Ticino

Il grande dispiacere umano per quelle nomine annullate

La direttrice del DECS Marina Carobbio ha risposto alle interpellanze riguardanti la sentenza del TRAM sui capisezione dell’insegnamento medio superiore: «Dispiaciuta per quanto accaduto, in primis per le due persone coinvolte loro malgrado»
©Gabriele Putzu
Paolo Gianinazzi
23.03.2026 20:19

Al netto di alcune precisazioni e novità sulle nomine anullate dei due capisezione dell’insegnamento medio superiore (SIMS), l’elemento che ha messo d’accordo un po’ tutti nella breve discussione in Gran Consiglio è stato uno soltanto: il dispiacere umano nei confronti dei due funzionari che, loro malgrado e senza potere fare nulla, sono finiti al centro di una polemica. Un concetto, questo, espresso sia dagli interpellanti sia dalla consigliera di Stato Marina Carobbio-Guscetti.

Dall’incarico alle domande

Come ricorderete, lo scorso 3 febbraio il Tribunale cantonale amministrativo (TRAM) – con una seconda sentenza sulla vicenda – ha annullato la nomina del Consiglio di Stato dei due capisezione della SIMS, Désirée Mallè e Mattia Pini, nominati in job sharing al 50% una prima volta nel 2024 e (a seguito della prima sentenza del TRAM) una seconda volta nel 2025. Ora, dopo aver svolto i suoi approfondimenti e aver atteso i canonici tempi della Giustizia, la scorsa settimana il Governo aveva fatto sapere di aver deciso di non ricorrere al Tribunale federale contro la sentenza del TRAM, confermando così di fatto l’annullamento della nomina, e pure di aver deciso di procedere all’annullamento del bando di concorso originale, quello del marzo del 2024. Ciò, chiarendo anche che la pubblicazione di un nuovo concorso per la conduzione della Sezione avverrà «prossimamente». E aggiungendo, infine, di aver formulato ai due funzionari «una proposta per dare continuità alla loro attività in seno all’Amministrazione cantonale».

Tutto ciò, spiegando che avrebbe poi risposto alle varie domande arrivate tramite atti parlamentari in questi mesi. Risposte che, appunto, sono arrivate oggi, perlomeno a due interpellanze, una del deputato Giuseppe Sergi (MpS) e una del presidente del Centro Fiorenzo Dadò.

Le sfumature dei deputati

Nell’introdurre le domande, Sergi ha espresso soddisfazione per il fatto che l’Esecutivo abbia deciso di fare un nuovo concorso e un’offerta ai due funzionari. Che, ha sottolineato il deputato, non hanno avuto colpe nella vicenda. Un concetto ribadito pure da Dadò: «A destare molta preoccupazione e parecchio stupore sono le inaccettabili conseguenze umane e professionali che hanno subito e stanno subendo i due funzionari, che sono stati esposti alla berlina (...) per esclusive responsabilità di altri», tra cui il Consiglio di Stato. Funzionari per i quali, ha aggiunto il presidente del Centro, il Governo «dovrà pensare a una vera soluzione, che non sia di facciata». Dadò ha infatti espresso qualche dubbio sul fatto che l’offerta fatta ai due funzionari (di cui però ufficialmente non si conoscono i dettagli) sia stata effettivamente all’altezza. Oltre a ciò, si è pure detto preoccupato per le potenziali conseguenze della sentenza del TRAM, che potrebbe incidere anche sulle future nomine, riducendo il margine di manovra del Governo.

Dal canto suo, Sergi ha invece posto l’accento sull’importanza, nel prossimo concorso, di richiedere un’esperienza d’insegnamento nel settore – e, più in generale, una profonda conoscenza del settore – per i futuri capisezione. E anche, ha aggiunto, soprattutto in un momento molto delicato per il settore, che sta affrontando un’importante riforma, che nella scelta dei prossimi capi sia garantito «un pluralismo anche degli orientamenti pedagogici» che non per forza dovranno essere «in sintonia totale con i punti di vista che si stanno affermando in seno al DECS e alla Divisione della scuola». È infatti un segreto di pulcinella che, nel contesto (e sullo sfondo) di tutta questa vicenda, vi siano anche divergenze all’interno del mondo della scuola sulla via pedagogica da intraprendere per il futuro dell’insegnamento medio superiore. E che la via scelta dal DECS (in particolare con la Divisione della scuola), rappresentata anche dalle nomine di cui stiamo parlando, non sia stata gradita (eufemismo) da tutti nel settore. Come non è un caso che Dadò abbia parlato in aula, biasimandole, di «grosse pressioni (ndr. riguardo alle nomine) di chi non vuole alcun tipo di cambiamento» nel mondo dell’insegnamento medio superiore.

I chiarimenti del Governo

Al netto delle sfumature con cui i deputati hanno introdotto i loro atti parlamentari, è poi arrivato il momento delle risposte di Carobbio. La quale, oltre a ribadire quanto già spiegato la scorsa settimana via comunicato stampa, a «titolo personale e umano» si è detta «dispiaciuta per quanto accaduto, in primis per le due persone coinvolte loro malgrado» nella vicenda. In tal senso, ha voluto pure assicurare la sua «ferma volontà di approfondire quanto accaduto per migliorare le procedure e le prassi».

Entrando nei dettagli della vicenda, poi, Carobbio ha spiegato che il Governo ha deciso di non ricorrere al Tribunale federale essenzialmente per due motivi: poiché le possibilità di un accoglimento del ricorso erano «esigue» e per poter dare stabilità il prima possibile alla Sezione. Inoltre, ha precisato che l’Esecutivo non ha ritenuto «opportuno o difendibile» rinominare le stesse persone. Una decisione che, seppur formalmente possibile, «non sarebbe stata comprensibile e interpretata» come una volontà di «ignorare la sentenza del TRAM». Riguardo alle preoccupazioni di Dadò sulle conseguenze pratiche della sentenza, la consigliera di Stato ha affermato che quanto stabilito dal Tribunale «è circoscritto al caso specifico» e dunque non dovrebbe avere ripercussioni sulle future nomine.

Tornando infine sulle conseguenze umane della vicenda, Carobbio ha ribadito che «il Consiglio di Stato è consapevole delle proprie responsabilità in qualità di autorità di nomina: le persone nominate in buona fede dal Consiglio di Stato hanno legittimamente e regolarmente deciso di partecipare a un concorso pubblico, non hanno commesso alcun illecito e non hanno pertanto alcuna colpa o responsabilità riguardo alle nomine o alla sentenza». Motivo per cui, come detto, il Governo, «consapevole e dispiaciuto per la situazione professionale e umana» con cui i funzionari si sono trovati confrontati, «ha formulato loro una proposta per dare continuità in seno all’amministrazione». Una proposta che, ha infine affermato riguardo ai dubbi di Dadò, pur non potendo entrare nel dettagli per ovvi motivi, è considerata seria.

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