Giustizia

Agenti assolti, ma Polizia bacchettata

Prosciolti in Pretura penale i due poliziotti della Città di Lugano accusati di aver malmenato un venditore di rose il 1. Agosto 2015 – La presunta vittima non è stata ritenuta credibile – Critiche del giudice alla prima fase dell’inchiesta, tra ritardi negli interrogatori e documentazione incompleta
© CdT/Chiara Zocchetti
Nico Nonella
15.11.2023 10:11

No, quella mattina del 1. Agosto 2015 non c'è stata alcuna aggressione ai danni di un venditore ambulante da parte di due agenti di Polizia. O, perlomeno, non ci sono prove certe che permettano di stabilirlo al di là di ogni ragionevole dubbio. Sono dunque stati assolti i due poliziotti della Città di Lugano alla sbarra in Pretura penale con l'accusa principale di abuso di autorità per un (presunto) pestaggio andato in scena in un locale della stazione FFS di Lugano più di otto anni fa. 

Nel motivare la sentenza, il giudice Simone Quattropani ha affermato che, non essendoci agli atti prove oggettive dell'aggressione (come testimonianze o filmati della videosorveglianza), nella vicenda è centrale la credibilità delle parti. Gli agenti hanno sempre affermato di non aver aggredito l'uomo e di non ricordare che cosa avessero fatto quella mattina del 1. Agosto. Per contro, «la presunta vittima – , un cittadino pachistano patrocinato dall’avvocato Nadir Guglielmoni, ndr – ha fornito dichiarazioni contrastanti, come per esempio sulla posizione dei due agenti durante il pestaggio, sul numero di schiaffi ricevuti oppure ancora sui calci (inizialmente aveva affermato che gli erano stati inferti a terra, in un secondo momento quando si trovava in piedi). 

Tuttavia, in questa vicenda non può non essere rimarcato come le fasi iniziali dell'inchiesta siano state tutto fuorché esenti da critiche. Come rilevato da Quattropani, «chiunque ritiene di essere stato trattato ingiustamente da un agente di Polizia ha diritto a un'inchiesta approfondita e, almeno nelle prime battute, così non è stato». Il Ministero pubblico aveva  interrogato i due poliziotti solo due anni dopo i fatti denunciati e inizialmente aveva inviato una semplice richiesta epistolare alla Polizia di Lugano sull'esistenza di un intervento in stazione quella mattina del 1. Agosto. «I loro interrogatori hanno valenza ridotta, per non dire nulla». E proprio la Polizia della Città di Lugano è stata bacchettata dal giudice per aver «fornito documentazione errata o incompleta».

Nonostante questi aspetti e il lungo tempo trascorso dai fatti, ha concluso Quattropani, agli atti non ci sono prove certe di un'aggressione, la quale non può in ogni caso essere suffragata dal racconto della presunta vittima. 

Un'inchiesta, tre procuratori

Per arrivare in aula, lo scorso 11 ottobre, ci sono voluti oltre otto anni, tre procuratori e svariate decisioni dei tribunali. L’ambulante aveva sporto denuncia, inizialmente contro ignoti, salvo poi riconoscere uno degli agenti qualche tempo dopo. Il Ministero pubblico aveva quindi aperto un procedimento nei confronti dei due poliziotti – un 42.enne ora in forza alla Malcantone Ovest e un 41.enne ancora in servizio a Lugano – ipotizzando i reati di sequestro, abuso di autorità e lesioni. Entrambi, patrocinati dagli avvocati Maria Galliani e Luca Gandolfi, avevano sempre negato ogni addebito. Inizialmente, il procedimento penale era sfociato in un decreto di non luogo a procedere, firmato nel febbraio 2017 dall’allora procuratore generale John Noseda e annullato sei mesi dopo dalla Corte dei reclami penali (CRP). Un anno dopo, il 22 febbraio 2018, il procuratore pubblico Antonio Perugini (subentrato nell’inchiesta al partente Noseda) aveva emanato un decreto di abbandono, questa volta confermato dalla CRP ma non dal Tribunale federale. Il 28 gennaio 2020 l’Alta Corte aveva intimato al Ministero pubblico di riaprire il caso. In particolare, il TF aveva fatto presente che dagli accertamenti (geolocalizzazione) risulta «che il veicolo di servizio in dotazione quel giorno agli imputati era rimasto fermo sul parcheggio verso il lato nord della stazione FFS (almeno) dalle ore 8.30 alle ore 8.33». Ma se per la Magistratura e la CRP questo fatto era «irrilevante» siccome la presunta vittima aveva affermato di essere stata aggredita attorno alle 9, per i giudici di Mon Repos «la discrepanza tra l’ora indicata dal ricorrente e quella relativa allo stazionamento del veicolo di servizio nelle immediate vicinanze del luogo in cui si sarebbero svolti i fatti non basta a fugare i dubbi sull’eventualità che un reato possa essere stato commesso in un arco temporale precedente». Tuttavia,  «ulteriori dati informatici utili al "tracking" dell'autovettura non erano più recuperabili a seguito del cambiamento del sistema di registrazione dei dati sui veicoli della polizia, intervenuto l'11 aprile 2017».

Il caso era poi passato al procuratore generale Andrea Pagani, il quale aveva ribaltato l'incarto svolgendo nuovi accertamenti sul sistema di tracciamento e disposto perizie mediche per chiarire la natura delle lesioni riportate dall'ambulante («Ho fatto il possibile per raddrizzare un'inchiesta partita male», ha dichiarato il pg al termine del dibattimento odierno). Il 15 febbraio 2022 il magistrato aveva emanato due decreti d’accusa: al 42.enne sono stati contestati i reati di abuso di autorità e lesioni semplici per aver colpito l’ambulante con calci in schiena e due schiaffi in testa (la pena proposta è di 90 aliquote giornaliere da 150 franchi sospese per due anni e una multa di 2 mila franchi), mentre il 41.enne è stato accusato di abuso di autorità in quanto anche lui avrebbe sferrato dei calci alla schiena della vittima (la pena proposta è di 30 aliquote da 140 franchi sospese per 2 anni e una multa di 800 franchi). Non essendoci altre prove, come per esempio filmati della videosorveglianza, il processo è stato indiziario e tutto è dipeso dalla credibilità delle versioni della presunta vittima e degli agenti.

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