limitato a dire che la casa madre non intende imporre modifiche alla rete di Swiss: «Credo che il nostro risultato parli chiaro. Quindi no, Lufthansa non ha intenzione di agire». D'altro canto, il vettore di bandiera può farsi forza proprio sui risultati. Altre compagnie del Gruppo, Brussels, Austrian e la stessa Eurowings, arrancano.
