Tutti pazzi per gli Smart Glasses, ma ora Berna vuole vederci chiaro

Le critiche sono tante, le vendite pure. I controversi e tanto discussi Smart Glasses (o occhiali AR, ovvero Augmentet Reality) hanno visto quadriplicarsi le vendite su Galaxus e Digitec rispetto allo scorso anno (+307%). Occhiali che vedono fra i maggiori acquirenti – parliamo di ben nove dispositivi su dieci – gli uomini.
Se nel 2014 Google provò, invano, a lanciare sul mercato la realtà aumentata attraverso gli occhiali, nel 2026 sembra essere il momento giusto per segnare l’inizio di questa nuova era degli occhiali smart. Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale ha fatto grossi passi avanti, rendendoli ancora più intelligenti e utili.
E se molti di voi stanno pensando unicamente a utilizzi poco etici o commerciali (purtroppo effettivamente messi in pratica da alcuni possessori), è bene sottolineare che gli occhiali dotati di fotocamera e altoparlanti permettono a persone sorde di leggere conversazioni in tempo reale e parteciparvi pure. Alle persone cieche o ipovedenti è invece permesso sentire le descrizioni dell’ambiente che le circonda.
Ma torniamo al boom delle vendite di cui parlavamo inizialmente. Stando ai produttori, quest’anno gli Smart Glasses sono stati venduti in milioni di esemplari a livello globale. Solo su Galaxus, nei primi nove mesi sono stata diverse migliaia le ordinazioni, che vedono fra i marchi più richiesti Ray-Ban, Xreal e RayNeo, seguiti da Viture e Oakley.
E come dicevano, a essere maggiormente interessati a questi prodotti sono soprattutto gli uomini, pari all’87% degli acquirenti.
Nonostante l’uso per scopi di inclusione, l’impiego di questo accessorio per filmare altre persone senza il loro consenso è in crescita, in particolare in luoghi quali palestre, piscine e spogliatoi. Le associazioni svizzere dei bagnini e delle piscine stanno quindi elaborando una raccomandazione comune. Secondo il presidente dei bagnini Michel Kunz, il loro utilizzo dovrebbe essere regolamentato o vietato, anche perché è difficile capire quando questi dispositivi stanno registrando.
Finora non risultano casi segnalati alle associazioni o alle polizie cantonali interpellate, ma l’Aiuto alle vittime di Basilea teme possibili abusi, soprattutto nell’ambito dello stalking e della violenza digitale. Attenzione anche ai giovani: una ripresa nata come scherzo potrebbe trasformarsi in una violazione della privacy o persino in un reato. Il tema riguarda infine le palestre. Swiss Active non registra ancora reclami specifici legati agli Smart Glasses, ma riconosce che la questione sta diventando sempre più attuale.
Il tema approda anche a Berna
In questo senso, le critiche arrivano anche dalla politica. A settembre un’interpellanza presentata nel Canton Zurigo dal Centro, dal Partito evangelico e dall’Unione democratica federale chiedeva al Consiglio di Stato di valutare la possibilità di introdurre un divieto nei bagni pubblici, come pure nelle saune e nelle palestre, nonché eventualmente in strutture private - ma aperte al pubblico - quali centri fitness o asili nido.
La resistenza ai cosiddetti Smart Glasses cresce anche in altre regioni: a settembre un'interpellanza sul tema è stata presentata nel Canton Argovia, mentre a Berna una mozione vuole vietarli nelle piscine comunali. Regole più chiare sono state chieste pure a Lucerna, Basilea e San Gallo.
La questione è arrivata anche alle Camere federali. Già a inizio giugno la consigliera nazionale Isabelle Chappuis (Centro) aveva chiesto al Consiglio federale se la legislazione svizzera fosse ancora adeguata di fronte a dispositivi capaci di effettuare riprese difficilmente percepibili. Tra le ipotesi sollevate figurano l'obbligo di un segnale di registrazione chiaramente visibile e non eludibile e una regolamentazione, o persino un divieto, del riconoscimento facciale.
Nella risposta di agosto, il Governo ha ricordato che la legislazione sulla protezione dei dati è già applicabile e che chi viene ripreso deve poter riconoscere la registrazione e acconsentirvi. Ha inoltre ammesso che una semplice spia luminosa potrebbe non bastare, ad esempio in pieno sole o a distanza. Per il momento, tuttavia, Berna non ritiene necessario modificare il quadro normativo, pur riconoscendo gli «elevati rischi» per la sfera privata e annunciando ulteriori approfondimenti.
