Definitiva la condanna a 12 anni di carcere per abusi

Dodici anni di carcere per abusi sulla figliastra. È stato uno dei casi più gravi della cronaca giudiziaria recente. Sia per l’entità dei fatti commessi, sia per la loro durata: toccamenti, rapporti sessuali completi per ben nove anni, dal novembre 2014 al novembre 2023, il tutto in un ambiente familiare caratterizzato da un dominio psicologico esercitato sulla vittima, il cui calvario è iniziato quando lei aveva appena 12 anni. La vicenda giudiziaria si è chiusa definitivamente il 4 giugno scorso, quando il Tribunale federale si è pronunciato in ultima istanza respingendo il ricorso dell’imputato e rendendo così definitiva la sua condanna, così come l’espulsione dalla Svizzera per 12 anni.
Farà giurisprudenza
In primo grado, la Corte delle Assise criminali aveva condannato l’autore di questi crimini, un 57.enne spagnolo, a 12 anni di carcere oltre all’espulsione e a un risarcimento di 35 mila franchi. E lo stesso ha fatto il 21 novembre scorso la Corte di Appello e revisione penale (CARP) presieduta dalla giudice Giovanna Roggero-Will (a latere Rosa Item e Francesca Lepori Colombo) e composta anche dagli assessori giurati. La pena inflitta nel 2023 dall’allora giudice Francesca Verda era più severa rispetto ai 10 anni chiesti dall’accusa, rappresentata dalla procuratrice pubblica Anna Fumagalli. La sentenza di primo grado era quindi stata impugnata dall’avvocato Pascal Frischkopf, difensore dell’imputato. La decisione era servita da «metro di giudizio» per la Giustizia ticinese: lo scorso marzo, una Corte delle assise criminali aveva inflitto 12 anni di carcere a un 67.enne del Luganese accusato di aver abusato della figlia adottiva tra il 2012 e il 2023 (anche in quel caso, l’imputato aveva ammesso esclusivamente dei rapporti nell’ambito di una «deviata» storia d’amore nata quando la vittima aveva 16 anni). Ora la sentenza del Tribunale federale è destinata a fare giurisprudenza.
Lei credibile, lui no
Anche i giudici losannesi hanno ritenuto non credibile la versione dell’imputato, ossia che con la giovane ci sarebbe stata solo una relazione sentimentale iniziata nel 2021, con la figliastra – costituitasi accusatrice privata e rappresentata dall’avvocata Letizia Vezzoni – già maggiorenne. Per l’accusa, invece, l’uomo aveva esercitato sulla giovane un dominio assoluto. Ai toccamenti, negli anni sono seguiti rapporti sessuali, con la giovane che è stata manipolata e intimidita con aggressioni fisiche e verbali, mentre i suoi movimenti sarebbero stati monitorati tramite la localizzazione. Il 57.enne aveva in particolare lamentato una presunta violazione del principio accusatorio, sostenendo che i fatti addebitatigli non fossero stati sufficientemente circostanziati, e aveva fatto leva su presunte incongruenze nei racconti della vittima. Lapidario il TF, il quale al pari della CARP ha ritenuto «che i minori dettagli forniti dall’opponente sulle modalità degli abusi nelle fasi successive erano principalmente riconducibili al fatto che, con il passare del tempo, essi si erano intensificati ed erano in pratica divenuti la normalità».




