La sentenza

Condanna «dimezzata», ma ora serve una terapia

Inflitti ventiquattro mesi sospesi a un giovane accusato di quattro rapine e cinque furti – La pubblica accusa aveva chiesto 4 anni, ma la Corte lo ha prosciolto da varie imputazioni – Dovrà seguire un trattamento stazionario, ma dove?
© CdT/Chiara Zocchetti
Nico Nonella
18.08.2026 18:18

Da un lato, un sentimento «di tristezza e preoccupazione», dall’altro la necessità di sanzionare «un comportamento ingiustificabile». La Corte delle assise criminali presieduta dalla giudice Monica Sartori-Lombardi ha deciso di concedere un’ultima possibilità al 22.enne brasiliano del Bellinzonese alla sbarra da ieri per vari furti e rapine, in parte tentati, e altri reati. Lo ha fatto infliggendogli una condanna a 24 mesi sospesi in favore di un trattamento stazionario e rinunciando all’espulsione obbligatoria dalla Svizzera.

Le accuse a carico dell’imputato erano gravi: 4 rapine e 5 furti, più una serie di violazioni di domicilio e danneggiamenti oltre a vari reati di droga. L’ultimo «colpo», il più grave, era andato in scena il 25 novembre scorso in un albergo di Lugano, quando il 22.enne aveva minacciato una dipendente con un tagliacarte, brandito anche contro due colleghi della donna intervenuti con successo per aiutarla. Il colpo? Attuato poiché voleva finire in carcere visto che non sapeva dove andare. Per questo fatto, ammesso, la Corte lo ha riconosciuto colpevole, così come della rapina commessa nell’aprile di due anni fa a Bellinzona, ai danni di un ragazzo disabile, malmenato nell’occasione. Derubricate o cadute, invece, le altre accuse principali. Ossia di aver tentato altri due «colpi»: uno ai danni di una giovane sempre a Bellinzona, alla quale, tra il 2 e il 3 settembre dello scorso anno, aveva tentato di sottrarre lo zaino, bloccandola e coprendole la bocca con una mano (la giovane si era difesa ed era riuscito a farlo fuggire); l’altro, la notte del 15 novembre successivo, ancora ai danni di una donna, alla quale aveva tentato senza successo di sottrarre la borsa. Ad essere accolta è stata la tesi dell’avvocato difensore Francesco Martire, il quale aveva chiesto una modifica dell’atto di accusa chiedendo di qualificare il terzo episodio come coazione.

Per la giudice Sartori-Lombardi (assistita a latere da Renata Loss Campana e Charles Jacques) non è stato possibile stabilire se il 22.enne abbia afferrato la ragazza per derubarla o per molestarla e ha dunque accolto la tesi della coazione, mentre ha prosciolto l’imputato dal quarto episodio per assenza di prove. Il 22.enne è stato pure assolto dall’accusa di furto in alcune cantine e condannato per quello ai danni di un esercizio pubblico di Lugano, che era fruttato un bottino di circa 4.000 franchi. La Corte ha quindi deciso di infliggere una pena «dimezzata» rispetto ai 4 anni di carcere richiesti dalla procuratrice pubblica Margherita Lanzillo. Ora bisognerà trovare una struttura adeguata per curare la dipendenza da alcol e droghe del giovane: Villa Argentina, unica in Ticino, ha già detto no. Il tempo stringe.

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