Aldi e Bignasca lasciano TiSin

I deputati leghisti Sabrina Aldi e Boris Bignasca hanno lasciato l'organizzazione per il lavoro TiSin, nella quale ricoprivano le cariche di vicepresidente e di membro di comitato. Lo si apprende dall'edizione odierna del Foglio ufficiale.
Sabrina Aldi e Boris Bignasca hanno lasciato l’organizzazione per il lavoro TiSin, nella quale ricoprivano le cariche di vicepresidente e di membro del comitato direttivo. Lo si apprende dall’edizione di martedì del Foglio ufficiale.
«No comment» da parte del capogruppo della Lega in Gran Consiglio e della sua vice, da noi raggiunti nella mattinata di ieri, i quali hanno rimandato ai contenuti di un comunicato stampa inviato in redazione qualche ora più tardi. Nella nota, in buona sostanza, si motiva la decisione con i «molteplici impegni chiamati ad assolvere in ambito professionale e politico». Da noi raggiunto, il presidente di TiSin, Nando Ceruso, ha affermato che «a breve si procederà alla nomina del nuovo comitato direttivo» e che «l’attività sindacale proseguirà insieme ai collaboratori e al comitato interprofessionale cantonale». Per ora, TiSin risulta avere ancora sede in via Monte Boglia, la stessa della Lega dei ticinesi. Per questo dovrà traslocare. Stando a nostre informazioni, l’addio dei due deputati sarebbe in parte dovuto a divergenze nella conduzione dell’attività sindacale. Ma come detto, le bocche restano cucite.
Un caso che ha fatto discutere
L’organizzazione per il lavoro, lo ricordiamo, era finita sotto i riflettori lo scorso settembre, quando insieme all’associazione padronale Ticino Manufacturing aveva siglato un CCL con alcune soglie salariali inferiori al minimo fissato dalla legge (ossia tra i 19 e i 19,50 franchi all’ora). Il contratto collettivo era stato sottoscritto da alcune aziende del Mendrisiotto attive principalmente nel ramo industriale. TiSin, che per l’occasione si era presentato sulla scena cantonale come nuova figura sindacale, e Ticino Manufacturing si erano sempre difesi sostenendo la legalità dell’intesa, descritta come «migliorativa», con soglie superiori ai 18 franchi all’ora per tre delle quattro categorie, e allo stesso tempo come «strumento indispensabile per evitare la crisi» e, di conseguenza, «la delocalizzazione».
Sulla legalità del CCL, tuttavia, i sindacati storici avevano sollevato seri dubbi chiedendo al Dipartimento delle finanze e dell’economia di avviare tutti i necessari controlli del caso. In questo senso, negli scorsi mesi l’Ispettorato del lavoro ha avviato una serie di verifiche che riguarderanno, va precisato, i vari CCL sottoscritti in Ticino, così come previsto dalla strategia di controllo sul salario minimo. Sempre stando a nostre informazioni i rapporti riguardanti TiSin sarebbero ormai pronti. Per quanto concerne i CCL firmati dall’organizzazione per il lavoro, Ceruso afferma di «attendere serenamente le conclusioni dell’Ispettorato».



