Il Cantone ritira il progetto: addio alla maxi rotonda sul Cassarate

Il Consiglio di Stato ha staccato la spina alla futura viabilità di Cornaredo, vale a dire il tratto compreso fra l’uscita autostradale e il Polo sportivo e degli eventi (PSE). L’impostazione era stata messa in serio dubbio da due sentenze del Tribunale federale (TF) negli scorsi mesi e ora il Governo, in seguito a un nuovo parere negativo dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), ha deciso che l’unica cosa da fare è ricominciare da capo. Per la pubblicazione del nuovo progetto potrebbero ora volerci anche cinque anni, e resta da decidere se riproporre una soluzione unitaria oppure proseguire in due tappe, un’opzione forse più rapida ma con un maggiore rischio procedurale.
Si conclude l’iter giudiziario
La decisione è stata presa mercoledì e comunicata tramite lettera agli attori interessati. Il «vecchio» progetto, risalente al 2019, era attualmente al vaglio del Tribunale amministrativo cantonale, il quale aveva chiesto una nuova presa di posizione all’UFAM sull’opportunità di realizzare la maxi rotonda e la ciclopista che la doveva sovrastare. Presa di posizione che è giunta nelle scorse settimane è che stata nuovamente negativa (lo era già stata quella preliminare che aveva convinto il TF a ritornare l’incarto al TRAM). Cosa che ha fatto concludere al Consiglio di Stato che «il mantenimento delle argomentazioni a sostegno di queste opere risulterebbe del tutto velleitario». Da cui la decisione di fare tabula rasa, annullando la risoluzione governativa con cui a suo tempo l’Esecutivo aveva approvato il progetto: «Ciò metterà fine al procedimento giudiziario e consentirà allo scrivente Consiglio di riprendere l’iniziativa».
Pro e contro dello spezzatino
La questione sarà ora come superare l’impasse, perché una riqualificazione viaria dell’area è necessaria, nonché prevista a livello pianificatorio. «È nostra intenzione - scrive il Consiglio di Stato - procedere a una nuova progettazione dell’intera tratta via Sonvico-via Ciani-via Stadio, coerentemente con l’impianto urbanistico stabilito dal masterplan NQC e dal Piano regolatore intercomunale». Documenti che altrimenti sarebbero dovuti essere pure ritoccati, con l’apertura di ulteriori procedure.
Concretamente, sul tavolo vi sono due scenari. Quello preferito dal Cantone è una pubblicazione unica, con una procedura per cui «è ipotizzabile una durata complessiva di almeno cinque anni, prima di poter pubblicare un nuovo progetto stradale». Alternativamente si potrebbe spezzare la progettazione in due aree: quella a sud della rotonda su cui oggi spicca un simbolo dell’HC Lugano, e quella a nord. Il comparto sud, infatti, era relativamente meno contestato e in ogni caso meno problematico di quello a nord con la maxi-rotonda. Un suo ripensamento in solitaria, ipotizza il Cantone, potrebbe richiedere «solo» tre anni. Ma: «In questa ipotesi è anche da mettere in conto un maggiore rischio procedurale dovuto alla necessità di giustificare la suddivisione del progetto e una doppia possibilità di ricorso (prima contro il comparto sud, poi contro quello nord)». Viene anche citata una recente lettera dell’Agenzia NQC, da cui il Governo deduce che «non vi siano gli estremi per anticipare la progettazione del comparto sud», ma prima di una decisione definitiva viene lasciata ai Comuni interessati e alla Commissione dei trasporti del Luganese la possibilità di esprimersi al riguardo nelle prossime settimane.
Cosa sceglierà Lugano?
A spingere per una soluzione a due tappe potrebbe essere in particolare la Città di Lugano, che ha necessità più impellenti relative alla prossima conclusione del PSE, che è stato progettato scommettendo nella concretizzazione del piano viario. Da noi raggiunto per un commento a caldo, il sindaco Michele Foletti ha espresso delusione per l’allungarsi dei tempi e ha affermato che l’Esecutivo approfondirà il tema nelle prossime sedute, ma che di certo la situazione non è ideale: «Al momento, senza via Stadio, abbiamo un potenziale problema di accessibilità per la tappa 3 del PSE», ovvero i contenuti residenziali privati che confluiranno in quattro torri lungo via Sonvico. Inoltre, l’incertezza allontana la realizzazione dei parcheggi nell’area: «Per far spazio alle prospettate strade dovevamo demolire l’attuale sede della Divisione spazi urbani - commenta laconico il sindaco. - Finirà che lo faremo per realizzare dei parcheggi provvisori...». La nuova sede, lo ricordiamo, è già in piena costruzione al piano della Stampa.


