Ticino

I conti dell'EOC sorridono, ma le sfide a medio-lungo termine non mancano

Utile di 1,2 milioni di franchi nel 2025 per l'Ente ospedaliero cantonale – A trainare la crescita è soprattutto il settore ambulatoriale – La formazione dei medici resta un punto (economicamente) dolente
© Ti-Press / Samuel Golay
Jenny Covelli
13.05.2026 16:05

«Siamo sulla buona strada». Così si esprimeva, un anno fa, il direttore generale dell'Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) Glauco Martinetti. Il quale, oggi, conferma con orgoglio quanto dichiarato: l’esercizio 2025 ha chiuso con un utile di 1,2 milioni di franchi dopo tre anni in cui il risultato d'esercizio si presentava con il segno meno. «È un buon risultato, solido, che conferma la bontà del percorso intrapreso», ha commentato il presidente del Consiglio di amministrazione Paolo Sanvido. «In un contesto complesso, l'EOC continua a garantire che i pazienti possano contare sull'ospedale».

Le cifre sono state presentate questa mattina in conferenza stampa all'Ospedale Italiano di Lugano. I ricavi dell’Ente nel 2025 sfiorano il miliardo di franchi, ha precisato Doris Giulieri. Nello specifico, ammontano a 977,3 milioni (+1,7%). «Siamo riusciti a migliorare il risultato, ma dobbiamo fare di più nei prossimi anni», ha aggiunto la capo area finanze e controlling riferendosi all'EBITDA – indicatore della capacità di autofinanziamento di un'azienda –, che per il 2025 ha raggiunto i 49 milioni di franchi, pari al 5% dei ricavi. «L'obiettivo resta il 10% per tutti gli ospedali in Svizzera, ma sono pochi quelli che ci arrivano». Se nel 2024 i conti dell'EOC registravano una perdita contenuta a 1,6 milioni di franchi, dodici mesi dopo si presentano nelle cifre nere, con un «leggero utile» di 1,2 milioni di franchi.

Settore ambulatoriale in crescita

A trainare la crescita è soprattutto il settore ambulatoriale, che continua a espandersi e rappresenta ormai una componente strutturale dell’attività ospedaliera. Anche se, su questo punto, Martinetti sottolinea ancora una volta che il valore delle prestazioni mediche ambulatoriali – che determina il prezzo delle singole prestazioni dell’EOC – è il più basso rispetto a tutti gli ospedali svizzeri ed è inferiore rispetto a quello applicato ai medici attivi come liberi professionisti. «Se, da una parte, l'Ente contribuisce al contenimento della spesa sanitaria promuovendo il trasferimento delle cure dall’ambito stazionario a quello ambulatoriale, dall'altra questo non contribuisce ai suoi conti», precisa il direttore generale. «L’ambulatoriale resta comunque uno degli strumenti più efficaci per contenere la crescita dei costi sanitari senza compromettere la qualità delle cure, utilizzando in modo più responsabile le risorse a disposizione».

Nel 2025, l'EOC ha avuto 40.801 pazienti stazionari acuti, con una diminuzione dell'1,7%. Per contro, sono aumentati significativamente (+14,1%) i consulti ambulatoriali, che hanno raggiunto quota 695.945 e che rappresentano il 40% dei ricavi. È un cambio di paradigma netto: una medicina ancora centrata prevalentemente sulla degenza ospedaliera risulta oggi più costosa e meno efficiente. Al contrario, modelli orientati all’ambulatoriale rappresentano la risposta più efficace per coniugare qualità delle cure e sostenibilità finanziaria. Una direzione sostenuta da progetti concreti, come l’accordo siglato con la Comunità di acquisti HSK e il sostegno del Cantone per lo sviluppo della chirurgia ambulatoriale, destinato a rafforzare ulteriormente questa trasformazione.