Più recente l'interpellanza depositata il 30 settembre dalla consigliera nazionale Tamara Funiciello (PS), che pone l'accento in particolare sui rischi per donne e bambini filmati di nascosto. Funiciello chiede al Governo se esistano lacune nella protezione delle vittime e se produttori e commercianti possano essere obbligati a introdurre segnali di registrazione ben visibili e non aggirabili. Solleva inoltre la questione del riconoscimento facciale in tempo reale e delle procedure per ottenere rapidamente la rimozione online delle immagini.
Dal canto suo, il consigliere nazionale Raphaël Mahaim (Verdi) chiede regole più severe: chi registra immagini, voci o dati biometrici dovrebbe segnalarlo attraverso un indicatore visibile e non disattivabile. Propone inoltre di limitare l'impiego del riconoscimento facciale in tempo reale, prevedendo alcune eccezioni.
Che fare, dunque, con gli Smart Glasses?
«Ogni nuova tecnologia presenta punti di forza, debolezze e questioni ancora aperte. Alcune possono essere affrontate attraverso regolamentazioni e standard tecnici, ma molte altre anche attraverso un uso consapevole nella vita quotidiana», si legge in una guida sugli Smart Glasses redatta da varie università, istituti e associazioni. Secondo le linee guida, chi utilizza Smart Glasses dovrebbe quindi agire in maniera responsabile.
Tradotto: non effettuare registrazioni di nascosto, lasciare visibili gli indicatori di registrazione, togliere o spegnere gli occhiali nelle situazioni sensibili e porsi la domanda: «Potrei farlo anche con lo smartphone?».
Per chi si ritrova invece davanti a una persona che indossa tale accessorio dovrebbe esprimere chiaramente il proprio volere, come informare di non voler essere ripreso, valutando non solo il dispositivo ma la situazione concreta in sé. Nel caso di violazione dei diritti bisognerebbe rivolgersi sia al detentore degli occhiali, sia alle persone responsabili che alle rispettive piattaforme.
Il rischio delle riprese di nascosto
A preoccupare è infatti soprattutto la facilità con cui questi dispositivi possono essere utilizzati per riprendere altre persone senza che se ne accorgano. Sono stati segnalati, ad esempio, casi di dating coach e influencer che avvicinano donne con una telecamera integrata negli occhiali, filmandole a loro insaputa. Immagini che finiscono poi sui social, dove possono raggiungere centinaia di migliaia di visualizzazioni.
Episodi controversi si sono verificati anche in Svizzera. Come riportato dal Tages-Anzeigeri, alla stazione centrale di Zurigo, un TikToker ha fatto discutere dopo aver utilizzato degli Smart Glasses per riprendere le reazioni dei passanti mentre li provocava, con l’obiettivo di ricavarne contenuti da pubblicare online.
A rendere più difficile accorgersi di essere filmati contribuisce la discrezione dei dispositivi. I Ray-Ban Meta, ad esempio, segnalano la registrazione attraverso una piccola luce LED sulla montatura, che però può risultare poco visibile in pieno giorno. E online circolano inoltre indicazioni su come disattivarla.
A fare da cornice resta dunque la questione della privacy. Come spiegato al Corriere del Ticino da Matteo Colombo, docente SUPSI e direttore di Privacy Desk Suisse, gli Smart Glasses rendono infatti una ripresa molto meno percepibile rispetto a uno smartphone. La legislazione svizzera sulla protezione dei dati è già applicabile a questi dispositivi, ma volto e voce sono dati personali e il loro utilizzo deve rispettare precise regole. Il rischio, ricorda anche l’Incaricato federale della protezione dei dati, è che chi viene filmato non sappia nemmeno di esserlo.
Il dibattito divide anche gli stessi consumatori: c’è chi ricorda che le telecamere sono ormai presenti ovunque e chi, invece, ritiene che il vero problema non sia il dispositivo in sé, ma il comportamento di chi lo utilizza.
Un dilemma morale anche per il rivenditore
Il tema divide anche la redazione e la community di Galaxus. Il giornalista Lorenz Keller parla di un «dilemma morale» e ha deciso di non indossare gli Smart Glasses in pubblico, pur continuando a testarli e recensirli. Tra gli utenti c’è chi considera eccessiva la demonizzazione di questi dispositivi, ricordando che le telecamere sono ormai ovunque, e chi teme invece conseguenze sulla privacy. Altri sottolineano che il vero problema non sarebbe la tecnologia, ma l’uso che ne fanno le persone. Al momento, comunque, né in Svizzera né in Germania si profilano divieti generalizzati, mentre il dibattito sulle regole da adottare resta aperto.
