Si apre al Palexpo di Locarno il cantiere per le aggregazioni

Alla fine, il grande cantiere delle aggregazioni a Locarno è partito. Venerdì pomeriggio, oltre 170 persone si sono presentate al Palexpo (ex Fevi) per un grande laboratorio di discussione dedicato al futuro del comprensorio. «È l’unica regione in Ticino a cui manca una voce forte e chiara che permetta di farsi sentire nei dibattiti a livello cantonale», ha dichiarato all’apertura Marzio Della Santa, caposezione degli Enti locali. Sottintendendo una serie di domande alle quali i tavoli di lavoro dovranno rispondere (la «maratona» si concluderà infatti sabato): va bene così? O ci sono elementi per migliorare il livello di benessere?
Una ventina di «isole»
La superficie del palazzetto è stata organizzata creando una ventina di «isole», ognuna con un gruppo rappresentativo messo all’opera sulla rispettiva fascia della popolazione, come bambini, giovani, adulti, anziani e grandi anziani, oppure su realtà economiche come imprese del settore secondario o terziario.
Alcuni capitoli, considerati più cruciali, hanno potuto contare su un «raddoppio» del numero di squadre. «Il quadro delle riflessioni si svolge su due scenari distinti, che abbiamo chiamato “urbano”, con Locarno, Losone, Orselina, Minusio e Brione sopra Minusio, e “periurbano”, nel quale quest’ultimo appare insieme a Tenero-Contra, Gordola e Mergoscia», aggiunge il nostro interlocutore. E se il primo punto all’ordine del giorno ha riguardato un percorso che aiuta a capire il livello attuale e le tendenze, la mattinata successiva (cioè quella odierna) vedrà i rappresentanti concentrarsi «sulle prestazioni che i Comuni del futuro dovranno garantire, e se per farlo sia opportuno unirsi».
Gobbi: «Un segnale positivo»
Il Cantone, nei mesi scorsi e in collaborazione con le varie località, ha realizzato un sondaggio e raccolto informazioni sulla loro contabilità, trasformando i dati finanziari in elementi utili a valutare i vari parametri ora sotto la lente. Presente al grande «festival» anche il Consigliere di Stato Norman Gobbi, titolare del Dicastero istituzioni: «Apprezziamo il fatto che tante cittadine e cittadini abbiano accettato di mettersi in gioco, è un segnale positivo. Ci aspettiamo un’ampia introspezione sulle diverse possibilità, anche quella in cui non cambia nulla. L’importante è che il Locarnese individui un modo per affrontare le sfide future in modo più strutturato», ha dichiarato al Corriere del Ticino a proposito delle aspettative.
«Molta frammentazione»
«Parlare di aggregazione è difficile perché qui si vive bene. La qualità della vita è alta, e questo porta a pensare che tutto vada già bene così com’è. Ma l’esercizio è proprio chiedersi se questo benessere sarà sufficiente anche domani». Infine, il presidente in carica ha espresso alcune riflessioni sulla posizione del distretto: «Rispetto ad altri, il Locarnese non ha mai portato avanti una politica aggregativa ampia. Questa potrebbe essere una debolezza nell’affrontare ostacoli di oggi e di domani. Gli altri hanno già consolidato strutture amministrative più forti. Qui, invece, c’è ancora molta frammentazione».
Un programma serrato
Molto positiva l’impressione di Nicola Pini, sindaco di Locarno e - al pari di suoi colleghi, inclusi i municipali, di varie provenienze - impegnato in una delle compagini tematiche: «Non è detto che si arrivi a un’aggregazione, ma esercizi come questo sono la vera essenza della politica. Vale a dire confronto, discussione, progettualità. Vedere anche consiglieri comunali, esperti e persone comuni immaginare insieme come sarà la regione tra dieci o quindici anni è un’emozione e una responsabilità».
Anche lui, prima di congedarsi e tornare a seguire il serratissimo programma di colloqui - con i punti riportati da un rappresentante sulle lavagne - esprime la sua a proposito della «frizione» locarnese: «Sì, appariamo meno forti perché più frammentati. L’ho percepito anche durante i miei anni in Parlamento. Pesiamo un po’ di meno, ma la progettualità non manca. Anzi, Città e Comuni lavorano molto. Bisogna capire se unire le forze potrebbe renderci più incisivi, sia come territorio sia all’interno del Canton Ticino».

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