È iniziato il processo bis per la presunta aggressione al venditore di rose

Aleggia tuttora, e forse aleggerà per sempre, una nebbia al centro del caso del venditore di rose asseritamente picchiato da due agenti della Polizia Città di Lugano alla stazione FFS il 1. agosto del 2015. Una fattispecie per cui entrambi sono stati assolti in Pretura penale nel 2023, ma che è nondimeno approdata oggi di fronte alla Corte d’appello e revisione penale (CARP) presieduta dal giudice Moreno Capella, dato il ricorso inoltrato dalla presunta vittima. Per contro la pubblica accusa - l’inchiesta è stata ereditata dal procuratore generale Andrea Pagani - ha nel frattempo ritirato il suo appello e oggi non era conseguentemente presente in aula.
C’è una nebbia persistente, dicevamo, che cela in particolare il movente. Dalle carte, infatti, non ne emerge uno convincente. Perché due agenti, senza traccia di provocazioni o tensioni pregresse, avrebbero dovuto aggredire un ambulante? Di converso: perché una persona dovrebbe cercare per undici anni e con tenacia la condanna di coloro che considera i suoi aggressori, se il fatto non è mai accaduto? La vicenda, lo ricordiamo, ha visto ribaltate diverse decisioni dell’accusa (decreti di non luogo a procedere e decreti d’abbandono), anche di fronte al Tribunale federale. Tanto che è poi approdata davanti a un giudice di merito solo a otto anni di distanza dai fatti. Ora lo ha fatto per una seconda volta (la sentenza è attesa nelle prossime settimane).
Botta e risposta sull’inchiesta
Il dibattimento in CARP è stato relativamente rapido, e le parti si sono sostanzialmente riconfermate nelle loro posizioni. I legali della presunta vittima - avvocato Nadir Guglielmoni e dott. iur. Melissa Guggiana - hanno chiesto alla Corte di credere alla versione del venditore di rose, e i legali dei due agenti - avvocati Maria Galliani e Luca Gandolfi - a quella dei loro assistiti, ovvero che quel pestaggio non è mai avvenuto. Il processo è infatti indiziario e di prove che possano corroborare una o l’altra versione, agli atti ce ne sono ben poche, complice anche un’inchiesta probabilmente lacunosa, sicuramente tardiva, che è stata ed è essa stessa oggetto del contendere. Guggiana ha parlato nuovamente di «tentativi di insabbiamento e sviamento della giustizia che hanno aiutato gli imputati». Galliani ha però replicato: «Capisco che si possa essere scontenti, ma ciò non può essere pregiudizievole per i due imputati. Ci sono loro alla sbarra, non il Corpo di Lugano. Se c’è qualcosa da rimproverare alle autorità, lo andava fatto in questi undici anni».
Decisiva la credibilità
Il risultato concreto è, appunto, questo alone di nebbia quasi impenetrabile, che costringe ad affidarsi quasi esclusivamente alla credibilità delle parti in causa. Un esame che in prima istanza è andato a favore dei due agenti, prosciolti dalle accuse a vario titolo di abuso d’autorità e lesioni semplici, non essendo la presunta vittima stata ritenuta sufficientemente credibile. A torto, a mente dei suoi patrocinatori (l’uomo non era presente oggi), che sostengono che le incongruenze siano spiegabili con il suo essere stato «impaurito, umiliato e sminuito», e che le stesse siano comunque marginali e non mutino la sostanza dell’accusa, che è sufficientemente corroborata da elementi oggettivi agli atti. Di diverso parere i legali degli agenti (un 45enne e un 43enne, entrambi ancora attivi come poliziotti). Galliani in particolare ha parlato di «vicenda surreale» per cui è necessario «più che uno sforzo logico per credervi»: «Per l’accusa, senza motivo, senza pregressi, senza senso i due imputati avrebbero aggredito una persona scelta sostanzialmente a caso mentre erano in servizio, denudandola e derubandola, poco prima di recarsi alla cerimonia per la posa della corona in piazza Indipendenza in occasione del 1. agosto. Perché?». A mente della legale, date le circostanze, «serve la credibilità granitica» della presunta vittima, che però nel caso non è data, avendo egli ad esempio cambiato più volte versione su chi l’abbia picchiato e come. «Non escludo - ha detto ancora Galliani - che possa essere stato picchiato da degli agenti. - Ma non quel 1. agosto e non dai due imputati».
Alla CARP ora il compito di emettere il suo giudizio. Gli agenti si augurano che si arrivi, finalmente, alla conclusione.


