Cornaredo

«Quella rotonda è davvero necessaria?»

Le riflessioni del sindaco di Lugano, Michele Foletti, alla luce della sentenza del Tribunale federale che ha bloccato la Porta Nord: «Ha ancora senso un sistema di pianificazione che permette di portare avanti il Piano regolatore con una procedura e il Piano viario con un’altra?»
© CdT/Gabriele Putzu
Nico Nonella
09.01.2026 06:00

«C’è grossa preoccupazione, sì. Tutto il sistema di mobilità era incentrato sulle nuove strade». Non usa mezzi termini il sindaco di Lugano, Michele Foletti, nel leggere lo scenario che rischia di materializzarsi a Cornaredo dopo la sentenza del Tribunale federale che ha dato parzialmente ragione all’ATA e bloccato di fatto la Porta Nord di Lugano.

Niente rotonda all’imbocco della Vedeggio-Cassarate, niente via Stadio ma soprattutto, rileva il sindaco, «questa battuta di arresto impedisce anche la realizzazione del centro di interscambio intermodale con il Park&Ride nel comparto B1a e il prolungamento del tram-treno». Parliamo di un’area di 55 mila metri quadrati con edifici a uso misto, di altezza variabile tra i 30 e i 60 metri, e del più grande parcheggio della città. «Se si dovesse ricominciare da capo, non avremo una pianificazione stradale che ci permetta di portare entro dieci anni il tram a Cornaredo». E anche il Polo sportivo e degli eventi (PSE) è destinato a partire “zoppo”. «Rischiamo di avere uno stadio ad accessibilità limitata». Il Municipio – breve inciso: ha ufficialmente ricevuto giovedì la sentenza, datata 30 ottobre –, a questo punto, ragionerà su come garantire accessi provvisori nella parte sud.

Non va neppure dimenticato che a Cornaredo molti privati hanno costruito, o lo faranno, in base al progetto Porta Nord. «La grossa domanda che mi faccio è: un sistema di pianificazione che permette di fare il Piano regolatore con una procedura e il Piano viario con un’altra ha ancora senso?», è la riflessione del sindaco. «La situazione è paradossale: possiamo costruire il nuovo quartiere ma non ci sono le strade…».

A questo punto gli scenari sono sostanzialmente due: ricominciare da capo («Ma ci vorranno più di dieci anni visto che le procedure sono più complicate», avverte Foletti) oppure puntare tutto sulla deroga per costruire la contestata rotonda sul fiume. «Sempre che l’Ufficio federale dell’ambiente accetti. È più probabile dover ricominciare da capo». Un’altra possibilità potrebbe essere correggere il progetto, magari senza la rotatoria della discordia. «Non so se è effettivamente così necessaria», dice il sindaco.

Quel che è certo è che occorre trovare una soluzione. Altrimenti il rischio concreto è di veder bloccato un intero quartiere. «Ne discuteremo anche con l’ATA per capire che cosa accetterebbero e cosa no».

Nella sua sentenza, il Tribunale federale ha criticato il Cantone per una procedura lacunosa e il mancato coinvolgimento dell’UFAM. Rimproverate qualcosa a Bellinzona?, chiediamo. «No», risponde Foletti. E al TRAM, pure bacchettato dai giudici di Mon Repos, che ha impiegato cinque anni a evadere il ricorso? «Anche per il Piano Scariolo l’Alta Corte ha criticato i tempi di evasione. C’è da chiedersi se faccia il suo compito oppure se non si debba cambiare qualcosa nelle nostre leggi pianificatorie per snellire le procedure e permettergli di lavorare».

«Il sistema non è più sostenibile. Faccio sempre l’esempio del comparto stazione FFS: se ne parla dal 1986 e il Piano regolatore della Trincea è ancora sotto ricorso al TRAM», conclude il sindaco. «Questo è un Paese dove è più facile dire di no che fare. Dispiace però che questa sentenza abbia rallentato lo sviluppo del trasporto pubblico…».

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