Giubiasco

Centro per richiedenti l'asilo al Seghezzone: dai passi avanti al punto di vista di Meggen

Prevista inizialmente per giugno, l'apertura degli alloggi avverrà fra fine luglio e inizio agosto - Abbiamo parlato con il Comune lucernese che già aveva utilizzato i medesimi moduli abitativi: «Un'esperienza molto positiva»
©Chiara Zocchetti
Giacomo Butti
25.06.2026 06:00

A tre mesi e mezzo da una serata informativa decisamente «calda» organizzata dal Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) e dal Dipartimento del territorio (DT), sembrano essersi calmate le acque attorno al progetto cantonale riguardante la costruzione di nuove unità abitative per persone richiedenti l’asilo in zona Seghezzone, a Giubiasco. Venute alla luce nel mese di marzo, anche nel corso del citato incontro al Mercato coperto, le tensioni fra Città e Cantone vertevano sull’avvio dei lavori nel comparto senza una domanda di costruzione. Ma i pezzi del puzzle sembrano in procinto di andare al proprio posto. «Il Cantone ha condiviso oggi (ieri per chi legge, n.d.r.) il suo preavviso: nelle prossime settimane seguiremo dunque l’iter per il rilascio della licenza edilizia», ha spiegato al CdT il sindaco Mario Branda. Quel che è certo, è che - inizialmente prevista a fine giugno - l’entrata in funzione della struttura al Seghezzone avverrà in ritardo: non prima di fine luglio-inizio agosto, come confermatoci dal DT.

Equa distribuzione

Motivata dalla necessità di fare fronte alla crescente pressione migratoria sulla Svizzera (e di conseguenza sul Ticino), la costruzione dei prefabbricati permetterà di accogliere fino a 88 persone richiedenti l’asilo per una durata di 3-4 anni. Il tempo necessario, questo, per trovare una soluzione a lungo termine che segua la nuova strategia cantonale, la quale prevede la progressiva diminuzione di persone richiedenti l’asilo collocate in pensioni, a favore di strutture proprie, meno onerose. Nel corso dell’incontro con la popolazione, DSS e DT avevano rassicurato la popolazione anche sulla volontà di mantenere un’equa distribuzione sul territorio cantonale delle persone accolte, considerati gli spazi già aperti al vicino Centro polivalente di Camorino e in una struttura alberghiera in viale Stazione a Giubiasco. Proprio per quest’ultima, anche a seguito di discussioni con il Municipio, il direttore del DSS Raffaele De Rosa aveva garantito la volontà di procedere al più presto con un graduale dimezzamento delle presenze. Sostenuta dalla Città, questa misura dovrà però, ovviamente, attendere l’apertura del centro al Seghezzone, di competenza cantonale. La questione, ci spiega in ogni caso Branda, «rimane assolutamente attuale» per il Municipio.

Dubbi ed esperienze positive

Sebbene preoccupazioni di questo tipo non siano riemerse con forza nell’incontro fra cittadini e Municipio andato in scena nel mese di maggio al Mercato coperto di Giubiasco (lì il progetto del Seghezzone era stato menzionato solamente nei minuti finali), i prefabbricati rimangono tema di discussione, ci spiega da parte sua il presidente dell’Associazione di quartiere Athos Ambrosini. «Capita che qualcuno venga chiederci informazioni al riguardo. In tal caso cerchiamo di chiarire ogni dubbio». La posizione dell’Associazione di quartiere non è cambiata: «Rimaniamo orientati sul monitoraggio e sul dialogo, sostenendo la necessità di un’equa distribuzione sul territorio delle persone richiedenti l’asilo».

Per il Comune lucernese di Meggen, che queste strutture le ha avute in uso prima che venissero cedute al Ticino, l’esperienza si è rivelata proficua. Da noi contattato, il Municipio del paese di 8 mila abitanti ha infatti dato, complessivamente, una valutazione «molto positiva» all’insediamento temporaneo dei moduli, realizzato «con il consenso della popolazione per una durata di tre anni, e con una licenza edilizia limitata allo stesso periodo». I prefabbricati si sono dimostrati «di buona qualità costruttiva e si integravano bene nell’ambiente circostante». Sebbene l’area si trovasse ai margini del comune, «era ben servita dai trasporti pubblici e disponeva di un negozio annesso a una stazione di servizio». Un aspetto, questo, «particolarmente apprezzato» dalle persone accolte nella struttura.

La «temporaneità» del progetto, hanno sottolineato le autorità del Comune lucernese, non va sottovalutata.  «Grazie alla limitazione temporale, per la popolazione è sempre stato chiaro che l’insediamento di container sarebbe stato presente solo provvisoriamente e che successivamente l’area sarebbe tornata alla sua funzione originaria. Anche le attività correlate, come le prestazioni di assistenza domiciliare (Spitex), il volontariato e altri servizi di supporto, hanno potuto essere organizzate con un orizzonte temporale definito».

Durante i tre anni di utilizzo, ha spiegato al CdT il Municipio di Meggen, «non si sono registrate particolari criticità. Inoltre, la grande maggioranza della popolazione ha sostenuto il progetto. L’accoglienza di famiglie con bambini è stata considerata un’esperienza molto arricchente e gratificante per i volontari coinvolti».