Il bilancio

Il primo mese del numero 142: quattro telefonate al giorno

Il servizio di aiuto alle vittime ha raccolto le prime richieste: sono in particolare le donne a chiamare - Kim Savoy: «In questo momento il numero di chiamate rispecchia quanto era stato previsto con l’attivazione»
© CdT/ Chiara Zocchetti
Jenny Covelli
22.06.2026 06:00

«Il 142 crea un ponte, è uno spazio di ascolto in qualsiasi momento». Così, il 1. maggio, il numero unico di aiuto alle vittime di violenza era stato descritto dal direttore del DSS Raffaele De Rosa, in occasione della sua attivazione. Com’è andata finora? In un mese, il 142 in Ticino ha ricevuto 122 chiamate, con una media di 4 al giorno. Ottanta di queste telefonate sono arrivate in orario d’ufficio, quando dall’altra parte del telefono rispondono le operatrici del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati (LAV). Le restanti 42 – fuori orario – sono state gestite dal personale della Federazione cantonale Servizi Autoambulanze (FCTSA) appositamente formato.

Anche 8 situazioni di violenza sessuale

Delle 122 chiamate ricevute fino al 31 maggio, in 83 casi alla vittima è stata fornita «consulenza di base», ci spiega Kim Savoy, collaboratrice scientifica del Servizio LAV. Ovvero, sono state fornite informazioni in merito a una situazione di violenza ed è stato proposto un contatto con il servizio per un accompagnamento specializzato.

Il 142 è nato con l’obiettivo di raggiungere tutte le vittime. O, meglio, tutte le persone «lese nella loro integrità fisica, psichica o sessuale». Se 49 telefonate riguardavano un contesto di violenza domestica, in 8 casi si trattava di violenza sessuale (23 «altre forme», ad esempio tra vicini o sconosciuti, e 4 in un contesto non chiaro).

Gli operatori hanno anche fornito informazioni su altri servizi specializzati presenti sul territorio a persone che chiamano il 142 senza trovarsi in una situazione di violenza (sono le cosiddette «situazioni di triage»). In 6 casi, infine, si è reso necessario un «intervento di crisi»: sono stati attivati nell’immediato polizia o ambulanza (per 5 situazione si trattava di violenza).

Chiamano anche i testimoni

Possono chiamare il 142 anche persone vicine alle vittime, come familiari o testimoni, sempre con la garanzia di anonimato e discrezione. E il messaggio sembra sia passato. Delle 89 chiamate ricevute (tra «consulenza di base» e «intervento di crisi»), in 56 casi il numero è stato composto dalla vittima stessa. Venti altre chiamate sono arrivate da persone di fiducia (parenti, familiari, amici), in 11 casi la voce era quella di un professionista e ci sono stati anche 2 testimoni.

Tra le persone di fiducia si annoverano – in generale – anche i genitori nei casi di abuso sessuale su minore, perché è il genitore che chiama e sarà lui che avrà una prima consulenza con il servizio LAV e avrà diritto all’aiuto alle vittime. Inoltre, anche nelle situazioni di violenza domestica, chi ne è a conoscenza ha la possibilità di ricevere un primo consulto e chiedere consigli, per fornire il primo aiuto e aiutare la vittima a fare il primo passo per uscirne.

Un primo bilancio

Insomma, secondo Kim Savoy nel primo mese di vita del 142 non si registra un «boom» di chiamate. «In questo momento il numero di telefonate rispecchia quanto era stato previsto per l’implementazione di questo servizio, ossia un incremento da 1,8 fino a 3,5 chiamate giornaliere rispetto quelle registrate dal servizio LAV prima della disponibilità 24 ore su 24».

L’introduzione del numero unico di aiuto alle vittime di violenza è stata accompagnata da un’ampia campagna. «Sarà interessante vedere se sarà entrato nella quotidianità della popolazione» (come i numeri di emergenza a tre cifre) una volta che la sensibilizzazione scemerà, precisa l’operatrice del servizio LAV. Trattandosi di una nuova offerta, sarà fondamentale monitorare la situazione. E la Confederazione sta raccogliendo i dati di tutti i cantoni. Secondo le ricerche di SRF, nel primo mese circa 100 persone al giorno ha composto  il nuovo numero di assistenza per le vittime. L’80% delle chiamate provengono da donne e la maggior parte delle conversazioni avviene di giorno, soprattutto nel pomeriggio.

Un primo passo per spezzare la spirale di violenza

Il 142, lo ricordiamo, non è un numero di emergenza. Ma una «porta d’accesso» diretta e immediata per le persone che si trovano in una situazione di vulnerabilità o che hanno bisogno di protezione e aiuto. Consente di avere un primo contatto con il Servizio per l’aiuto alle vittime di reati, di ricevere consulenza e poi (se richiesto) l’accompagnamento della vittima in base a quello che vuole fare nella situazione di violenza», conclude Kim Savoy. Ricevere, insomma, delle informazioni o delle prime risposte. «Sicuramente aiuta il fatto che venga garantito l’anonimato e che, dopo il “pronto?” non vengano richiesti i dati personali. Questo facilita la costruzione di un rapporto di fiducia, senza il timore che parta automaticamente una procedura di aiuto o una denuncia». E proprio la garanzia dell’anonimato aiuta ad allontanare la vergogna: «Chiunque può essere vittima di violenza. Uomini, donne, minorenni. Violenza psicologica, fisica, sessuale. Trovare il coraggio di comporre il 142 può contribuire a spezzare quella spirale».