«Tutta l'Europa è passata dal nostro paese»: la giornata nera dei villaggi urani

Una coda da 20 chilometri, oltre tre ore di attesa e, uscendo dall'autostrada, villaggi paralizzati. La giornata nera, anzi nerissima del San Gottardo, sabato, non si è consumata soltanto davanti al portale nord della galleria, ma anche nei paesi del canton Uri. Ritrovatisi, loro malgrado, sommersi dal traffico di chi, vista la situazione, ha provato ad aggirare l'ostacolo percorrendo la cantonale.
La rivolta di Amsteg
A descrivere e raccontare l'assedio sono stati gli stessi abitanti. Dapprima con una protesta ad Amsteg, in medias res, mentre la colonna nella colonna si consumava. Poi rilasciando dichiarazioni piuttosto eloquenti. «Tutta l'Europa è passata dal nostro paese» ha riferito al Blick un lettore di Schattdorf. A suo dire, la situazione oggi era «peggio che grave». Strade intasate, auto così vicine da rendere impossibile persino attraversare la carreggiata, un pullman costretto a farsi largo tra le vie strette del villaggio. Solo nel pomeriggio la pressione si è un po' allentata.
Poco distante, ad Amsteg, attorno alle 10 e per circa un'ora la protesta si è concentrata proprio sulla pressione, insostenibile, esercitata dalle vetture lungo la cantonale che porta a Göschenen e al San Gottardo. Lo slogan? «Non ne possiamo più». A sostenere i dimostranti, riuniti dalla Comunità d'interessi (IG) Canton Uri, nientepopodimeno che Pro Alps, già Iniziativa delle Alpi. Il traffico di aggiramento, Ausweichverkehr in tedesco, d'altro canto è il cuore del problema: a pagarne le conseguenze, umane e sociali, sono appunto villaggi come Amsteg e Schattdorf. Ma anche a Wassen, Gurtnellen, Göschenen e in altri Comuni la situazione è «diventata quasi insostenibile»: le auto attraversano le strade residenziali, passano davanti alle scuole e alle case, al punto che alcuni residenti hanno deciso di trasferirsi altrove.
La richiesta
La richiesta dei residenti, di per sé, è semplice. Attuare divieti di transito temporanei nei giorni più critici, in nome del principio costituzionale di protezione delle popolazioni alpine. Le misure messe in atto da Confederazione e dallo stesso Canton Uri, come le chiusure temporanee degli svincoli e i sistemi di dosaggio, a oggi sono ritenute insufficienti. E quando la popolazione si sente abbandonata, beh, alza la voce, oltre ai cartelli di protesta.
Colpa delle vacanze, ma...
Sullo sfondo, la domanda che già abbiamo posto nel pomeriggio a ViaSuisse: com'è possibile che, a metà luglio, la colonna abbia toccato i 20 chilometri? Colpa delle vacanze estive, «cominciate in tutto il Paese, per tacere di molti Länder tedeschi, del Belgio e dei Paesi Bassi» come ci è stato spiegato. «È vero che negli ultimi anni, a metà luglio, 20 chilometri non si erano mai visti. Nel 2023 la coda aveva raggiunto solo 15 chilometri. Non ci aspettavamo questa intensità». Il peggio, per fortuna, dovrebbe essere alle spalle. Anche se, in serata, al portale nord c'erano ancora 5 chilometri. Tanti, troppi. E a nulla sono valse le raccomandazioni del Touring Club Svizzero, che invitava gli automobilisti a non riversarsi sulla cantonale.
