Il caso

Sì alla caserma dei pompieri, ma non alla progettazione

Bellinzona: via libera del Consiglio comunale all'acquisto dello stabile ex LATI a Sant'Antonino per 14 milioni - I pompieri volontari, supportati da alcuni politici, potrebbero tuttavia lanciare il referendum
© CdT/Chiara Zocchetti
Alan Del Don
Giacomo Butti
19.10.2026 22:53

Potremmo iniziare dicendo che la discussione si è infiammata. Che il Municipio ha cercato di gettare acqua sul fuoco. Ma non vorremmo spegnere l’entusiasmo dei nostri lettori. Ci fermiamo dunque qui con le metafore. E vi annunciamo innanzitutto che a Bellinzona non è escluso il secondo referendum di questa travagliata legislatura dopo quello sulla valorizzazione della Fortezza. Ebbene sì.

Stasera è arrivato il via libera del Legislativo (con 34 voti favorevoli, 22 contrari e zero astensioni) al credito di 14 milioni di franchi per l’acquisto dello stabile dell’ex LATI a Sant’Antonino per insediarvi la futura caserma dei pompieri della capitale. Ma è stata bocciata la progettazione della ristrutturazione (stimata in 20 milioni). E quindi? L'Esecutivo dovrà presentare un ulteriore messaggio. Presente in sala pure una delegazione degli stessi vigili del fuoco.

C'è chi dice no

Il gruppo di pompieri volontari contrario a questa opzione, supportato da alcuni politici (in primis il consigliere comunale Rodolfo Quatraccioni ed il granconsigliere Tuto Rossi, entrambi dell’UDC, e l’ex sindaco Brenno Martignoni Polti nonché l'MPS), non esclude di lanciare la raccolta firme affinché ad esprimersi, in ultima battuta, sia la popolazione. Qualora si andasse in questa direzione, dovranno essere raggranellate almeno 3 mila sottoscrizioni entro due mesi. Senza dimenticare, altresì, eventuali ricorsi al Governo contro la licenza edilizia preliminare.

Doppia spaccatura

A conti fatti, dunque, non sono serviti gli approfondimenti, le valutazioni, le analisi e gli incontri fra le parti andati in scena in questo anno scarso. L’Esecutivo, infatti, aveva trasmesso il messaggio al Consiglio comunale a fine dicembre 2025. E subito si era sollevato un polverone. Fra atti parlamentari, richieste di chiarimenti, due rapporti in seno alla Commissione della gestione e rinvii della discussione plenaria. Ma, soprattutto, si è creata una spaccatura con pochissimi precedenti dalla nascita della Città aggregata.

Sia fra Municipio e Legislativo e sia, in particolare, in seno all’ente di pronto intervento. Da una parte i vertici del Corpo (in primis il comandante dimissionario Samuele Barenco ed il vice Alessandro Da Rold) a difesa della soluzione della LATI in virtù dell'urgenza e, dall’altra, numerosi volontari riunitisi nel comitato «NoCaSa», contrari a questa ipotesi. Scontato, dunque, che la decisione del plenum fosse tiratissima. Considerando, oltretutto, che pure all’interno dei vari partiti e/o schieramenti l’idea di lasciare la vetusta sede di via Mirasole (inaugurata nel 1976) nella Turrita per trasferirsi a Sant’Antonino non ha mai fatto l’unanimità. C’è chi propende tuttora per la variante all’ex Birreria di Carasso, costi stimati in 44 milioni, mettendo sotto lo stesso tetto anche la Croce Verde e la Protezione civile (che ha tuttavia mostrato il pollice su per la LATI).

Le bordate dell’ex municipale

Emblematico, a questo proposito, l’intervento dell’ex municipale Giorgio Soldini (Il Centro), contrario come le colleghe Giovanna Pedroni e Marguerite Ndiaye Broggini: «Ci sono dubbi che non sono ancora stati fugati ed elementi critici che necessitano un approfondimento serio e trasparente. In primo luogo non c’è nessuna urgenza. Semplicemente una determinata parte politica vuole risolvere un problema incancrenito collocando una struttura strategica fuori dai confini di Bellinzona. Secondariamente vi sono problemi legati alla viabilità, in un’area già oggi congestionata dal traffico. Tutti i quartieri della sponda destra del Ticino saranno penalizzati. Ecco perché propendo per l’ex Birreria. Una soluzione tuttora valida che si vuole abbandonare per un’altra dettata dalla megalomania di alcune persone o da altri interessi».

Contenti, ma non troppo

Ad aprire le danze era stato il relatore del rapporto di maggioranza della Gestione Sacha Gobbi (Lega-UDC): «Una volta a non convincere è il progetto, un’altra i costi, poi la logistica, il presunto mancato rispetto delle esigenze del personale o, ancora, i sospetti di favoritismi nell’assegnazione dei mandati. Insomma a Bellinzona c’è sempre un motivo al quale aggrapparsi. Sta succedendo lo stesso con la caserma dei pompieri. Stiamo parlando di 34 milioni, un importo significativo che avrebbe meritato fin dall’inizio da parte del Municipio un’esposizione ben più precisa, completa e dettagliata. Invece ci ha parecchio zavorrati». Il capogruppo della destra ha in seguito sottolineato che «quella che siamo chiamati a compiere è una scelta politica che deve poggiare su elementi concreti, su una visione di lungo termine e sulla capacità di guardare oltre le esigenze immediate. E quella della LATI lo è».

