L'intervento

«In Ticino ci sono tutte le risorse per una capitale culturale svizzera»

Tony Burgener, vicepresidente dell’associazione che in giugno assegnerà lo scettro di regina nazionale della cultura per il 2030 si esprime sulle candidature di Lugano (con Locarno e Mendrisio) e Bellinzona - «Saremmo stati delusi se dalla Svizzera italiana non fossero giunte proposte»
Lugano ha presentato la candidatura insieme a Locarno e a Mendrisio. © CdT/Gabriele Putzu
Andrea Bertagni
Andrea Bertagni
19.01.2026 06:00

«Il Ticino ha tutti gli ingredienti necessari per portare a termine un progetto come quello della capitale svizzera della cultura». Tony Burgener, vicepresidente dell’associazione che organizza la manifestazione per la quale si sono candidate quattro città svizzere, Aarau, Bellinzona, Lugano (con Locarno e Mendrisio) e Thun, non entra nel merito delle candidature che aspirano a diventare capitali culturali del Paese nel 2030 – il vincitore sarà annunciato nel mese di giugno 2026 da una giuria indipendente di esperti – ma commenta comunque lo stesso la partecipazione, per certi versi inusuale, perché abbondante arrivata dalla Svizzera italiana. «Il vostro cantone – aggiunge Burgener – ha infatti le risorse, il know-how e la conoscenza dei progetti complessi, indispensabili per elaborare una candidatura come quella per diventare capitale culturale del Paese nel 2030».

Tutto questo non porterà ovviamente a una decisione scontata e dunque favorevole al Ticino. Ma è indubbio che il sud delle Alpi abbia partecipato quasi in massa al concorso, offrendo la disponibilità di quasi tutte le cittadine ticinesi, che alla fine sono quasi in concorrenza tra loro. Una partecipazione in massa che probabilmente ha un motivo. O forse più di uno. «Il Ticino – annota Burgener - è spesso sottorappresentato nei grandi eventi nazionali. Il nostro progetto, il cui obiettivo dichiarato fin dall’inizio è quello di essere nazionale, mira a offrire una nuova piattaforma a tutte le regioni. Il Ticino ha una cultura molto vivace che cerca di creare legami con il resto della Svizzera e le regioni vicine e il nostro progetto rende possibile questo obiettivo».

Sottorappresentanza e desiderio di allacciarsi al resto del Paese e alle regioni vicine. Sono insomma queste, secondo il vicepresidente dell’Associazione nazionale Capitale Culturale Svizzera (CCS) le ragioni dietro alle quali dal sud delle Alpi sono arrivate così tante candidature. Tutte proposte, comprese quelle di Thun e Aarau, il cui sviluppo è stato seguito «da vicino» dall’associazione, che ha constatato come ciascuna «si è impegnata a fondo, coinvolgendo le reti culturali locali e cercando di ottenere una partecipazione culturale il più ampia possibile, già in questa fase», precisa il suo vicepresidente. Che prima di illustrare i molteplici vantaggi di diventare capitale culturale del Paese si sofferma ancora sulle candidature provenienti dal Ticino. «Saremmo stati molto delusi se non ci fossero state candidature dalla Svizzera italiana, e siamo lieti di averne due - afferma -. Inoltre, il Ticino conosce bene il concetto, non solo grazie alle Capitali europee della cultura che sono state per noi un punto di riferimento, ma anche grazie alle capitali della cultura italiane, che riscuotono un grande successo e suscitano un interesse impressionante ad ogni edizione».

Successo e interesse che Burgener è convinto ci saranno anche in Svizzera. «Nel breve termine essere la capitale svizzera della cultura – spiega - offre maggiore visibilità alle città partecipanti, favorisce gli scambi culturali e stimola l’economia locale. Nel lungo termine, contribuisce invece a rafforzare l’identità culturale di ogni regione, incoraggia la creazione artistica e permette di tessere legami duraturi tra le diverse comunità». Ma non è tutto.

Il dopo La Chaux-de-Fonds

Trattandosi di un’iniziativa regolare, che ogni tre anni propone un palcoscenico aperto a tutto il Paese, permette anche «un’occasione di scambio su scala nazionale che, in futuro, potrà favorire la nascita di reti e proposte trasversali, anche in collegamento con le iniziative dei Paesi vicini». Insomma, prosegue, questo progetto «è un’opportunità unica per valorizzare la ricchezza culturale delle nostre regioni e incoraggiare un dialogo interculturale arricchente». Tutto questo, tenendo presente che prima del 2030 toccherà a La Chaux-de-Fonds rompere il ghiaccio nel 2027. Una città definita ideale per aprire le danze e dimostrare il potenziale dell’iniziativa. «Per le sue dimensioni, la sua offerta culturale esistente, la sua immagine da migliorare e i suoi diversi progetti di sviluppo urbano, La Chaux-de-Fonds - evidenzia Burgener - rappresenta un jackpot per noi». L’anno culturale nella cittadina neocastellana è sostenuto da istituzioni locali, associazioni e operatori culturali del territorio, ed è arricchito da progetti nazionali e internazionali che coprono tutte le discipline culturali, dalla musica alla danza e al teatro, dalle arti visive al cinema e alla fotografia.

In questo articolo:
Correlati
Como e Varese sostengono Lugano capitale culturale
La candidatura della Città formulata insieme a Locarno e a Mendrisio per diventare nel 2030 l’epicentro della cultura svizzera ha incassato l’inaspettato appoggio delle cittadine italiane di confine – Badaracco: «Si tratta di un valore aggiunto fondamentale»
Lugano svela le sue carte per diventare capitale culturale
Inoltrata insieme a Locarno e Mendrisio la candidatura prevede un investimento complessivo di oltre 11 milioni – Al Consiglio comunale chiesto un credito di 1,5 milioni, gli altri fondi sono garantiti da enti pubblici e privati – Cinque le iniziative faro riunite sotto il motto «La Svizzera vista da sud»