Sentenza

Autosilo Genzana: è stata una rissa sfociata in un tentato omicidio

Tre anni di carcere, parzialmente sospesi, e l'espulsione per due italoalbanesi che hanno picchiato un ticinese - Quest'ultimo e un suo amico sono stati condannati a nove mesi sospesi per le "inconfutabili provocazioni" ai coimputati
©Chiara Zocchetti
Federico Storni
12.02.2026 12:19

Sì, i due italoalbanesi residenti ad Alessandria che hanno massacrato di botte un ticinese in una notte di giugno del 2024 nell'autosilo Genzana a Lugano si sono macchiati di tentato omicidio per dolo eventuale. E sì, avevano subito "inconfutabili provocazioni" da parte del ticinese picchiato e di un suo amico, ticinese anch'egli. Anche loro, che di quella rissa hanno portato i segni, sono pertanto stati condannati. Tre anni parzialmente sospesi e l'espulsione per cinque anni dalla Svizzera la condanna inflitta dalla Corte delle assise criminali presieduta dalla giudice Monica Sartori-Lombardi ai due italoalbanesi, mentre i due ticinesi sono stati condannati a nove mesi interamente sospesi. "È stata una reazione spropositata a una provocazione - ha riassunto la giudice Sartori-Lombardi. - Sarebbe bastato andarsene". Ma tutte le persone coinvolte hanno invece inanellato una serie di decisioni infelici, innanzitutto per loro, e il risultato è che ci è quasi scappato il morto (il 28enne ticinese picchiato è stato posto in coma farmacologico per alcuni giorni, ma poi non ha fortunatamente subito particolari conseguenze durevoli): "È un nuovo episodio raccapricciante avvenuto sul nostro territorio" ha detto ancora la Corte nel motivare brevemente la sentenza. 

Pur definendo “inqualificabile” il comportamento dei due italoalbanesi (di 26 e 25 anni, difesi dagli avvocati di fiducia Olivier Ferrari e Rosa Maria Cappa), la Corte ha addossato loro meno responsabilità di quante prospettate dal procuratore pubblico Luca Losa, che ne chiedeva la condanna a sei anni e a cinque anni e sei mesi di carcere. Specularmente, la Corte ha ritenuto più gravi le azioni dei due ticinesi (difesi dagli avvocati d’ufficio Marisa Alfier e Felice Dafond) rispetto alle conclusioni dell’accusa. Losa aveva chiesto una pena pecuniaria sospesa per il 22enne e l’esenzione dalla pena per il 28enne, considerando che quest’ultimo – l’uomo picchiato – avesse già pagato sufficientemente le conseguenze delle sue azioni. È una norma prevista dalla Legge che però a mente della Corte in questo caso non si può applicare “per il grave comportamento da egli assunto” nella vicenda.

Per la Corte, infatti, dalle immagini della videosorveglianza dell’autosilo “emerge in modo chiaro che i due ticinesi non sono solo vittime. In realtà hanno avuto un ruolo attivo, con gesti e parole provocatorie” nei confronti dei due italoalbanesi (il 22enne è anche stato condannato per ingiuria, reato non contestato). Insomma: l’equivalente giuridico del proverbio “chi semina vento…”.

Più nel dettaglio, ai due italoalbanesi erano stati imputati sei colpi che si qualificavano come tentato omicidio: due calci al volti e quattro colpi al capo con una mazza da baseball in alluminio. Per la Corte “solo” tre di questi, alla luce delle riprese video, soddisfacevano i criteri per tale ipotesi di reato. E poco importa che il 28enne non sia mai stato in pericolo di vita: “Per costante giurisprudenza non è un criterio per la realizzazione del reato”. È semmai, un’attenuante, di cui la Corte ha tenuto conto nel commisurare la pena inflitta ai due, al pari della giovane età, del non aver ragionato in modo lucido (l’ipotesi di tentato omicidio intenzionale non era peraltro sul piatto) e dell'essere stati provocati. Tanto che dal punto di vista soggettivo la loro colpa è stata ritenuto medio-grave.

Le difese dei due italoalbanesi si erano battute per l’assoluzione dal reato più grave di tentato omicidio e avevano chiesto nella peggiore delle ipotesi pene contenute in trenta mesi, mentre le difese dei due ticinesi hanno contestato in particolare il reato di rissa (ammesso dai due italoalbanesi), sostenendo di essere stati esclusivamente vittime della situazione.

Quanto alla dinamica dell'accaduta questa è, succintamente, la verità processuale emersa alla luce della sentenza odierna. I due ticinesi erano tornati all'autosilo Genzana dopo una serata nei locali luganesi e lì hanno incontrato i due italoalbanesi, che erano lì un po' per caso durante un viaggio con destinazione San Gallo. Hanno chiesto loro se avevano marijuana o hashish e in seguito alla loro risposta, per qualche motivo, li hanno provocati. Ne è nata una prima colluttazione senza gravi conseguenze in seguito alla quale i due italoalbanesi sono saliti in auto. Auto che però i ticinesi hanno preso a calci e pugni. Gli italoalbanesi sono quindi scesi dalla vettura, uno imbracciando una mazza da baseball, e vi è stato un nuovo scontro, dove ad aver avuto la peggio è stato decisamente il 28.enne, raggiunto in particolare da tre colpi al capo quando era a terra inerme (ne porta ancora la cicatrice). I due italoalbanesi sono poi fuggiti, tornando in Italia, dove sono stati arrestati diversi mesi dopo al termine di una complessa indagine.

Correlati