Asili nido pubblici, ecco l'iniziativa: «Una risposta a un bisogno reale»

Detto, fatto. L’annunciata iniziativa popolare per nidi dell’infanzia pubblici e comunali è realtà. All’indomani della bocciatura (di misura, 25 voti a 30) in Consiglio comunale, la mozione che – lanciata tre anni or sono da Michela Luraschi (Unità di sinistra) – chiedeva alla Turrita una maggior conciliabilità fra famiglia e lavoro tramite l’istituzione di asili nido pubblici, cambia forma dando la parola ai cittadini. Sostenuta dal fronte progressista (escluso l’MPS, che sta ancora valutando la propria posizione), con Più Donne, Avanti con Ticino&Lavoro e Il Noce, la raccolta firme conta anche sul supporto del sindacato VPOD. Da non dimenticare, poi, che la mozione era già stata sostenuta in Consiglio comunale da deputati di Centro e PLR. L’alleanza, come evidenziato dai promotori in conferenza stampa, è dunque particolarmente ampia e chiede al Municipio di Bellinzona un «passo concreto e strutturale», vale a dire la presentazione di un messaggio per lo stanziamento di un credito destinato alla realizzazione di uno o più nidi dell’infanzia pubblici, «con tariffe accessibili a tutte le famiglie».
Ecco snocciolati i numeri
«Bellinzona non può solamente vantarsi degli arrivi di nuove famiglie, ma deve anche fornire gli adeguati servizi pubblici». Capogruppo dell’Unità di sinistra, Lisa Boscolo ha evidenziato come l’iniziativa chieda, semplicemente, quanto portato avanti, «nel suo lungo iter» dalla mozione di Luraschi. Tariffe accessibili con un sistema pubblico, dando particolare attenzione alle zone periferiche, «dalle quali arriva una parte significativa della domanda» e con l’obiettivo non secondario di garantire pari opportunità lavorative alle donne nella maggior parte costrette a ridurre o interrompere la propria attività lavorativa alla nascita di figli.
Attualmente, ha spiegato Maura Mossi Nembrini (Più Donne), gli asili nido gestiti da enti privati a Bellinzona contano 265 posti (più altri 30 previsti): un numero che «impallidisce» di fronte ai 1.000-1.500 bambini bellinzonesi nella fascia d’età in questione. «Le raccomandazioni del Consiglio europeo del 2022 sull’educazione e la cura della prima infanzia raccomandano che almeno il 45% dei bimbi in età inferiore a 3 anni» partecipi a servizi formali di assistenza o istruzione all’infanzia. A Bellinzona, ha tuttavia sottolinea Mossi Nembrini, il numero «non arriva nemmeno al 20%». Tante, dunque, le coppie costrette a «barcamenarsi», scegliendo tra lavoro e famiglia. La questione, ha riconosciuto anche il Municipio, va risolta. Il dissenso sta nel come. Uno studio commissionato dall’Esecutivo ha consigliato un aumento di almeno 60 posti, corrispondente a circa il 20% dell’offerta attuale, che la Città conta di coprire con nuove iniziative private. «Secondo l’Esecutivo», ha spiegato Adam Barbato (Partito comunista) «la problematica è dovuta a un mancato coordinamento dell’offerta». Una giustificazione «contraddittoria», ha affermato Barbato, secondo il quale è «proprio la formula privata applicata da Bellinzona a impedire un approccio più organizzato» sotto la guida comunale.
Una Città che arranca
La Turrita, spiegano insomma i promotori, «arranca». E pure se confrontata con le altre città ticinesi. «È scandaloso», ha argomentato il segretario cantonale VPOD Stefano Testa, «che si sia arrivati a questo punto. Bellinzona è rimasta indietro ed è l’unico grande centro senza posti di asilo nido pubblici», ha argomentato portando Lugano e Mendrisio ad esempio. «È ora che il Comune - senza dare il compito a nuovi enti - se ne occupi, svolgendo il suo ruolo di trascinatore». È compito della Città, gli ha fatto eco la presidente della sezione bellinzonese del PS, Martina Malacrida Nembrini, «dare ai cittadini un’offerta complementare», che dia scelta anche alle famiglie meno abbienti. «Non si tratta di fare concorrenza ai privati», ha sottolineato, «ma di costruire un progetto serio per giovani - e meno giovani - che vogliono avere figli». Risibile, secondo Malacrida Nembrini, l’argomentazione portata lunedì in Consiglio comunale contro la mozione, che definisce «inutili» nuove strutture di fronte al calo della natalità che colpisce Bellinzona come tutta l’Europa. «È il cane che si morde la coda. Come lamentarsi del calo di natalità se non si creano i presupposti di conciliabilità lavoro-famiglia?».
Agguerrito, insomma, il fronte dell’iniziativa, che conta di raccogliere le 3 mila firme necessarie entro il 23 luglio. «Il nostro obiettivo è ovviamente quello di raggiungere questo numero il prima possibile», ha spiegato Boscolo, lanciando un appello a tutta la popolazione di Bellinzona a sostenere l’iniziativa. «Dal mercato di questo sabato, noi ci faremo sentire. Siamo in contatto con tante famiglie - o future tali - e la risposta a questa iniziativa è estremamente positiva, c’è già una grande adesione». Un entusiasmo che trascende i confini del fronte progressista. «Chi lo vive lo capisce bene: è un problema comune, specialmente per chi non può appoggiarsi alla rete familiare. Stiamo dando una risposta a un bisogno reale della popolazione».
