Cargo tornerà sotto le FFS, «ma il nodo resta un altro»

Dal 2027 FFS Cargo (e con essa i suoi dipendenti) tornerà sotto il cappello delle FFS e formerà la divisione Traffico merci insieme alle società del Gruppo SBB Cargo International SA. Un po’ in sordina, nel comunicare i risultati semestrali (vedi box a fianco), oggi le Ferrovie federali hanno annunciato un cambiamento che, perlomeno negli ambienti sindacali, era auspicato da molto tempo. O meglio, sin dal 2001, quando il traffico merci delle FFS era stato trasferito in una società affiliata di diritto privato: la FFS Cargo, appunto, che ora tornerà a tutti gli effetti sotto il cappello originale della «casa madre».
Bene ma non benissimo
Un cambiamento che è stato accolto con favore da parte del sindacato del personale dei trasporti (SEV), che tuttavia è tornato a rimarcare che «un nuovo assetto organizzativo da solo non basta» per rimettere l’azienda sui binari giusti. Ma è anche un cambiamento guardato con particolare interesse in Ticino, dove il tema «FFS Cargo» di recente ha fatto parecchio discutere a causa della riorganizzazione dell’azienda che ha portato alla soppressione di 80 posti di lavoro nel nostro cantone.
«Sono effettivamente rimasto un po’ sorpreso da questo annuncio», commenta da noi raggiunto il sindacalista del SEV (nonché membro del comitato «No allo smantellamento di FFS Cargo»), Thomas Giedemann. «Da 25 anni diciamo che la decisione di esternalizzare l’impresa era stata inopportuna e che era necessario reintegrare l’azienda e il personale sotto l’egida delle FFS». Una notizia dunque positiva – commenta ancora Giedemann – «soprattutto in un mondo in cui la tendenza è sempre più quella di esternalizzare tutto».
La domanda centrale, però resta: quale effetto avrà il cambiamento per il personale di FFS Cargo? «In generale, penso sarà positivo». Ma c’è un ma. «Per il personale, al di là del cappello sotto il quale sono posti, è importante che ci sia il lavoro». A tal proposito, Giedemann torna a criticare con forza il progetto di ristrutturazione «G-enesis». Quello che, appunto, in Ticino ha comportato la perdita di 80 posti di lavoro.
«Chiediamo il blocco del progetto, altrimenti per il personale non ci sarà alcun valore aggiunto in questo trasferimento». Ad essere «allarmante», per il sindacato, sono sia gli effetti sul personale che quelli sulla clientela. Clientela che, «nonostante gli annunci del CEO, non ha risposto come auspicato. E tutto il castello su cui si basa la riorganizzazione si è rivelato un progetto basato su teorie astratte, scollegate dalla realtà. Con l’effetto, poi, che con la riorganizzazione al contempo l’azienda sta perdendo un importante know how».
La risposta, per Giedemann, risiede in ogni caso nella politica federale. «Stiamo denunciando una situazione grave sia sotto l’aspetto occupazionale che ambientale. Ma attenzione: con G-enesis il futuro del traffico merci FFS è a rischio». Ed è dunque la politica federale, chiosa il sindacalista, che deve capire la situazione e rimettere il trasporto merci svizzero sui binari giusti.
Il ritorno di Cargo alle FFS, oggi è stato commentato anche dal sindacato transfair, secondo cui «l’integrazione è la scelta giusta», anche perché «la società affiliata autonoma ha generato un onere aggiuntivo inutile» e la reintegrazione potrà dunque semplificare la collaborazione e rafforzare il traffico merci su rotaia. Per il personale, ha inoltre scritto transfair, «l’integrazione è fondamentale» poiché in futuro anche i collaboratori di Cargo saranno sottoposti al CCL delle FFS. E, così facendo, «per tutti verranno applicate le stesse condizioni: un segnale forte a favore di strutture chiare e di un futuro comune all’interno delle FFS». Per quanto concerne i dipendenti toccati dalla riorganizzazione di FFS Cargo, invece, il sindacato ha chiesto «prospettive affidabili» e «soluzioni stabili».
A essere molto critica sul trasferimento di FFS Cargo, invece, è stata Pro Alps (già Iniziativa delle Alpi ), secondo cui «ciò che viene presentato come un rafforzamento rischia di far diventare la ricerca del pareggio di bilancio presso FFS Cargo più importante della politica di trasferimento modale». In altre parole, Silvan Gnos, citato nella nota, ha affermato: «C’è il rischio che in futuro le esigenze specifiche del trasporto merci all’interno del gruppo abbiano ancora meno peso». E per Pro Alps ciò che non deve accadere è che gli interessi del gruppo FFS prevalgano sul mantenimento o sul potenziamento del trasporto merci su rotaia.
«Una fase importante»
Dal canto loro, le FFS hanno spiegato che «il riassetto del traffico merci su rotaia procede secondo i piani» e che «il nuovo modello di produzione permetterà di migliorare la redditività a partire da dicembre 2026, contribuendo così a raggiungere l’obiettivo fissato dalla Confederazione di un traffico merci finanziariamente autonomo entro il 2033». Hanno poi aggiunto che «la reintegrazione nel Gruppo rappresenterà una fase importante dell’operazione di riassetto» e, riguardo al personale, hanno chiarito che il cambiamento «non influirà in alcun modo sulle condizioni d’impiego». Più in generale, le FFS hanno evidenziato che la reintegrazione contribuirà «in misura significativa all’obiettivo delle FFS di fare sì che, a lungo termine, il traffico merci sia un’attività finanziariamente autonoma, come richiesto dalla Confederazione in veste di proprietaria».