L'appello alla politica

«Si parla sempre dei costi della sanità, ma non di quello che si ridistribuisce sul territorio, un contributo concreto al sistema pubblico», ha aggiunto Giulieri. Nel 2025, l'EOC ha ridistribuito al Cantone 8 milioni di franchi: 4 milioni per il riequilibrio finanziario, 2 quale contributo di solidarietà e 2 quale prelievo straordinario dalle riserve. Inoltre, oltre il 70% dei costi d'esercizio dell'Ente sono costi del personale. «Paghiamo oltre 50 milioni di franchi al mese di stipendi (sono quasi 2 milioni al giorno) e l'84,7% del personale è residente in Ticino. Per ogni franco dei 977,3 milioni di ricavi dell'Ente, tra i 71 e i 72 centesimi sono ridistribuiti sul territorio». Inoltre, nel 2025 l'EOC è riuscito a migliorare le condizioni salariali per i lavoro notturno e festivo degli infermieri.

La sostenibilità finanziaria a medio-lungo termine, però, preoccupa, ha aggiunto dal canto suo Paolo Sanvido. «Per avere un servizio pubblico solido, sono necessarie scelte importanti da parte della politica». Una frecciatina all'indirizzo del Cantone: «Nei conti del 2025 ci sono 76 milioni di franchi di investimenti che pesano sul bilancio dell'Ente. E ricordo che durante la pandemia abbiamo quasi annullato il capitale di dotazione. A distanza di sei anni stiamo affinando il messaggio per ripristinarlo ma, anziché ricevere soldi dal Governo, ridistribuiamo 8 milioni. È una cosa che non potremo continuare a fare a lungo termine. A un certo punto ci ritroveremo a dover prendere delle scelte con decisioni impattanti. Siamo convinti di riuscire a convincere la politica e il Gran Consiglio che la nostra strategia è solida, ma alziamo anche le bandierine rosse: attenzione a non indebolirci troppo, altrimenti ci ritroveremo in seria difficoltà».

E a proposito di «criticità strutturali», l'EOC si dice preoccupato per la formazione dei futuri medici, che non gode di un finanziamento adeguato: «Abbiamo 420 assistenti in formazione che transitano nei nostri ospedali – ha precisato Martinetti –. Il loro costo è stato calcolato in 33.000 franchi l'anno, ma dal Ticino ne riceviamo 15.000 di indennizzo. Si tratta di importi milionari che pesano sui conti. La formazione è importante, ma vogliamo essere equamente indennizzati».

Le novità

Il 2025 segna inoltre un passaggio strategico con la creazione di IDISI, l’Istituto di diagnostica integrata della Svizzera italiana, che rafforza l’integrazione tra competenze, tecnologie e processi clinici. L’Istituto rappresenta un pilastro della trasformazione digitale dell’EOC, «favorendo efficienza, qualità e coordinamento delle attività diagnostiche». «È una primizia in Svizzera, che ci consente di far lavorare insieme tutti i professionisti e creare un referto onnicomprensivo delle informazioni, senza costringere il paziente a recarsi in diversi studi medici», ha spiegato il direttore Luca Merlini. «La sfida è chiara: garantire cure di qualità sempre più accessibili, sostenibili e vicine ai bisogni della popolazione», ha aggiunto Martinetti.

Di cambiamento «del modo in cui vogliamo curare i pazienti» ha parlato anche Massimo Manserra, direttore dell'Istituto cardiocentro Ticino di cui è appena stato presentato l'ampliamento. «Portiamo nello stesso luogo attività che fino a poco fa venivano eseguite in sedi diverse. Lo sviluppo non nasce per aumentare i numeri e avere più posti letto, ma per aumentare la qualità della presa a carico. Fare meglio, non fare di più».

E a proposito di sicurezza, il capo Area evoluzione digitale e tecnologia (dal 1. gennaio 2026) Achille Alberti ha precisato che l'Ente ospedaliero continua a investire in infrastrutture, tecnologie e sistemi informativi. Non solo per facilitare la comunicazione tra utenti interni ed esterni, ma anche per favorire processi digitali snelli e proteggersi da attacchi hacker. «La digitalizzazione è ormai parte integrante dei percorsi di cura, dobbiamo aumentare la resilienza e lavorare sulle fondamenta per poter innovare davvero».