Il documento

Aggregazioni nel Locarnese, scatta l’ora dei passi concreti

Le conclusioni del rapporto della Sezione degli Enti locali del Cantone dopo i laboratori di inizio marzo al Palexpo - «I Municipi facciano tesoro dell’esperienza per rispondere alla domanda: meglio sette Comuni separati o i due uniti di domani?»
Nelle riflessioni erano state coinvolte 170 persone, in rappresentanza di sette realtà territoriali. © Ti-Press/Samuel Golay
Jona Mantovan
28.04.2026 06:00

Suona la campanella. O «via alle telefonate», com’era in voga dire nei concorsi a premi trasmessi in diretta. Per le aggregazioni nel Locarnese, insomma, adesso scatta l’ora dei passi concreti. È questo il succo del rapporto della Sezione degli Enti locali del Dipartimento istituzioni, che tira le somme delle due mezze giornate di laboratorio organizzate sul tema a inizio marzo al Palexpo (ex Fevi). Un appuntamento che ha visto coinvolte centosettanta persone provenienti non solo dalle istituzioni delle sette località candidate, ma anche rappresentanti la cittadinanza e le imprese.  Come riportato su queste colonne in quell’occasione, i Comuni sono stati chiamati a riflettere sui gruppi di unione (definiti scenari) che li coinvolgono: «urbano» - con Locarno, Losone, Orselina, Brione e Minusio - e «periurbano», nel quale quest’ultimo appare insieme a Tenero-Contra e Mergoscia. In tutto, più di 35 mila abitanti degli oltre 50 mila dell’agglomerato (quindi considerando anche Ascona, Terre di Pedemonte, Muralto, Gordola e Lavertezzo).

«Una buona base di partenza»

Tornando al documento del Cantone, nelle conclusioni si rileva come «le discussioni sono state intense e stimolanti, a conferma del fatto che l’ipotesi di una nuova configurazione del comprensorio è sentita e di attualità». E, ancora: «Quanto scaturito dall’esperienza partecipativa rappresenta una buona base di partenza per approfondire la questione, sempre nel rispetto delle diverse sensibilità e visioni politiche». Si richiamano quindi gli Esecutivi «a fare tesoro di questo patrimonio condiviso, con le modalità e le tempistiche che riterranno più opportune, consapevoli delle potenzialità che potrebbero essere valorizzate a vari livelli a beneficio dei propri abitanti attuali e futuri». Come detto, la domanda non è cambiata: quale sarà la strada più idonea? Continuare con lo «status quo», frammentato e diviso nei relativi iter decisionali, oppure percorrere la via del matrimonio che potrebbe portare alle due citate entità? È proprio arrivato il momento per «valutare l’opportunità politica di inoltrare al Consiglio di Stato un’istanza per l’avvio di uno studio aggregativo».

Decine di caselle verdi

Il grande «cantiere» che si era aperto in centro Città aveva raggruppato i dibattiti in dieci tavoli per ciascuno scenario, dedicati a vari aspetti (alcuni raddoppiati vista la loro importanza): «bambini e ragazzi», «giovani», «adulti», «anziani» e «villeggianti», intesi come proprietari di residenze secondarie. Sul fronte delle aziende, erano state considerate quelle appartenenti ai settori «secondario» e «terziario». Nella trentina di pagine del malloppo che il Corriere del Ticino ha potuto consultare sono elencate 50 proposte di misure a favore del benessere della cittadinanza accompagnate dalla valutazione, per ognuna, se siano più efficaci da mettere a punto aggregati o separati. Ebbene, quest’ultima voce rappresenta un’eccezione in entrambe le formazioni: appare in appena sei casi per il polo e in undici per la «periferia». Allineata alla maggioranza, se fosse ancora necessario precisarlo, la casella con il verdetto finale: «Aggregati».

Il tempo «di maturazione»

Al termine della «maratona», era stato lo stesso caposezione del servizio con sede a Bellinzona, Marzio Della Santa, a tracciare un paragone con un evento simile organizzato in passato nel Mendrisiotto, seppur con una metodologia un po’ differente: «È necessario un tempo di maturazione, di considerazione e di giudizio. Che, a quell’epoca, aveva richiesto un anno, un anno e mezzo fino al concretizzarsi di un atto per formalizzare la fusione». Resta da vedere chi sarà a fare la prima mossa. E quando. E se. Perché, si legge nel fascicolo, non è obbligatorio che si segua pedissequamente lo schema, basta che qualcuno prenda l’iniziativa. Iniziativa che potrebbe dare il via a un effetto domino a vantaggio di tutti.

Quel voto del 2011

In un altro articolo, pubblicato dal CdT alla fine del mese scorso dopo aver sollecitato i sindaci, un margine di manovra, rispetto all’atmosfera che si respirava fino a qualche anno fa, sembrava proprio esserci: «Sì, ora siamo pronti e aperti», era il titolo che riassumeva le varie voci.  Pur tenendo presente che, nel 2011, un’ambiziosa votazione consultiva non aveva ottenuto un consenso sufficiente (serviva la maggioranza dei Comuni), nonostante il totale dei «Sì» fosse stato del 60%.