Ecco come rendere Capo San Martino una vera e propria «zona speciale»

Non vi è dubbio che Capo San Martino sia una zona speciale. Lo è per le sue caratteristiche morfologiche. Lo è per l’imprenditore vallesano Christian Constantin, che vuole costruirci una struttura ricettiva di alto standing. Lo è per la Città di Lugano, che abbisogna di una struttura simile. E potrebbe diventarla anche nel cuore dei Luganesi, in quanto il progetto prevede che la Città entri in possesso di «interessanti superfici a lago (oggi private)». Affinché tutto ciò accada, Capo San Martino deve però diventare zona speciale innanzitutto sulla carta. Questo perché «la situazione pianificatoria del Piano regolatore di Pazzallo non ammette attualmente la realizzazione del progetto di complesso alberghiero». Bisogna dunque cambiare la pianificazione e creare, appunto, una «zona speciale».
«Uno spazio aperto e vivo»
Le zone speciali sono previste dalla Legge e destinate a rispondere a dei bisogni specifici fuori dalla zona edificabile che sono di principio imposti dalla loro destinazione nel luogo previsto. Nel caso specifico di Capo San Martino, scrive il Municipio nel rispondere a un’interrogazione della consigliera comunale Sara Beretta-Piccoli, «la realizzazione di una struttura alberghiera di alta gamma comprensiva di spazi a lago di pubblica fruibilità in un luogo strategico attualmente in stato di abbandono», dov’era già presenta una struttura ricettiva. È un’area che Constantin, come più volte riferito da questo giornale, vuole rilanciare: «Capo San Martino non sarà più un luogo chiuso, ma uno spazio aperto e vivo. Un progetto che unisce natura, architettura e memoria, per restituire al lago la sua anima più autentica».
Fra un anno in CC
Il problema, appunto, è come rendere realtà questa visione, a cui la Città è interessata non solo per i terreni in riva al lago ma anche perché «permette di rispondere ad un bisogno concreto»: «L’offerta turistica a Lugano soffre infatti di una carenza di strutture di alta gamma poste a lago o nelle sue immediate adiacenze». Una considerazione condivisa di principio dalla Sezione sviluppo territoriale del Cantone. È insomma riconosciuto che siamo di fronte a un «unicum» a Lugano. Un’area vicina al centro, ma intima al contempo.
Quanto alle tempistiche per attuare la necessaria variante di Piano regolatore, la Città stima di poter portare entro un anno il relativo messaggio in Consiglio comunale. Per contro, la consegna del dossier ai servizi cantonali per una prima valutazione è descritta come imminente.
Accesso pubblico alle rive
In tutto ciò, Città e Constantin hanno già firmato una Convenzione che prevede fra l’altro «che vengano costituiti dei diritti, a carico delle future proprietà del promotore, necessari per la pubblica fruizione delle aree che verranno definite dal Piano». Non è per contro prevista la vendita di terreni comunali, bensì un riordino dei confini.
«Va poi osservato - conclude l’Esecutivo - che nella misura in cui la proposta pianificatoria ammette un importante aumento delle possibilità edificatorie nel comparto, vi sono le condizioni affinché il tema relativo al prelievo del contributo al plusvalore ai sensi della Legge sullo sviluppo territoriale sia considerato. Questo contributo, a carico del proprietario al momento dell’entrata in vigore della modifica, sarà prelevato dal Comune, e sarà ripartito fra quest’ultimo e il fondo cantonale per lo sviluppo centripeto nella misura del 50% ciascuno». Una stima di massima in questo senso sarà già svolta a conclusione della fase preliminare della procedura.


