Ex LATI, addio alla caserma: «Ma il trasloco resta urgente»

«La votazione? Regolare. Ma il progetto non si farà». A Bellinzona il Municipio chiude il sipario sull’ex LATI, rinunciando al progetto da 34 milioni di franchi che avrebbe dovuto portare a Sant’Antonino la nuova caserma dei pompieri. Nel tardo pomeriggio, l’Esecutivo ha reso noto che, pur ritenendo il dispositivo di voto conforme a legge e regolamenti, oltre che alle indicazioni ricevute dalla Sezione degli enti locali (SEL), quanto emerso dal Consiglio comunale di lunedì, in particolare con il mancato raggiungimento della maggioranza qualificata (31 voti) per il credito di progettazione, ha reso necessario un passo indietro. «Di fatto, e nella sostanza, tale voto significa che il Legislativo respinge nel suo complesso il ‘progetto’ di realizzazione di una caserma dei pompieri (e strutture collegate) nello stabile ex LATI. Non possiamo che tenerne conto e rinunciare quindi alla realizzazione».
Voto e terreno
Qualche dubbio sulla conformità del dispositivo era emerso nell’ultima sessione, quando alcuni consiglieri comunali, in particolare Lorenza Röhrenbach (Verdi-FA), avevano chiesto chiarimenti sul tipo di maggioranza necessaria per approvare i singoli punti del messaggio municipale. Il nodo riguardava soprattutto il primo punto: l’approvazione del principio di insediare la caserma e le strutture collegate all’ex LATI, passata con 29 voti favorevoli e 27 contrari. Perché, si domandava, in questo caso non servivano i 31 voti della maggioranza qualificata, necessari invece per il credito di 700 mila franchi di progettazione, che con lo stesso risultato era stato quindi respinto? Il Municipio aveva indicato che per il primo punto bastava la maggioranza semplice, trattandosi dell’approvazione di un principio e non di un credito d’investimento. Un’interpretazione che, tuttavia, non aveva dissipato ogni dubbio. Dopo accertamenti lampo con la SEL, il Municipio ha insomma ribadito che la procedura non presentava irregolarità. Ma ciò non ha evitato una presa di coscienza: senza il credito di progettazione, l’operazione ex LATI non può andare avanti.
Salvo ulteriori colpi di scena, il sipario calerà anche sull’acquisto del sedime, che di per sé – altro elemento emerso dal voto di inizio settimana – era stato approvato: 34 voti a favore e 22 contrari, frutto della somma fra chi sosteneva l’investimento per l’uso proposto dal messaggio e chi – lato UDC – vedeva invece il comparto come uno spazio di valore da dedicare ad altri scopi.
Da noi interrogato, il sindaco Mario Branda ha confermato che il Municipio, con lo stop al trasferimento della caserma, considera chiusa la partita anche sull’acquisto del sedime. «Nella sostanza, l’acquisto dello stabile e il credito di progettazione sono strettamente collegati. Non avremmo mai presentato questo messaggio se non fosse per l’intenzione di installarci la caserma, né avremmo comprato il terreno senza idea di che cosa costruirci. Chi ha votato in tal senso ha disgiunto la volontà di comprare da quella di realizzare. Un’interpretazione emersa solo lunedì e mai in altre sedi né in seno alla Commissione della gestione». E quindi rifiutata dall’Esecutivo.
Il futuro
La decisione arrivata mercoledì è stata indubbiamente accolta con soddisfazione dai militi volontari riunitisi nel comitato NoCaSa, che – contestando l’opzione ex LATI - già avevano annunciato l’intenzione di lanciare un referendum. Con l’abbandono dell’operazione, tuttavia, il futuro dei pompieri di Bellinzona rimane da chiarire. Nella sessione di inizio settimana, in un discorso rivolto al Consiglio comunale, Branda aveva sottolineato che, in caso di caduta del messaggio, considerata anche l’urgenza del trasferimento, l’unica altra via aperta sarebbe stata quella dell’ex Birreria di Carasso: «Di opzioni ne abbiamo esplorate tante, ma questa è l’unica altra percorribile. E costerà di più». Una valutazione che, a cose fatte, il Municipio ha confermato nel suo comunicato: «Verranno eseguite nuove e ulteriori valutazioni in merito al progetto sul sedime dell’ex Birreria, ritenuto nondimeno che il costo di realizzazione di questa opzione risulta, allo stato attuale, finanziariamente non sostenibile».
Al telefono, il timoniere della Turrita riconferma al CdT che, per rientrare nei costi (44 milioni quelli attualmente prospettati per l’ex Birreria, contro i 34 dell’ex LATI), bisognerà ripensare il progetto, rinunciando ad alcuni aspetti e rivalutando criteri costruttivi «già di per sé tirati». Certamente, garantisce Branda, «si allungheranno le tempistiche». Se per la progettazione a Sant’Antonino «avremmo potuto essere pronti per il 2029, per l’ex Birreria entreremo abbondantemente negli anni Trenta». Il tutto a fronte di un trasloco dei pompieri che rimane «un’esigenza imprescindibile».