Dila Zanetti (PLR) ha sottolineato che nel gruppo vi sono «sensibilità molto diverse che non vanno nascoste». Riconoscendo la volontà del Municipio di risolvere un problema aperto da tempo, «dobbiamo trovare una soluzione per popolazione e militi, non per risolvere un conflitto politico». La LATI è un’opportunità che va colta, «pur non considerando chiuse tutte le domande. Non siamo tutti pompieri ma siamo responsabili delle condizioni nelle quali chiediamo loro di operare». Gli ha fatto eco la capogruppo del Centro Camilla Pedrioli: «È giunto il momento che i pompieri abbiano una caserma all’altezza, in grado di servire le necessità odierne e future. L’attuale sede non è adeguata e non lo è da troppi anni. Questa dovrebbe essere la premessa di qualsiasi decisione. Abbiamo ascoltato i militi e vi dico che nessuna soluzione è perfetta, ma quella dell’ex LATI è l’unica attuabile».

Dopo anni di discussioni, ha affermato Martina Malacrida Nembrini (Unità di sinistra), è legittimo «chiedere a chi si oppone un’alternativa concreta e quando verrà realizzata». 

Google Maps criticato

Dal canto suo il relatore del rapporto di minoranza Brenno Martignoni Polti (Avanti con Ticino&Lavoro-Più Donne-Il Noce) ha puntualizzato che «quella dell’ex LATI non è una variante, ma una vera e propria scelta di campo piena di incognite che continuano a pesare non poco su un progetto claudicante». Ricordando come in passato il tema sia già stato evocato nell’ambito del MEP (progetto per magazzini comunali, ecocentro e pompieri) all’ex Birreria, l’ex sindaco ha infine criticato «il mancato coordinamento sulla proposta che stiamo discutendo, arrivata poco dopo la riorganizzazione del Corpo pompieri, realtà dal 1. luglio 2025».

Marco Pellegrini (PLR) ha invece posto l’attenzione sulle difficoltà ad «ottenere risposte convincenti» dall’Esecutivo e sugli svantaggi logistici legati alla scelta di Sant’Antonino: «Serve una visione chiara del futuro del Corpo, non basta optare per una sede piuttosto dell’altra». Più consiglieri comunali hanno duramente criticato l’utilizzo di Google Maps nell’ambito degli approfondimenti effettuati sulle tempistiche di intervento. «Analisi di questo tipo vanno effettuate in modo serio, con i mezzi utilizzati dai pompieri, in ogni condizione meteorologica e di traffico», ha ad esempio ammonito Massimiliano Ay (Unità di sinistra). Martino Colombo (MPS) ha posto l’attenzione sui tempi di intervento, partendo dal fatto che negli ultimi anni la metà degli ha riguardato proprio il quartiere centrale della Turrita. Ebbene, nel confronto l’ex Birreria è l’opzione migliore: «Su una scelta di questa portata l’ultima parola spetta alla popolazione».

Serve, sì, ma non lì

«Serve una nuova caserma? Assolutamente sì. Ma nutro dubbi sul fatto che l’ex LATI sia la soluzione giusta», ha argomentato Lorenza Röhrenbach (Verdi-FA). «Ci sembra che diversi aspetti fondamentali siano ancora poco chiari. Non si può fare una scelta del genere solo sulla base dei risparmi prospettati». Una delle principali criticità riguarda le stime dei tempi di intervento. «Con tutto il rispetto, ci chiediamo se Google Maps sia il metodo più idoneo. Non basta guardare il tragitto sulla mappa, ma vanno considerate le condizioni reali, con analisi tecniche rigorose e verificabili. La fretta, dopo anni di discussioni, non dovrebbe essere il criterio principale della scelta». Affermando che la Città «ha e avrà bisogno di spazi», Ivano Beltraminelli (Lega-UDC) si è detto a favore dell’acquisto del terreno, un investimento «corretto e lungimirante» per tanti possibili usi, ma non a quello di caserma. 

Secondo Maura Mossi Nembrini (Avanti con Ticino&Lavoro-Più Donne-Il Noce) si sta «compiendo una scelta strategica che determinerà per decenni dei servizi fondamentali. Questa sera la Città è chiamata a spendere milioni per un Comune che ha rifiutato l’aggregazione. Una scelta legittima, ma perché Bellinzona dovrebbe ora investire in una struttura al di fuori dei propri confini? La possibilità di studiare una variante per l’ex Birreria esiste, procedendo con un concorso di architettura».

Ben 38 anni di status quo

Come da prassi, a chiudere il dibattito (durato oltre tre ore) ci ha pensato il sindaco Mario Branda: «Sono passati 38 anni da quando la Città rilevò, per 4 milioni, il sedime dell’ex Birreria per edificarvi la caserma dei pompieri. Da allora non si è mosso nulla, nonostante le innumerevoli promesse. Ma non è cambiato nemmeno lo spirito di servizio del Corpo, con una professionalizzazione accresciuta. Fiumi di parola per dire quanto sia importante, ma di passi concreti zero per dotarlo di una sede moderna. Davvero occorre un nuovo impianto? Il Municipio è convinto che si tratta di un’esigenza imprescindibile. Purtroppo non abbiamo dieci soluzioni percorribili in tempi brevi. Quelle sul tavolo sono solamente due, cioè l’ex Birreria e la LATI».

Per il timoniere della Turrita «la questione del traffico va posta anche per il centro di Bellinzona, non solo per Sant’Antonino. Il Corpo va messo nelle condizioni di poter intervenire in modo efficiente da Moleno a Dirinella. Ci sono 220 militi che attendono una risposta».

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