Ecco spiegato il caos viario dopo l'incidente di Mezzovico

Il grave incidente autostradale avvenuto sull'A2 in territorio di Mezzovico lo scorso 8 agosto alle 17.40 è rimasto nella memoria. Sia per la gravità dell’accaduto - sette i feriti, di cui due in modo serio - sia per alcuni aspetti particolari (la scomparsa e il successivo ritrovamento di un gatto), sia per gli impressionanti disagi al traffico (colonne fino a 13 chilometri) che hanno messo alla prova la pazienza di molte persone. Proprio quest’aspetto ha generato alcune polemiche e domande: Perché una chiusura dell’autostrada tanto prolungata? Perché non è stata data assistenza a chi si è trovato bloccato in colonna (si era in periodo di canicola)? Insomma: si poteva fare meglio. Domande confluite anche in atti politici - il consigliere nazionale Lorenzo Quadri ha portato il tema a Berna - che ora iniziano a trovare risposte. Oggi, infatti, il Consiglio di Stato ha dato seguito a un’interrogazione leghista (primo firmatario: Stefano Quadri), rivelando dettagli inediti di quel giorno. E concludendo che, no, meglio non si poteva fare: «Non riteniamo di dover rivedere a breve termine le procedure d’intervento». La Polizia cantonale ha in ogni caso istituito un gruppo di lavoro per verificare l’efficacia della stessa. L’impressione, tutto sommato, è che quel giorno a Mezzovico sia stato un caso da manuale di «tempesta perfetta».
Si valutano ottimizzazioni
Innanzitutto, la risposta del Consiglio di Stato ha il pregio di fissare una cronologia degli avvenimenti. L’incidente è avvenuto alle 17.40, in giorno in cui l’A2 in direzione nord era già sovraccarica: «Dalle 12 alle 17 vi è stato un passaggio costante di circa 2.650 veicoli all’ora. Durante un sabato regolare con flusso di traffico normale circolano almeno 1.000 veicoli in meno per ora». Due minuti dopo il sinistro è avvenuta la prima comunicazione agli utenti tramite Viasuisse. Nel frattempo i soccorsi giungevano in forze sul posto e la Polizia cantonale decideva di chiudere completamente le due carreggiate sia per soccorrere i feriti, sia per permettere ai pompieri di pulire la corsia di sorpasso da olio e detriti su un tratto lungo 200 metri. Ciò ha permesso di riaprire alle 19.10 - «nemmeno dopo un’ora dall’inizio dei lavori» - una corsia di marcia.
La stessa è poi stata richiusa fra le 20.15 e le 21.58 «per i necessari rilievi tecnici» della Polizia, «da effettuarsi in piena sicurezza e secondo standard tecnici obbligatori». L’autostrada è poi stata completamente riaperta alle ore 23.26, dopo che i due veicoli coinvolti nell’incidente sono stati recuperati dalle due ditte di soccorso stradale chiamate ad intervenire. Allo stato attuale, per ragioni tecniche e di sicurezza degli agenti, non è stato possibile aprire alcuna corsia durante i rilievi necessari. «Ma si stanno ora approfondendo altre soluzioni tecniche per ottimizzare questo processo».
Azzerata ogni opzione
Torniamo al concetto di tempesta perfetta. Perché l’incidente non è avvenuto solo in un momento molto trafficato, ma anche perché è avvenuto in una fase storica di lavori autostradali allo svincolo di Lugano Nord e perché «si sono aggiunti alcuni incidenti verificatisi sulla stessa strada cantonale, in particolare in corrispondenza della rotonda di accesso alla galleria Vedeggio-Cassarate, che hanno ulteriormente aggravato le condizioni della viabilità». Ciò ha di fatto azzerato ogni opzione. Da un lato non si è potuto far defluire il traffico sulla cantonale, perché anche la stessa era congestionata. Dall’altro lato non si è potuto dare assistenza agli automobilisti imbottigliati nel traffico. O meglio, si è deciso di non farlo perché non si sarebbe fatto in tempo: «Un concetto di assistenza agli automobilisti è esistente - spiega il Governo - ma nel caso concreto, considerato il traffico congestionato e praticamente fermo sia in autostrada che sulla strada cantonale, si è deciso di non attuarlo. Infatti, distribuire beni di prima necessità su una tratta così lunga, comprensiva di cantieri che limitano la mobilità, e traffico completamente bloccato sulle strade cantonali avrebbe necessitato un tempo che andava molto probabilmente oltre la durata effettiva del disagio creato dalla colonna e dai lunghi tempi d’attesa».



