Winterthur, è stato «un atto terroristico»: il 31.enne era appena uscito da una struttura psichiatrica

Un «atto terroristico». Non ha usato giri di parole, Mario Fehr, direttore della sicurezza per il canton Zurigo, durante la conferenza stampa indetta a margine di quanto accaduto stamane a Winterthur. Un uomo di 31 anni, cittadino svizzero, ha aggredito con un coltello e ferito tre persone alla stazione cittadina. «Va espulso» ha tuonato lo stesso Fehr, confermando l'arresto dell'aggressore. Non finisce qui: l'uomo, il giorno prima, era uscito da una struttura di ricovero psichiatrico.
La prima segnalazione alla Polizia cantonale, ha ribadito Marius Weyermann, comandante, è giunta alle 8.28 di questa mattina. Una pattuglia, arrivata sul posto, ha trovato tre uomini feriti, tutti cittadini svizzeri. Cinque minuti più tardi, l'aggressore è stato arrestato. Quanto ai feriti, un ventottenne, accoltellato a una gamba, «sta per essere dimesso dall'ospedale», ha detto Weyermann. Un quarantatreenne, ferito al collo, è invece già stato dimesso. Un cinquantaduenne, colpito alla coscia, «è rimasto ferito più gravemente ed è stato sottoposto a un intervento chirurgico d'urgenza» e resta ricoverato. Sulla scena c'era anche una classe scolastica, che ha assistito all'attacco. Il Cantone ha attivato specialisti per il sostegno ai bambini.
Chi è l'aggressore
Trentun anni, di origine turca, nato in Svizzera. Ha ottenuto la cittadinanza nel 2009. Nel 2024, aveva chiesto il rinnovo del passaporto svizzero, senza riuscire a ottenerlo a causa di un appuntamento mancato. Sempre nel 2024 aveva lasciato il Paese, presumibilmente per trasferirsi in Turchia. Quello dell'aggressore non è un nome nuovo agli inquirenti. Nel 2015 era già stato denunciato per legami con lo Stato islamico: aveva diffuso propaganda dell'ISIS.
Uscito dalla psichiatria il giorno prima
Qui il punto che pesa. Il 25 maggio, tre giorni prima dell'aggressione, il trentunenne si era presentato spontaneamente alla polizia di Winterthur. Gli agenti, viste le sue condizioni, lo avevano fatto ricoverare in un ospedale psichiatrico. Mercoledì — il giorno prima dell'attacco — l'uomo aveva però lasciato la struttura autonomamente. Un medico lo aveva giudicato non più pericoloso.
La linea del cantone
Mario Fehr, direttore della sicurezza del cantone di Zurigo, come detto ha aperto la conferenza stampa qualificando l'aggressione come «atto terroristico». E ha messo subito sul tavolo la questione dell'espulsione. Ha detto di non comprendere l'esitazione della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) a procedere. Il cantone, ha annunciato, chiederà la condanna per tentato omicidio e la successiva espulsione. «Non vogliamo persone del genere in Svizzera. Vogliamo che queste persone lascino la Svizzera» ha dichiarato Fehr. Zurigo ha intanto rafforzato le misure di sicurezza per prevenire ulteriori attacchi. Sul resto, silenzio: il trentunenne è coinvolto in un procedimento penale e non si possono rilasciare ulteriori dettagli sull'indagine.
Resta la domanda che il Cantone, per ora, non scioglie: chi, e in base a quali criteri, ha valutato non più pericoloso un uomo già segnalato dieci anni prima per propaganda jihadista, ventiquattro ore prima che impugnasse un coltello in strada.


