Il fatto

«Il mio premio del Politecnico merito dei fiumi locarnesi»

Nicolas Lazaro, 25.enne nato e cresciuto nella regione, ha ottenuto dall’istituto zurighese la «Medaglia d’argento», il riconoscimento attribuito ogni anno alle migliori tesi – Il suo lavoro si concentra sulla previsione della portata dei torrenti
Nicolas Lazaro, a sinistra, con Jing Wang, «director of studies» per gli ingegneri ambientali, alla consegna del premio © Monika Estermann
Jona Mantovan
02.03.2026 06:00

Nicolas Lazaro è nato a Locarno nell’agosto del 2000. Ventisei anni dopo, il Politecnico di Zurigo gli consegna il premio «Medaglia d’argento» (in lingua originale, «Silver medal»). Ma cosa significa? Lo spiega al Corriere del Ticino il diretto interessato - in collegamento dagli Stati Uniti -, precisando come, al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, non risultino encomi di altri materiali: «No, niente oro o bronzo, mi son dovuto informare anch’io. Nonostante non sia così tanto popolare, quello che ho appena ricevuto è comunque un riconoscimento significativo che mi rende orgoglioso, poiché attribuito agli autori delle migliori tesi di ogni dipartimento».

Il suo lavoro è incentrato sulla previsione della portata dei torrenti. E rivela che l’ispirazione è arrivata dal suo vissuto: «Sono cresciuto circondato dai nostri fiumi, dalla Maggia alla Verzasca, li conosco tutti, da sempre e molto bene».

Ho studiato alcuni casi dell’Asia centrale tuttavia la tecnica potrebbe tornare utile pure alle realtà ticinesi
Nicolas Lazaro, ingegnere ambientale, 25 anni

L’alluvione del 2024

Visto il tema, la mente non può che correre alla catastrofe dell’estate del 2024 in alta Vallemaggia, costata la vita a otto persone e nella quale il collegamento viario (e non solo) era stato interrotto con il crollo del ponte di Visletto, spazzato via dalla furia della corrente: «Il legame tra questi fatti e la mia ricerca c’è, ed è forte. Il problema di fondo è come prevediamo il comportamento dei corsi d’acqua di montagna, soprattutto in zone dove abbiamo pochi dati. Il mio scritto si riferisce a una serie di casi in Asia centrale, ma le tecnologie che sviluppiamo potrebbero, in futuro, essere applicate anche qui».

Il nostro interlocutore, oggi lavora in giro per il mondo per la ditta Hydrosolutions. È nell’ambito della stessa realtà che ha elaborato lo studio, meritevole di un ulteriore apprezzamento dal settore tecnologia ambientale dell’industria svizzera delle macchine, tramite il terzo posto al «Best Thesis Award».

I luoghi di formazione

Ma torniamo a parlare dei luoghi di formazione: «Essere cresciuto qui mi ha dato una prospettiva particolare. Da una parte, il senso di appartenenza a un territorio piuttosto piccolo e tranquillo, dall’altra la voglia di guardare oltre il confine cantonale. Un sentimento comune a molti ticinesi che poi decidono di studiare o lavorare altrove. Quando nel 2018 mi sono trasferito a Zurigo, ho percepito subito la differenza: un ambiente più grande, internazionale, con un ritmo diverso. Ma questo non ha mai cancellato il legame con il luogo da cui provengo».

Un rapporto con Locarno che è merito della famiglia: «Mio padre, pur essendo svizzero francese, e mia madre, di origine tedesca, hanno sempre guardato al Cantone come a un punto di equilibrio. Benché oggi viviamo tutti “dispersi” tra Zurigo, Locarno, la Germania e gli Stati Uniti, il Ticino rimane il luogo di ritrovo, quello in cui si torna per le feste, per le vacanze, o solo per prendere fiato».

Lazaro ricorda poi i luoghi dove ha studiato e vissuto, tra Ascona e Verscio, frazione del Comune Terre di Pedemonte, più Losone (scuole medie) e Locarno (liceo). «Ho conosciuto questa particolare fetta del territorio da più angolazioni. È un contesto che ti forma senza che te ne accorga».

Non solo libri, ma anche sport

E se qualcuno fosse ancora convinto di trovarsi di fronte al classico caso di «topo da biblioteca», a questo punto dovrebbe ricredersi. Perché, oltre all’impegno sui libri, il giovane ha mille sorprese: ama esibirsi come comico con monologhi (in inglese) recitati in un locale della capitale economica svizzera e come modello «ma solo per gioco su Instagram, quando ero adolescente», dice scherzando mentre mostra uno scatto realizzato all’interno del Grand Hotel Locarno, all’epoca in cui versava in uno stato di abbandono.

E pure come sportivo. «Per il compleanno mi avevano regalato un volo in parapendio. Farsi catturare dal vento spiegando la vela da una montagna è stata un’esperienza incredibile. Al di là di questo, però, per anni ho praticato atletica nell’Unione sportiva Ascona, concentrandomi sul decathlon. Avrei continuato volentieri, perché mi sono impegnato per almeno una decina d’anni. Ma purtroppo è arrivata la pandemia e, in seguito, son dovuto partire per la scuola reclute. E così, piano piano, mi sono staccato dall’atmosfera del Lago Maggiore, tuttavia resta la mia vera “casa”».

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