Sentenza

Assolto il «broker dei VIP»

Daniele Migani era accusato di aver intascato retrocessioni occulte nell'ambito di un investimento finanziario costato decine se non centinaia, di milioni di franchi a suoi clienti: «Tutti i flussi di denaro erano sorretti da validi contratti giuridici»
Daniele Migani.
Federico Storni
17.06.2026 14:10

Daniele Migani, il cosiddetto «broker dei Vip», non ha incassato retrocessioni occulte, né ha quindi danneggiato il patrimonio dei suoi clienti. Il 53enne italiano è quindi stato prosciolto dall’accusa di amministrazione infedele aggravata e lo Stato gli rifonderà oltre trecentomila franchi per le spese sostenute. Stando alla tesi accusatoria, Migani sarebbe stato l’amministratore occulto del fondo lussemburghese Skew Base da lui creato, all’insaputa dei clienti a cui aveva consigliato d’investire nel fondo stesso. «Migani - ha detto la presidente della Corte delle assise criminali, giudice Monica Sartori-Lombardi - non aveva potere di disporre del patrimonio dei propri clienti. Poteva suggerire, proporre, supportare. Ma non comprare o vendere. Ciò spettava solo agli investitori. Né Migani era il gestore del fondo Skew Base, che gli era indipendente e autonomo. I suoi clienti, poi, avevano esperienza in ambito finanziario e avevano compreso e accettato che le spese del fondo sarebbero andate al General partner. Che poi questo le riversasse a società di Migani che hanno prestato servizi di consulenza, non è d’interesse degli investitori». Addirittura, i clienti di Migani (fra di essi: la famiglia Cordero di Montezemolo) sono stati estromessi dal processo come richiesto dal legale di fiducia del 53enne, avvocato Elio Brunetti. Anche in caso di condanna, ha argomentato la Corte, il danneggiato sarebbe semmai stato il fondo d’investimento stesso, e non chi vi ha investito. Per Migani si tratta dunque di una vittoria su tutta la linea, anche se difficilmente la decisione crescerà in giudicato: i legali dei clienti hanno già evocato la possibilità di un appello e la vicenda ha in ogni caso diramazioni internazionali in Italia e in Inghilterra. Non è quindi finita qui.

Incarto complesso

La Corte ha definito l’incarto «corposo e complesso». Migani era consulente, spesso di lunga data, dei clienti che poi l’hanno trascinato in tribunale per le ingenti perdite subite dal fondo lussemburghese Skew Base, da lui consigliato, allo scoppiare della pandemia Covid nel 2020. Perdite quantificabili in decine, se non centinaia, di milioni di franchi. Migani stesso, che il fondo l’aveva ideato, in quei giorni subì perdite milionarie dopo anni di buoni rendimenti. «Avessimo immaginato la peggior perdita mai realizzata dall’indice - aveva detto in aula penale - avremmo disinvestito noi stessi». Da quel crac i clienti stanno cercando di essere rimborsati, ritenendo che il 53enne li abbia coinvolti a loro insaputa in un investimento poco chiaro e pro domo sua. Il fondo infatti girava praticamente tutte le spese di gestione raccolte a due sue società, che al fondo offrivano servizi di consulenza. Sarebbero queste le retrocessioni occulte ipotizzate nell’atto d’accusa stilato dal procuratore pubblico Daniele Galliano. La pubblica accusa, a onor del vero, non ha mai creduto del tutto alla colpa dell’imputato, tanto da stilare inizialmente un decreto d’abbandono, poi però impugnato con parziale successo da parte di alcuni suoi clienti (difesi dagli avvocati Emanuele Verda, Emanuele Stauffer e Filippo Ferrari). Ne è seguita una promozione dell’accusa per il presunto reato di amministrazione infedele aggravata, ma ancora in aula Galliano si era rimesso al giudizio della Corte, parlando di «un tema di diritto inesplorato». Il procuratore aveva però anche sottolineato come si configurasse un potenziale conflitto d'interesse di Migani.

In tal senso vale la pena sottolineare come il processo ticinese riguardasse solamente la questione delle retrocessioni, mentre le ipotesi di truffa ai danni dei clienti sono al vaglio all’estero. La giudice Sartori-Lombardi, nel motivare brevemente la sentenza, ha ribadito alcune volte che la Corte ha fatto astrazione da tutto ciò che non era contenuto nell’atto d’accusa. Il contesto era stato evocato più volte, anche con la richiesta esplicita di esprimere un giudizio di merito, dagli avvocati dei clienti.

«Non c'è spazio per il cuore»

Quanto almeno alle retrocessioni non vi è dunque stato reato, perché Migani non aveva potere sul patrimonio dei suoi clienti, perché non era operativo nel fondo Skew Base, pur avendolo ideato, e perché le sue società sono state pagate dal fondo per dei servizi regolarmente svolti: «Tutti i flussi di denaro erano sorretti da validi contratti giuridici», ha detto la Corte. Né si può sostenere che Migani abbia violato il principio di trasparenza: «Ammettere che abbia costituito il fondo solo per intascare le retrocessioni sarebbe andare troppo oltre». Insomma, per la Corte si è trattato «solo» di un investimento andato male: «È stato detto che a Migani è mancato il cuore, ma la questione è esclusivamente finanziaria, dove non c’è spazio per il cuore e per i sentimenti».

«Ristabilita la verità»

In un comunicato stampa inviato alle redazioni poco dopo la lettura della sentenza, Migani ha dichiarato: «»Per me e per la mia famiglia sono stati anni durissimi. La mia reputazione, il mio lavoro e le mie società sono stati profondamente colpiti da accuse che oggi non hanno retto al vaglio di una Corte autorevole e indipendente. Accolgo questa decisione con rispetto e gratitudine verso la Corte, verso i miei difensori e verso tutte le persone che mi sono state vicine. Non è un giorno di rivalsa, ma un passaggio fondamentale per ristabilire la verità«.

Correlati
I dubbi sui risvolti penali dietro alle decine di milioni bruciati
Secondo giorno di processo per presunte malversazioni al cosiddetto «broker dei Vip»: «Uno dei casi più complessi degli ultimi anni» - La difesa spinge per assoluzione e risarcimento, le presunte vittime per un rimborso ingente, e l’accusa si rimette al giudizio della Corte: «C’è conflitto d’interesse, ma c’è anche un danno?»