La reazione

Ermani su Dadò: «Non è il primo politico che quando una sentenza non gli sta bene critica i giudici»

Alla trasmissione Detto tra noi l’ex giudice ha affermato: «Non credo proprio che la sentenza sia un copia e incolla del ricorso» – E su Zali: «Sul piano umano gli sono vicino, una persona che ho sempre stimato»
©Gabriele Putzu
Red. Ticino&Svizzera
15.10.2026 20:00

L’ex giudice e presidente del Tribunale penale cantonale (TPC), Mauro Ermani, è tornato a parlare. E lo ha fatto – con un’intervista alla trasmissione Detto tra noi di TeleTicino – dopo la sentenza della Corte dei reclami penali (CRP) che, in sintesi, ha accolto il suo ricorso, rimandando gli atti al procuratore generale per ulteriori approfondimenti in merito al presunto reato di denuncia mendace nei confronti del presidente del Centro, Fiorenzo Dadò. Una sentenza con cui la CRP, citiamo un passaggio chiave, ha ritenuto che vi fossero «indizi concreti per ritenere che» Dadò, «grazie alla sua conoscenza dei fatti reali precedenti la presentazione della pretesa lettera ‘‘anonima’’ in Commissione giustizia e diritti, sapesse perfettamente che l’accusa di pornografia mossa a Mauro Ermani con tale lettera era inventata, apparentemente rientrando in una strategia concertata (quantomeno) con Siro Quadri, volta ad avversare la persona dell’allora presidente del TPC». Dal canto suo, Dadò, la scorsa settimana ha contestato fermamente la tesi della Corte, affermando: «Per quanto riguarda il contenuto, la rigetto completamente». Per poi aggiungere: «Tutto quanto viene scritto semplicemente è un copia e incolla» del ricorso di Ermani. Da questo punto di vista, lo stesso Ermani in trasmissione ha voluto evidenziare che Dadò «non è il primo politico che quando una sentenza non gli sta bene critica i giudici». E, nel merito, ha aggiunto: «Non credo proprio che sia un copia e incolla».

Tornando al suo ricorso contro la decisione del procuratore generale, Ermani ha affermato che «la giurisprudenza dice che non ci si deve fermare lì (...) ma si devono anche andare a vedere le circostanze che sottendono poi alla segnalazione, ciò che poi la CRP ha fatto». Insomma, occorre guardare anche a tutto il contesto che ha portato alla segnalazione. Inoltre, l’abbandono del pg «escludeva l’aspetto soggettivo fondamentalmente dicendo» che «l’imputato non è un giurista per cui non poteva» sapere che quelle foto non comportassero un reato. «E anche su questo punto – ha affermato Ermani – la CRP risponde in maniera molto chiara», affermando che Dadò sapeva che non c’era nulla di pornografico nelle immagini inviate alla segretaria. Per Ermani, riassumendo, la CRP ha dunque rimesso la chiesa al centro del villaggio. E, più in generale guardando al cosiddetto «caos TPC», Ermani si è detto «profondamento convinto» che la campagna fatta contro di lui sia stata un’ingiustizia.

Un po’ diverso il discorso per l’altra immagine, quella famosa del museo di Amsterdam che ritrae due falli giganti, per la quale – è stato comunque ricordato – il procuratore straordinario Franco Passini non ravvisò alcun reato. Su questo fronte Ermani si è comunque detto «dispiaciuto» di averla inviata: «E se tornassi indietro non la rimanderei di sicuro», ha affermato, pur precisando nuovamente che venne inviata in un contesto «scherzoso».

Riguardo alle diatribe con gli ex-colleghi Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti, Ermani non ha escluso che il tutto possa essere nato «da una certa invidia per quel potere che si diceva che io avessi», ma – ha affermato – «io non ho mai avuto l’ambizione di essere il Re sole» della Giustizia ticinese.

Infine, riguardo al cosiddetto «caso Zali», suo predecessore come presidente del TPC, ha preso le difese dell’ex «ministro» leghista: «Sul piano umano e personale non ho la benché minima vergogna a dire che gli sono vicino, che è una persona che ho sempre stimato. Non entro nel merito sui fatti perché anche io ho rimproverato certi personaggi che si sono permessi di dare dei giudizi senza conoscerli (...) Ci mancherebbe che adesso io facessi la stessa cosa. Penso che lui sa come difendersi e forse un giorno uscirà una verità diversa, non lo so...».

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