Ticino

Capitale culturale, Mendrisio si spacca tra opportunità mancata e risparmio

Sfumata la possibilità per il 2030, il capodicastero cultura Paolo Danielli difende la bontà del progetto: «Ci abbiamo creduto fortemente» – Ma non tutti sono d’accordo: «È un periodo di vacche magre»
©Gabriele Putzu
Stefano Lippmann
09.06.2026 06:00

Ogni competizione ha vincitori e vinti. Lo sa bene Aarau, che giovedì scorso è stata insignita del titolo di Capitale Culturale Svizzera. Lo sanno altrettanto bene le candidate ticinesi – Bellinzona da un lato, Lugano, Locarno e Mendrisio unite dall’altro – che non sono riuscite a «battere» la realtà argoviese. E se nel nostro Cantone entrambe le offerte non sono riuscite a primeggiare, a Mendrisio – è il caso di dirlo – c’è stata una competizione nella competizione. La quale, a conti fatti, ha prodotto a sua volta, volgendo soprattutto lo sguardo alle reazioni politiche, vincitori e vinti.

Non aveva fatto l’unanimità nel Legislativo della città, infatti, il messaggio municipale che chiedeva un credito di mezzo milione di franchi a sostegno della candidatura. A giochi ormai fatti – con il titolo assegnato oltre San Gottardo – non sono mancate le puntualizzazioni (e, perché no, anche le rivendicazioni).

Il capodicastero Cultura, eventi e sport Paolo Danielli (Il Centro) ha difeso e difende tuttora con forza la bontà del progetto che, ci anticipa, non finirà in un cassetto. Non nasconde, innanzitutto, «l’occasione persa». Danielli parla di un dossier «costruito in dettaglio negli scorsi mesi, che ha richiesto non solo un lavoro con dei professionisti esterni ma il coinvolgimento diretto delle tre città e dei suoi collaboratori». Un dossier, ribadisce non solo «completo secondo i criteri richiesti ma ricco di contenuti peculiari alle nostre tre realtà». In caso di vittoria le ricadute positive «sarebbero state molto importanti». Mendrisio era pronta, grazie anche «alle diverse realtà associative presenti e ad altri enti». Realtà che hanno «portato a un coinvolgimento totale di tutti gli attori legati al mondo culturale». Oltre alle realtà associative e culturali – ritenute da Danielli la «forza viva» del progetto –, Mendrisio avrebbe offerto «come base solida i due riconoscimenti UNESCO, un unicum, la rete dei musei e gli enti della cultura indipendente, oltre alla presenza dell’USI, con l’Accademia di Architettura e della SUPSI». Quest’ultime con un particolare valore aggiunto: «Sono già implicate nella visione del territorio e del patrimonio culturale».

Non tutta la Mendrisio politica, però, ha detto sì. «Lega e UDC hanno spinto molto sul concetto di spesa e non di investimento» commenta il capodicastero. Che aggiunge: «Non ci sarebbero state unicamente ricadute sul turismo, ma anche culturali». Quanto ideato, come anticipato, non rimarrà in un cassetto: «Abbiamo già parlato con Lugano e Locarno, non vogliamo buttare all’aria lo sforzo fatto». Da qui la volontà di «promuovere iniziative in comune e attivare progetti che abbiamo pensato durante l’allestimento del dossier». E proporsi nuovamente a Capitale Culturale Svizzera? «È prematuro esprimersi – risponde Danielli –. Anche se la prospettiva annunciata per il 2033 ci ha fatto piacere». Ma, prima di tutto, per il municipale v’è da comprendere se «la lezione sia stata capita e se il Ticino vorrà presentarsi unito». Lugano, Locarno e Mendrisio ci sono: «Vista l’esperienza positiva della collaborazione portata avanti dalle tre città, ci piacerebbe essere insigniti di questo titolo. Ci abbiamo creduto fortemente».

Attenzione alle finanze

Contrari sin da subito alla richiesta di credito di mezzo milione di franchi sono stati i consiglieri comunali della Lega (abbiamo provato, senza successo, a raggiungere Massimiliano Robbiani) e dell’UDC-UDF (anche la lista civica Per Mendrisio ha espresso parere negativo).

Due, in particolare, i temi che non hanno convinto appieno. «Non era garantito nessun ritorno in termini economici e culturali – sottolinea innanzitutto il consigliere comunale dell’UDC-UDF, nonché commissario in Gestione, Roberto Pellegrini –. Sul territorio di Mendrisio sono davvero poche le strutture ricettive». Secondo Pellegrini a Mendrisio «sarebbero giunte persone per la gita fuori porta dopo aver visto e pernottato a Lugano a Locarno. L’altro aspetto? «Oltre al pasticciaccio con Bellinzona (da dove è giunta una seconda candidatura ticinese, ndr), stiamo vivendo un periodo di vacche magre». Per questo motivo – spiega Pellegrini – «da qualche parte bisogna risparmiare». UDC e UDF «non sono contrarie alla cultura, ma parlando anche da commissario della Gestione reputo che non sia un periodo allegro sotto l’aspetto delle finanze». Ecco, dunque, «la possibilità di rinunciare a un investimento per cercare di risparmiare».

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