Da Chiasso al Decathlon di Milano, in carcere un diciottenne ticinese

Ci sono (almeno) due giovani residenti in Ticino tra le persone fermate e accusate di devastazione e saccheggio per i fatti avvenuti domenica 18 ottobre a Milano. In particolare, per l’assalto al negozio Decathlon di piazza Cairoli. Si tratta di un 18.enne e di un 17.enne. Il maggiorenne, classe 2008 e nato a Mendrisio, è indagato «con le circostanze aggravanti di aver concorso in più di cinque persone e con soggetti minorenni in un reato per cui è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza».
Passamontagna e cuffia neri
Il 18.enne «residente a Chiasso – si legge nell’ordinanza di convalida di arresto del Tribunale di Milano – è venuto appositamente a Milano al fine di partecipare ai disordini e si è dichiarato incuriosito da manifestazioni non autorizzate che rischiano di degenerare in situazioni violente. Non ha mostrato alcun segnale di pentimento, né tantomeno di percezione del disvalore dei fatti per cui si procede».
È stato bloccato dalle forze dell’ordine all’interno del Decathlon, poco prima delle 19. Durante il successivo interrogatorio, ha spiegato «di aver visto una massa di persone sfondare la vetrina del negozio e di essersi accodato» insieme all’amico – il 21.enne di Milano – alla folla che entrava. Ha preso le scale e, al piano -1, si è impossessato di un paio di scarpe. Una volta tornato al piano terra, si è trovato davanti agli agenti ed è stato fermato. Era «vestito di nero». In testa «un passamontagna e sotto un cappellino nero, simile a una cuffia». Il tutto è avvenuto sotto gli occhi delle videocamere di sorveglianza.
Ha cercato di minimizzare
Il giovane, davanti agli inquirenti, ha tentato di «sminuire la gravità dei fatti»: ha spiegato di non avere partecipato direttamente alla devastazione delle vetrine. Ma ha ammesso di essersi «accodato alla massa di coloro che, una volta sfondate le vetrine del negozio, hanno fatto irruzione al suo interno, depredando gli scaffali e distruggendo la merce esposta»: questo denota «una condotta collettiva violenta alla quale ha preso parte». Indossando passamontagna e cuffia, si legge ancora nell’ordinanza, il 18.enne mostrava inoltre la volontà di «evitare qualsivoglia forma di riconoscimento e di identificazione durante l’assalto», sostenendo la contestazione di devastazione e saccheggio, che include «la consapevolezza di partecipazione a un’opera collettiva coordinata verso una finalità potenzialmente devastatrice». Insieme, come detto, all’amico di 21 anni e a tre minorenni, tra cui un 17.enne nato in Svizzera.
«Curiosità e euforia»
Il 18enne residente a Chiasso ha dichiarato di avere appreso della manifestazione dai social network e, «nonostante si trattasse di una situazione potenzialmente violenta, di avere deciso di partecipare per curiosità e spinto dall’euforia». Secondo la giudice per le indagini preliminari Maria Idria Gurgo di Castelmenardo – che ne ha disposto la custodia in carcere – il fatto che il giovane si sia vestito in modo da evitare di essere identificato «consente di formulare una prognosi favorevole sulla possibile reiterazione del reato»: «Potrebbe, in futuro, prendere parte ad analoghi episodi di devastazione e saccheggio».
Nell’ordinanza si parla di «assenza di qualsiasi forma di pentimento o dispiacere da parte dell’indagato, il quale nel corso dell’interrogatorio non ha chiesto scusa e non ha dimostrato di aver compreso il disvalore dei fatti per cui si procede».
Stando a quanto riferito da Tio.ch, che per primo ha riferito la notizia, ci sarebbe anche un altro 17.enne domiciliato a Chiasso tra gli indagati. Ma da parte del Tribunale dei minorenni le bocche sono cucite, trattandosi di un minorenne.
Social «detonatori di violenza»
La giudice Gurgo di Castelmenardo va pure oltre nel confermare la custodia cautelare in carcere per il 18.enne di Chiasso, «anche in quanto non risulta comprovata la disponibilità di idoneo domicilio dove eventualmente collocarlo agli arresti domiciliari». E spiega che «le situazioni di ritrovo di ampie frange di giovani e giovanissimi indotti dai social network a prendere attivamente parte a condotte di dissenso insurrezionale, possono fungere da detonatore esponenziale di violenza». Inoltre, «conferma l’esistenza del concreto pericolo di commissione di fatti analoghi, posto che il violento trova con estrema facilità e frequenza, nel quotidiano svolgersi della vita di relazione, infinite occasioni per dare sfogo ulteriormente ai propri istinti in danno di altri».
Allerta anche a Como
Le conseguenze dei disordini di Milano hanno alimentato la preoccupazione anche a Como, in vista di una possibile azione di protesta giovanile per le strade della città nella giornata di domani, sabato 24 ottobre. Ad ogni modo, a Ticinonews il presidente di Confesercenti Como Claudio Casartelli riferisce delle rassicurazioni ricevute dalle forze dell’ordine. La Divisione investigazioni generali e operazioni speciali (Digos) sta svolgendo accertamenti su una trentina di giovani per istigazione a delinquere finalizzata al saccheggio. Domani non sono previste manifestazioni ufficiali autorizzate. E Casartelli aggiunge che «le dimensioni contenute» della città permettono alle forze dell’ordine di monitorare con efficacia «eventuali situazioni».


