Eventi alle cave di Arzo nel limbo

La decisione è arrivata, dopo quasi un anno di attesa. La vicenda è però tutt’altro che archiviata. La sentenza del Consiglio di Stato in merito all’organizzazione di eventi alle cave di Arzo non permette infatti di mettere il punto finale alla diatriba che ha opposto da una parte gli organizzatori di manifestazioni nell’anfiteatro naturale, e dall’altra due privati disturbati da questi eventi. Sintetizzato in altre parole: chi sperava che la sentenza del Governo chiarisse, in prospettiva futura, se il disagio arrecato a privati cittadini da eventi ricreativi alle cave potesse far valere un blocco di tali manifestazioni non ha ricevuto una risposta definitiva. Si dovrà valutare di volta in volta.
È questo quanto si può leggere nell’articolata risposta del Governo. Una risposta che permette di portare alla luce anche dettagli della vicenda che finora non erano mai emersi.
Il primo è che i due abitanti di Tremona che hanno ricorso contro l’autorizzazione concessa dal Municipio di Mendrisio il 21 maggio 2025 per diverse manifestazioni alle cave durante l’estate scorsa non erano al primo reclamo. Già nel 2023 i due avevano infatti vinto una diatriba con il Municipio ottenendo il diritto di ricevere il programma completo delle manifestazioni che si svolgono alle cave. Una possibilità di cui si sono avvalsi nel maggio dello scorso anno, ricevendo il programma degli eventi in cartellone e le valutazioni fatte dall’Esecutivo prima di concedere le autorizzazioni. «Nello scritto accompagnatorio il Municipio ha in particolare spiegato che per il rilascio delle autorizzazioni viene svolto un esame globale dell’impatto che generano i singoli eventi sull’arco dell’intero anno, valutando in particolare la sostenibilità e l’impatto causato dall’insieme delle manifestazioni per la popolazione locale (tenendo conto della quantità di rumore cumulato durante l’anno) e ponderando i contrapposti interessi in presenza quali, da un lato, la quiete e la tranquillità degli abitanti e, dall’altro lato, l’interesse generale ad animare un luogo disegnato quale luogo di incontro ed aggregazione per gli abitanti e le famiglie», si premette nella sentenza.
Gli eventi per cui era stata concessa l’autorizzazione erano sei, le riserve dei ricorrenti si concentravano però in particolare su una manifestazione: La Soleggiata, che prevedeva 10 serate musicali nel mese di luglio. Contro tale autorizzazione i due privati, come noto, hanno interposto ricorso, rimproverando al Municipio «di rilasciare sistematicamente le autorizzazioni richieste senza esperire verifiche e concrete valutazioni in merito alle problematiche ambientali» e non tenendo conto «dell’interesse alla quiete notturna e alla tranquillità degli abitanti della zona».

Il nodo pianificatorio
Non era altresì mai emerso che tra le rivendicazioni contenute nel reclamo dei ricorrenti vi fossero anche delle questioni pianificatorie. I due privati, si spiega nel testo, «hanno denunciato la situazione pure dal profilo pianificatorio ed edilizio, richiedendo al Municipio il rispetto della licenza edilizia rilasciata il 9 aprile 2015 (per la riqualificazione delle cave, anche in ottica di organizzare eventi, ndr) ritenendo l’attività de La Soleggiata alle Cave di Arzo non conforme. I ricorrenti sostengono che alla base delle autorizzazioni avversate, oltre alla problematica fonica, vi sarebbero delle problematiche di tipo pianificatorio ed edilizio, sostenendo che l’utilizzo attuale del sito sia ben diverso da quanto autorizzato e che richiederebbe perlomeno l’avvio di una procedura edilizia. La promozione del sito come spazio affittabile per feste private, concerti, matrimoni e altri eventi rafforza la tesi di una vera e propria attività non conforme perdipiù in un contesto naturalistico di pregio. Al proposito sottolineano come gli eventi organizzati da La Soleggiata abbiano prevalentemente una natura commerciale, orientata al profitto e priva di reale valore culturale».
Una volta esposti con chiarezza e dettagli le posizioni delle parti, la sentenza però si ferma, se così vogliamo dire. Il Governo spiega infatti che malgrado i ricorrenti osservino di «avere ancora interesse nella lite malgrado gli eventi avversati abbiano già avuto luogo, perché sono riferiti a una situazione che si ripete annualmente», per il Consiglio di Stato «l’interesse è venuto meno» proprio perché gli eventi si sono già tenuti o si sono tenuti altrove (La Soleggiata nel 2025 si è spostata in zona San Martino, nonostante al ricorso fosse stato tolto nel frattempo l’effetto sospensivo). E di più: «Contrariamente a quanto preteso dai ricorrenti neppure sono dati i presupposti, nel caso concreto, per ritenere che la situazione possa ripresentarsi in avvenire. (…) È innegabile che la questione dell’autorizzazione de La Soleggiata si riproponga ogni edizione. Il solo fatto che un determinato evento venga proposto a scadenza regolare non è però sufficiente ad eludere il requisito di attualità dell’interesse alla risoluzione della causa». La conseguenza è che «deve quindi essere valutata la possibilità che le contestazioni mosse nel caso concreto possano ripresentarsi in futuro nelle stesse condizioni e nei medesimi termini», ma non quest’anno – sottolinea il Governo – visto che La Soleggiata si terrà altrove, come capitato già nel 2025.
Le due conclusioni
La prima conclusione? «Con la decadenza dell’autorizzazione del 21 maggio 2025 viene meno la materia del contendere», il ricorso non può quindi che essere stralciato. Ma ciò non dispensa l’autorità, si continua, «a esaminare la fondatezza del gravame», fornendo un giudizio sommario. In questo contesto il Consiglio di Stato ricorda la domanda di costruzione del 2015 per la realizzazione di un anfiteatro naturalistico, un progetto che «accennava la possibilità di organizzare dei non meglio precisati eventi aperti al pubblico, quali visite escursionistiche (10 giorni), ed eventi occasionali (1 all’anno), il cui numero è aumentato nell’ambito del Regolamento di fruibilità del Comparto delle Cave di Arzo» del 2020. E qui cade la seconda conclusione: lo scorso anno «il Municipio di Mendrisio ha però concesso le avversate autorizzazioni facendo totale astrazione della problematica dal profilo pianificatorio ed edilizio omettendo i necessari accertamenti e verifiche in punto alla compatibilità con la destinazione attribuita alle Cave di Arzo (di grande valore naturalistico) e con la licenza edilizia rilasciata in data 9 aprile 2015 per la loro riqualifica. Ora, appare di meridiana evidenza che un tale accertamento incompleto avrebbe comportato verosimilmente l’annullamento delle autorizzazioni litigiose con contestuale accoglimento del gravame», conclude il Governo.




