Amarcord

Blocco dei ristorni, non è la prima volta: i precedenti del 2011 e del 2019

Dalla blacklist italiana al caso Campione d'Italia, fino alla tassa sulla salute: ecco le volte in cui il Ticino ha congelato i versamenti destinati all'Italia
©Gabriele Putzu
Red. Online
30.06.2026 15:00

La decisione del Consiglio di Stato di sospendere cautelativamente circa 50 milioni di franchi di ristorni destinati alla Lombardia non è un fulmine a ciel sereno. Nella storia recente dei rapporti (fiscali) tra il Ticino e l'Italia, l'arma del congelamento dei versamenti è già stata impugnata: l'ipotesi è stata evocata a più riprese, ma soltanto in due occasioni, peraltro molto diverse tra loro, si è effettivamente concretizzata.

Per capire la portata della leva, conviene ricordare di che cosa stiamo parlando. I cosiddetti ristorni sono una compensazione finanziaria prevista dal vecchio accordo del 1974 tra Italia e Svizzera: i frontalieri pagano le imposte in Svizzera e una quota del gettito, inizialmente il 40%, oggi circa il 38,5%, viene trasferita all'Italia e distribuita a Comuni, Province e comunità montane di confine. In mezzo secolo di validità di quell'accordo, il solo Canton Ticino ha versato all'Italia circa 2 miliardi di franchi.

Il 2011, il vero modello

Il precedente più citato, e l'unico davvero paragonabile a quello odierno, risale al 30 giugno 2011. In quell'occasione il Governo ticinese decise di congelare la metà dei ristorni relativi all'anno 2010, circa 28,4 milioni di franchi. La mossa era una risposta su due fronti: l'inserimento della Svizzera nella blacklist italiana dei paradisi fiscali e lo stallo nei negoziati per la revisione dell'accordo sui frontalieri. L'obiettivo dichiarato era mettere pressione su Roma e Berna affinché le parti si sedessero seriamente al tavolo delle trattative, riaprendo i dossier sulla doppia imposizione, sulle blacklist e sull'accordo fiscale del 1974. Quel braccio di ferro è oggi un riferimento politico ricorrente: il blocco deciso nel 2026 viene esplicitamente costruito «sul modello di quanto già avvenuto nel 2011».

Il 2019 e il caso Campione d'Italia

Diverso, e di portata molto più contenuta, il secondo precedente. Nel 2019 il Ticino trattenne circa 3,8 milioni di franchi per compensare i debiti del Comune di Campione d'Italia. Un intervento mirato e puntuale, dunque, più contabile che diplomatico, ma comunque parte della stessa storia: quella di un Cantone che, in alcuni passaggi, ha scelto di usare i ristorni come strumento di pressione.

Dalle minacce alla decisione del 2026

Tra un precedente e l'altro, l'ipotesi del blocco è tornata ciclicamente nel dibattito. Nel febbraio 2026 i partiti di centrodestra hanno presentato in Gran Consiglio una mozione interpartitica che chiedeva la sospensione, totale o parziale, dei versamenti all'Italia. Nei mesi successivi, il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali ha rilanciato a più riprese il tema, parlando di rapporti con l'Italia «ai minimi storici», mentre il Consiglio federale ha più volte bocciato l'ipotesi, qualificando un eventuale congelamento come una violazione dell'Accordo sui frontalieri.

E arriviamo alla decisione del 30 giugno 2026, quando il braccio di ferro si è tradotto in numeri: 58,9 milioni versati e 50,2 milioni congelati sulla quota lombarda, in reazione alla «tassa sulla salute» che la Regione Lombardia intende imporre ai «vecchi» frontalieri.

Come ha reagito l'altra sponda

Visto dall'Italia, il congelamento ha un destinatario molto concreto: a farne le spese, sottolineano gli esponenti politici sulle testate lombarde, sarebbero soprattutto i Comuni di frontiera delle province di Varese e Como, già alle prese con tagli ai trasferimenti. Il senatore PD Alessandro Alfieri ha parlato di «rappresaglia annunciata», chiedendo a Roma e alla Regione Lombardia di ritirare la tassa sulla salute e di restituire i ristorni ai Comuni.

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