Dal Ticino a Crans-Montana per il riconoscimento delle vittime: «Abbiamo fatto tutto ciò che umanamente è possibile fare»

«Una tragedia di questa portata suscita molteplici emozioni. Il nostro compito è comunque quello di rimanere razionali, affinché la qualità del lavoro eseguito sui luoghi di intervento sia compatibile con quanto ci si aspetta da noi. Dal profilo umano è tremendamente difficile accettare che dei ragazzi così giovani possano aver perso la vita in un contesto legato ad una festa di benvenuto al nuovo anno». A parlare è il commissario capo Giancarlo Santacroce, responsabile della Scientifica della Polizia cantonale ticinese, di ritorno da Crans-Montana.
Quattro agenti dal Ticino
Nella giornata di ieri, domenica 4 gennaio, tutte le 40 vittime del terribile incendio scoppiato la notte di Capodanno nel Constellation sono state formalmente identificate. Oggi è arrivata la conferma di identificazione anche dei 116 feriti. Le autorità vallesane hanno richiesto a loro supporto la partecipazione del DVI–CH (Disaster Victim Identification) che ha trasmesso una domanda di personale ai vari Cantoni, per un impiego di più giorni. Questa era relativa a personale specialistico SoC-PA (Scene of Crime -Post Attack) per gestire la scena dell’evento e personale DVI per le procedure d’identificazione. Alle operazioni hanno preso parte specialisti di Polizia scientifica e di Medicina legale, e dentisti forensi a livello svizzero. Il Canton Ticino ha messo a disposizione 4 specialisti: Giancarlo Santacroce in qualità di capo Scientifica e tre collaboratori. Due agenti si sono occupati della scena, altri due delle procedure d’identificazione.
Un limbo, in attesa dell'ufficialità
Le prime ore dopo l'incendio sono state concitate. Sul web venivano condivisi appelli, con foto e informazioni dei giovani che si trovavano all'interno del locale teatro della vicenda. Il presidente della Confederazione, Guy Parmelin, lo aveva detto: «Il processo di identificazione delle vittime è estremamente difficile», soprattutto quando le ferite sono legate a ustioni. E non è possibile speculare, è necessario dare alle famiglie risposte concrete. «I protocolli scientifici internazionali sono stati concepiti per evitare errori nelle procedure d’identificazione», sottolinea Santacroce. «Queste verifiche sono lunghe e poco si conciliano con una risposta immediata. Viviamo in un contesto in cui le informazioni circolano rapidamente ma in ambiti così delicati come l’identificazione di una vittima di una catastrofe, non c’è spazio per l’approssimazione e il fattore tempo è il prezzo che si deve purtroppo pagare». Un corpo può essere identificato formalmente con le impronte digitali, il DNA, un’identificazione dentale forense oppure mediante dispositivi/protesi mediche dotate di numero di serie.
Una prima in Svizzera
Per la prima volta in Svizzera, a Crans Montana è stato applicato il concetto SoC-PA per trattare i luoghi di un fatto drammatico con un grande numero di vittime. È una procedura che è stata sviluppata dalla polizia francese a seguito degli attentati di Parigi. «Questo metodo di lavoro permette di concentrarsi sugli aspetti legati alle vittime e alla loro identificazione, oltre ovviamente a ciò che ha causato l’evento. Lo scopo è quello di raccogliere i dati essenziali e accorciare le tempistiche legate alle identificazioni», chiarisce il responsabile della Scientifica della Polizia cantonale ticinese.
«Il nostro lavoro non contempla errori»
«In tre giorni di lavoro si è riusciti a identificare formalmente 40 vittime, restituendole ai propri cari. Nella drammaticità di questo evento, l’applicazione di questo protocollo ha accorciato le attese di un’identificazione e ha alleviato, anche se solo in parte – ne sono consapevole –, le sofferenze dovute all’attesa da parte dei familiari». Santacroce conosce la sofferenza di chi è in attesa di risposte e ha bisogno di iniziare il processo di elaborazione del lutto. «Il nostro lavoro non contempla errori in situazioni così delicate. Ne siamo consapevoli e cerchiamo di fare il possibile e di mantenere un’alta qualità in linea con le tempistiche richieste dai familiari che attendono notizie sui loro cari. Facciamo tutto ciò che umanamente è possibile fare in questi contesti, abbinando empatia, sensibilità e rigore scientifico».
La presa a carico psicologica
Chi ha operato in questi giorni sul campo, ha fatto di tutto per «non farsi coinvolgere troppo dal contesto mediatico». «Siamo rimasti concentrati sul nostro lavoro e su quanto era possibile fare», conclude Santacroce. «Ci tengo a evidenziare la mia vicinanza e quella della Polizia cantonale a chi ha perso un proprio caro e a chi lo vede ricoverato a causa delle gravi ferite riportate nell’incendio».
Anche i quattro agenti partiti dal Ticino verso il Vallese hanno ricevuto sostegno psicologico, sia sul luogo dell’evento, una volta ultimati i lavori, sia al rientro nel nostro cantone. «Colgo l’occasione per ringraziare i nostri psicologi di Polizia per il sostegno e la loro vicinanza. Un grazie particolare va anche al comandante Matteo Cocchi per il supporto ricevuto e naturalmente ai tre collaboratori con i quali ho condiviso questo intervento, per l’eccezionalità di quanto hanno saputo affrontare e dare».
