Cantonali 2027

Il liberale che indossa gli stivali: «La politica si rimbocchi le maniche»

Omar Pedrini, presidente dell’Unione contadini ticinesi e proprietario di un’azienda agricola in Leventina, è la sorpresa della lista PLR per il Consiglio di Stato: «A volte bisogna avere il coraggio di dire no, e di chiarire che non è sempre e solo colpa della politica»
© Gabriele Putzu
Giona Carcano
03.11.2026 06:00

Chi l’ha detto che i liberali radicali non indossano gli stivali e che non si sporcano le mani? Omar Pedrini, presidente dell’Unione contadini ticinesi, è l’esempio in carne e ossa della «svolta» cercata dal partito per le prossime elezioni cantonali. Con la candidatura dell’agricoltore di Chiggiogna, il PLR prova una strada diversa dal passato. «E la politica deve tornare a rimboccarsi le maniche e a lavorare», dice Pedrini, sposato e padre di tre bambini. «Il raddoppio in Governo? Ogni giorno che passa ci credo sempre di più».

La politica territoriale

La sua storia comincia tra i campi e le stalle. La politica è arrivata dopo, quasi per caso. Il primo contatto, come sottolinea il candidato liberale radicale, non è stato partitico. Pedrini ha fatto parte dell’ufficio presidenziale della Degagna generale di Osco, dove ha ricoperto per alcuni anni la carica di vicepresidente. «È stata una politica territoriale, non partitica», spiega. Il passo successivo è stato il desiderio di mettersi a disposizione della comunità. Nel 2012, con la fusione, si è candidato al Consiglio comunale di Faido con il PLR, una scelta che nasce in famiglia: il padre, già consigliere comunale a Bellinzona, aveva seguito il partito e lo aveva sempre considerato il proprio, pur senza un impegno davvero attivo. «Da lì l’impegno è diventato più intenso, prima in Comune, poi nel settore agricolo, con l’ingresso nella direttiva dell’Unione contadini ticinesi e, dopo alcuni anni, la successione alla presidenza», racconta Pedrini. «La politica mi affascina: credo che con la politica si possa risolvere forse non tutto, ma molto».

Il candidato respinge però l’idea che il PLR sia ormai soltanto il partito dell’economia, delle banche e delle imprese. Ricorda che nel primo Novecento nei liberali si riconoscevano anche operai e contadini, e che nel partito sono ancora presenti rappresentanti dell’ALPA o persone provenienti dal settore primario. «Mi sono sempre sentito vicino a questo partito, nonostante fossi un contadino», racconta. «Non nascondo però che qualche collega, a volte, mi dice: “Ma cosa ta fet nai liberai?”». Secondo Pedrini, il PLR deve rappresentare anche settori economici meno appariscenti, «perché l’agricoltura resta un settore economico a pieno titolo». Di qui, un’osservazione: «Magari qualche colletto bianco in meno nelle fila del partito...».

Le valli e la periferia

Pedrini ha accettato la candidatura anche per una ragione territoriale: rappresentare tutto il Cantone, in particolare le valli, come la sua Leventina. «Il problema delle zone periferiche non è l’abbandono», sottolinea. «Dire che siamo dimenticati non è vero, perché la gente passa. Il problema è che molte aree attirano soprattutto un turismo di giornata, mentre mancano posti di lavoro sani e validi. Non tutti i posti devono essere pubblici, ovviamente, ma qualche ufficio cantonale può favorire l’arrivo di altre aziende. La centralizzazione dei servizi a cui abbiamo assistito negli ultimi anni mi ha infastidito».

Il nodo dei dipartimenti

Guardando avanti, con l’uscita di scena di Christian Vitta, alla guida del Dipartimento delle finanze e dell’economia da tre legislature, il PLR dovrà scegliere quale dipartimento rivendicare. Pedrini non si sente vincolato a una soluzione unica. «Se il partito dovesse riprendere il DFE, dovrà però essere in grado di dire agli altri che i debiti pesano sul DFE, ma che ciascun settore deve fare la propria parte». In ogni caso, sottolinea, un consigliere di Stato deve lavorare bene, costruire strategie e agire a favore della popolazione, qualunque sia il settore chiamato a gestire. «Il sogno, se venissi eletto, sarebbe il Territorio; anche il DFE potrebbe essere interessante per l’agricoltura. In ogni caso, la ripartizione dei dipartimenti dovrà essere ben coordinata con gli altri consiglieri di Stato». Da mesi si discute della possibilità di una revisione generale dei dipartimenti, una sorta di nuovo Lago d’Orta. Su questo punto, la posizione di Pedrini è prudente. «Una riorganizzazione può essere utile, purché sia analizzata con cura e non crei squilibri nei carichi di lavoro. Ma qualcosa si può mettere a posto».

Sul quadro generale della legislatura che si sta per chiudere, invece, il giudizio di Pedrini è netto. Il candidato PLR vede un Parlamento in cui troppi deputati vogliono avere ragione senza cercare la mediazione, «e questo rende difficile il dialogo con il Consiglio di Stato, che si trova davanti a divergenze difficili da conciliare». Per ripartire, quindi, «serve il coraggio di voltare pagina senza dimenticare il passato, e soprattutto recuperare la fiducia dei cittadini». Secondo Pedrini, la politica non può riconquistarla con promesse che non si possono mantenere. «A volte bisogna avere il coraggio di dire di no, e di dire chiaramente che non è sempre e solo colpa della politica».

Restando sul clima politico, in vista delle elezioni cantonali 2027 in molti invocano l’area di centro per «attutire» una polarizzazione sempre più spinta. Insomma: a destra e a sinistra ci si formano alleanze. E il centro? «Ritengo necessario parlarsi di più e cercare vie comuni, soprattutto in Parlamento», osserva l’agricoltore. «Il dialogo è fondamentale. Tuttavia, non dobbiamo lasciarci imbrigliare dalla volontà altrui. Piuttosto, ciò che serve è una strategia chiara del Consiglio di Stato, con linee precise che il Parlamento possa condividere e aiutare a realizzare».

La fine del mese

Alla fine dell’intervista, Pedrini tiene a sottolineare un tema importante che sarà certamente portato avanti durante la sua campagna elettorale: il reddito degli agricoltori e di tutto il ceto medio. «Lavoro ogni giorno in azienda e so che cosa significa dover arrivare alla fine del mese», dice. «Il settore fa fatica, lo mostrano anche le statistiche. Un contadino in Consiglio di Stato potrebbe portare queste questioni all’attenzione della popolazione e contribuire a un lavoro di squadra che coinvolga politica, produttori, commercianti e consumatori. Se vogliamo tornare a creare benessere nel nostro Cantone, dobbiamo investire, produrre, guadagnare e spendere qui».

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