Scuola ticinese

Il PS è preoccupato per lo stallo sui livelli, ma per PLR e Centro la riforma è migliorabile

Dopo una lunga serie di audizioni, in Commissione formazione e cultura inizia lunedì la discussione politica sul superamento dell’attuale sistema alle Medie – I socialisti temono ritardi e invitano ad accelerare – Speziali: «Ma è meglio un progetto solido che un progetto in vigore da subito»
©Gabriele Putzu
Paolo Gianinazzi
06.11.2026 06:00

La discussione parlamentare sul tanto discusso superamento dei livelli alla Scuola Media è pronta a entrare nel vivo.

Dopo la sperimentazione sul campo, svoltasi in sei sedi tra il 2023 e il 2025, nel marzo di quest’anno il Consiglio di Stato ha presentato la sua «ricetta» (qui trovate il messaggio completo), in estrema sintesi basata sulla co-docenza. Dopodiché, il dossier è passato alla Commissione formazione e cultura che, in questi mesi, ha svolto una lunga serie di audizioni per ascoltare i pareri di tutti gli attori interessati. Un ciclo di audizioni che, come comunicato dalla stessa commissione, è terminato il 18 ottobre con un ultimo incontro con la responsabile del dossier, la direttrice del DECS, Marina Carobbio Guscetti.

E ora, appunto, chiusa questa fase, i deputati sono pronti a entrare nel vivo della discussione. Che però, come vedremo, almeno a questo stadio si preannuncia accesa, tra chi spinge per un’accelerata e si dice preoccupato per lo stallo (il PS), chi vuole prendersi il tempo per migliorare il progetto (PLR e Centro), chi è contrario da sempre (l’UDC) e chi, invece, non si è ancora pronunciato (Lega). Senza dimenticare che, sullo sfondo, c’è una tempistica abbastanza stretta, in particolare visto l’avvicinarsi delle elezioni, che sovente dilatano i tempi politici dei dossier. Il Governo vorrebbe infatti iniziare a estendere il superamento dei livelli già nell’anno 2027/2028, ossia far partire la riforma (cominciando da tre ulteriori istituti, oltre ai sei già coinvolti) a settembre del prossimo anno.

Le carte ci sono

Non è un caso, a questo proposito, che il PS negli scorsi giorni abbia pubblicamente manifestato la sua preoccupazione «per lo stallo della riforma in seno alla Commissione». Una preoccupazione, spiega raggiunta dal Corriere del Ticino la deputata socialista Tessa Prati (presidente della Commissione, ma che si esprime a nome del partito), dettata in particolare da «un aspetto oggettivo: le tempistiche, molto strette». Se si volesse partire a settembre 2027, infatti, «la commissione dovrebbe andare ora verso una posizione consolidata» e «portare in aula il dossier entro l’inizio del prossimo anno». Anche perché, aggiunge Prati, «dal nostro punto di vista, riteniamo che ci siano tutte le carte per andare avanti: la sperimentazione è stata positiva, i pareri raccolti nelle audizioni sono stati positivi, e il tema è molto sentito dai ragazzi stessi e dalle famiglie, in particolare poiché il superamento dei livelli permette di ridurre stress e ansia in classe». Insomma, «ci sono tutti i criteri per dire sì alla riforma». E a questo punto, «se qualcuno volesse qualcosa di diverso (ndr. rispetto alla proposta del Governo) dovrebbe indicarci le motivazioni concrete». Da questo punto di vista, Prati si dice aperta al confronto, ma ricorda «che il monitoraggio della riforma non è concluso e continuerà anche nei prossimi anni». Come dire: se fosse necessario fare dei ritocchi, si potrebbe farlo anche in futuro, senza bloccare ora la riforma.

Una formula per tutti

L’accelerata invocata dal PS, ad ogni modo, non è vista come una priorità dal PLR che, con il suo presidente, Alessandro Speziali, mette l’accento sulla necessità di migliorare il progetto del Governo. «Per noi il superamento dei livelli non è qualcosa che va preso così com’è, a priori. L’abbiamo sempre detto: vogliamo superare l’attuale sistema, che non funziona, ma non è sufficiente togliere i livelli e inserire la co-docenza per avere una riforma solida», afferma Speziali al Corriere del Ticino. Per i liberali radicali, il cambiamento andrebbe dunque «accompagnato da un miglioramento della formazione, soprattutto dal punto di vista dell’orientamento e della personalizzazione del percorso». Per il PLR, detto in poche parole, «lo scetticismo è grande sulla proposta del Governo così come formulata». E andrebbe dunque «trovata una formula per far sì che la riforma non serva unicamente a migliorare il clima in classe, bensì permetta al contempo anche di migliorare le competenze dei ragazzi». In questo senso, le piste percorribili secondo il PLR sono contenute anche nell’iniziativa da loro presentata nel 2024 che proponeva, tra varie misure, anche di ridurre il numero di ore settimanali a 30 ore per offrire nel pomeriggio proposte formative diversificate per valorizzare le competenze e le diverse potenzialità degli allievi. Detto in soldoni, dunque, per Speziali la riforma va migliorata. E, come detto, le tempistiche non sono una priorità: «Se c’è bisogno di prendersi tempo per migliorare la riforma lo faremo. Per noi è più importante una riforma solida che una riforma che rispetti le tempistiche indicate dal Governo».

Aspetti da approfondire

A ritenere necessari ulteriori approfondimenti, poi, è anche il Centro. Il deputato Alessio Ghisla, infatti, pur premettendo che la posizione del suo gruppo non è ancora definitiva, da noi raggiunto ha evidenziato alcuni pregi e alcune criticità del progetto: «Abbiamo avuto una lunga serie di audizioni, da cui sono emerse diverse cose interessanti, ma anche alcune criticità». Da una parte «accogliamo con piacere il fatto che dalla sperimentazione sia emerso un miglioramento del clima in classe. Dall’altra resta in particolare un nodo da sciogliere, ossia quello dei risultati scolastici degli allievi. Da subito avevamo chiesto di monitorare questo aspetto, ma non è stato fatto». E questo punto in particolare, aggiunge Ghisla, «va sviscerato prima di prendere una decisione definitiva, perché da una parte non vorremmo frenare gli allievi che intendono proseguire gli studi, ma dall’altra non si vuole mettere in difficoltà chi fa più fatica». Occorre dunque trovare il giusto equilibrio «per stimolare i più ‘bravi’ e accompagnare i più ‘fragili’».

A destra del Parlamento

A destra del Parlamento, poi, è già chiara la posizione dell’UDC, da sempre contraria alla riforma. Resta invece da capire quale posizione prenderà la Lega dei ticinesi, che ha sostenuto (a larga maggioranza) la sperimentazione, ma non si è ancora espressa sulla sua «generalizzazione» al resto della scuola. La deputata Maruska Ortelli, da noi raggiunta, spiega infatti che il gruppo leghista «deve ancora parlarne al suo interno» prima di prendere posizione.

Insomma, viste le posizioni del centro e centro-destra, prima di andare in aula il dossier, dopo una lunga serie di audizioni, sembra indirizzato verso una lunga serie di riunioni commissionali sul merito della riforma. Proprio lunedì è agendata la prima riunione della «formazione e cultura» dove, come detto, si entrerà nel vivo della questione.

Correlati