Il caso

Il destino di due paesi da sempre legati

Bassa Leventina: fin dal Medioevo Bodio e Giornico hanno avuto un percorso parallelo che li ha in seguito trasformati da villaggi rurali a centri industriali - Oggi vogliono rilanciarsi puntando sul comparto dell’ex Monteforno e sul Campus formativo - Abbiamo fatto il punto su progetti e prospettive di quello che dovrebbe essere il nuovo Comune
Giornico. © CdT/Chiara Zocchetti
Alan Del Don
15.02.2022 06:00

Se si parte da quello che gli occhi possono vedere e da quello che racconta la storia, allora le premesse per l’aggregazione fra Bodio e Giornico erano già state scritte secoli fa. Sono state coltivate dai governanti fin dal Medioevo e domenica, nella votazione consultiva sul progetto Sassi Grossi, sono uscite ulteriormente rafforzate. Perché la popolazione dei due Comuni alle urne si è espressa senza se e senza ma: c’è voglia di unione. E così (salvo improbabili sorprese) sarà, con la benedizione prima dei Municipi e del Governo e poi del Gran Consiglio che avrà l’ultima parola come prevede la legge (in quanto dubitiamo che verrà lanciato il referendum contro la decisione dei deputati). Nelle prossime righe vi snoccioleremo alcuni aneddoti poco noti al grande pubblico, faremo il punto su quelle che saranno le caratteristiche della futura entità e ci focalizzeremo sui cantieri e sulle iniziative all’orizzonte.

Brilla la stessa stella rossa

Bodio e Giornico sono una cosa sola, dicevamo, fin dallo stemma. Quello del primo paese, realizzato nel 1943 da Aldo Crivelli (uomo di cultura a 360 gradi), raffigura sul lato sinistro la croce bianca su campo rosso simbolo della Leventina e su quello destro la stella rossa a sei punte su sfondo d’oro, rappresentazione araldica proprio di Giornico. Un legame, quello dei due villaggi, che si tramanda dall’antichità; Bodio (i cui abitanti sino all’anno 1000 si stabilirono inizialmente sui monti Simbra, in quanto nel fondovalle c’era il lago) fino alla nascita del Cantone Ticino nel 1803 faceva parte della Vicinanza di Giornico assieme a Personico, Pollegio, Anzonico, Cavagnago e Sobrio.

Anche la Parrocchia era una sola. Nei secoli seguenti i villaggi hanno avuto, per così dire, un percorso parallelo. Da rurali si sono trasformati in centri industriali grazie alla linea ferroviaria e alle risorse idroelettriche. L’avvento della Monteforno nel 1946 fu l’apice di questo cambiamento. Contemporaneamente ci fu una crescita costante della popolazione; Bodio, ad esempio, passò dai 356 residenti del 1900 ai 935 del 1950, fino alla punta massima di 1.546 nel 1980.

Preoccupa lo spopolamento

Oggi, assieme, Bodio e Giornico contano circa 1.800 abitanti con una suddivisione per fasce d’età pressoché identica. Oltre il 55% della popolazione ha tra i 20 e i 64 anni e le nascite sono comprese fra le 5 e le 10 all’anno. Lo spopolamento, d’altronde, era uno dei motivi alla base del progetto aggregativo Sassi Grossi. Il nuovo comprensorio (senza Personico e Pollegio) si estende adesso su una superficie di 2.600 ettari rispetto ai 7.100 del matrimonio a quattro. Il 57% dell’area industriale leventinese si situa nella bassa valle e, soprattutto, a Giornico. Assieme i due Comuni ospitano 16 complessi industriali e ben 60 stabili artigianali. Nel settore secondario sono attivi oltre 500 addetti, ai quali vanno ad aggiungersi altri 330 nel terziario.

Innovazione ed energia

Il rilancio del comparto dell’ex Monteforno (l’acciaieria è stata chiusa nel 1994) sarà indubbiamente il progetto faro della minifusione. Fallito il tentativo di accogliere le moderne Officine FFS che dal 2026 lasceranno Bellinzona, oggi l’area è diventata un polo di sviluppo economico; a medio-lungo termine si punterà principalmente sull’innovazione e sulle tematiche energetiche. Senza dimenticare che alla fine dell’anno si insedierà il Centro di controllo dei veicoli pesanti da 250 milioni di franchi che assicurerà una cinquantina di impieghi. «La concretizzazione di questo progetto potrà portare nuova linfa a un comprensorio che da troppi anni soffre un continuo degrado soprattutto in termini economici», si evidenziava nel rapporto di studio, documento che sarà la base di partenza per l’aggregazione a due.

«Un vero polo»

Secondariamente ci si focalizzerà sullo sviluppo di un polo formativo di eccellenza «che possa sfociare in un centro di competenze che faccia perno» sul Campus formativo di Bodio. La struttura è stata promossa oltre tre decenni fa dall’Azienda elettrica ticinese, dalla Imerys, dalla Tenconi, dalla Tensol Rail e dall’Azienda cantonale dei rifiuti alle quali si è aggiunta nel 2019 l’Helsinn: «Il sostegno pubblico cantonale è da intendere sia a livello didattico, sia in termini di investimento nelle infrastrutture di mobilità (viabilità lenta, accessi, stazione e servizi FFS) e formative (ad esempio mensa, ostello, ecc.), così da garantire la realizzazione di un vero polo formativo e un centro di competenze di importanza cantonale e nazionale. L’investimento finanziario è stimato in un milione».

Il patrimonio culturale

L’interesse sia pubblico sia privato per ampliare le attuali professioni aprendosi ad altri settori tecnici-industriali non manca. In terzo luogo si auspica(va) un sostegno (anche finanziario: mezzo milione) per la creazione di una fondazione che «promuova le numerose testimonianze storiche e culturali presenti sul territorio, riconosciute anche nell’Inventario degli insediamenti svizzeri da proteggere». Si pensa(va) ad un percorso turistico e alla realizzazione di strutture ricettive. Pare infine destinato a naufragare, per contro, il quarto ed ultimo progetto di sviluppo nell’ambito di Sassi Grossi. Si trattava della riqualifica del comparto del Collegio Santa Maria a Pollegio. Dal Consiglio di Stato si auspicava un sostegno di mezzo milione.

Si chiamerà Simbra?

Il nuovo Municipio dovrebbe essere composto da 5 membri che si riuniranno a Bodio, dove dovrebbe avere luogo la Cancelleria. Il Legislativo potrebbe essere composto da 25 consiglieri, con sedute a Giornico. Attualmente entrambi i Comuni hanno un moltiplicatore del 100%: verosimile che si scenda al 95%. E il nome? Sassi Grossi potrebbe essere archiviato. Stuzzica l’idea Simbra. Per il progetto originario a quattro il Governo aveva previsto un contributo di 5,5 milioni. È destinato a scendere forse a circa 3,5-4; indicativamente 1,5 milioni per i progetti di sviluppo, mezzo milione per la riorganizzazione amministrativa e 1,5-2 a copertura degli investimenti previsti.